Cacciatori di esempi: ritrovare ciò che conta davvero
Fin da quando nasciamo siamo «cacciatori di esempi» in continua ricerca di qualcuno che prendendoci per mano ci guidi nel trovare la nostra strada.
Il primo esempio che si segue ovviamente è quello dei nostri genitori, che ci accompagna fino a una certa età. Man mano che cresciamo, affacciandoci sempre di più sul mondo esterno, questa «caccia» ci porta alla scoperta di altri esempi da seguire, spesso sono personaggi pubblici, cantanti, politici o influencer.
Nella società in cui viviamo oggi, infatti, veniamo indotti a un pensiero sbagliato riguardo a ciò che davvero dovrebbe contare nella nostra vita proprio da quei personaggi di rilievo pubblico. Il primo nemico che si incontra guardando ai vertici della società sono i soldi, di conseguenza ad essi si legano beni materiali e diventa fondamentale l’apparenza. Il pericolo che sorge con questi input diventa la convinzione che ciò che conta davvero è qualcosa di esterno al nostro essere.
Quando ero un bambino non ci pensavo neanche a cosa contava per me, con il passare del tempo ho iniziato a formarmi e a generare una mia idea di giusto e sbagliato. Ho iniziato a seguire gli altri che mi sembrava sempre avessero qualcosa in più di me, dato che, in un mondo di Nike e altre grandi marche, io vestivo con abiti sistemati da mia nonna. Gli altri si vestivano così, sentivo che dovevo omologarmi per riuscire a integrarmi meglio.
Forse davvero le cose che contavano per me erano poche: vestiti e ragazze. Essere uno «figo», un protagonista ganzo di una delle serie o film che guardavo: questo mio personaggio sembrava funzionare e ha iniziato a diventare parte di me. Non era più “ciò che contava per me”, ma ciò che contava per il mio personaggio. Far vedere un nuovo abito firmato, a passeggio con una bella ragazza, che mi facesse apparire… spesso mi tornava in mente una frase: «i soldi, una donna, il potere affascinano e seducono come fossero una poesia». Io non ho mai voluto essere famoso o visto, volevo solo integrarmi e quel personaggio, per cui contava l’apparire, sembrava darmene il modo.
Con le mie consapevolezze odierne sto ritrovando me stesso e le cose che contano davvero. Ho ricominciato ad andare a scuola e mi guardo intorno. Il mio professore di lettere di recente ci ha dato un compito in classe: scrivere su un foglio cosa avremmo fatto o cosa avremmo cambiato nella nostra vita nel caso in cui il mondo avesse cessato di esistere in un anno, un mese, o addirittura il giorno stesso. Ho trovato molta superficialità ascoltando gli scritti di alcuni dei miei compagni di classe e vedo che tutto quello che ho vissuto io lo stanno, purtroppo, vivendo in tanti. Ragazzi e ragazze che sentendosi inadeguati faticano ad accettarsi, e che in questa «frustrazione» si lanciano nell’imitazione spontanea e spesso volontaria di quei personaggi, considerandoli «persone che ce l’hanno fatta».
Io non cambierei nulla della mia vita.
Vorrei quasi urlare cosa conta veramente per me: riuscire a notare ancora di più la felicità che sovente si nasconde proprio nelle piccole cose, spesso impercettibili.
Quella che non dipende dal fuori, quella che cresce nel cuore un passo alla volta.
Tutto è cominciato con il mio cammino per ritrovarmi, è cominciato in comunità più di un anno fa: passi avanti ogni giorno per trovare quella serenità in me che mi parla di famiglia, di salute (rispetto per me stesso).
Quella serenità che, ritrovata nel mio essere me stesso, mi porterà certamente a fare delle buone scelte nella vita.
– Giordano Baldi e Martino De Laude
“Io non cambierei nulla della mia vita. Vorrei quasi urlare cosa conta veramente per me: riuscire a notare ancora di più la felicità che sovente si nasconde proprio nelle piccole cose, spesso impercettibili.
Quella che non dipende dal fuori, quella che cresce nel cuore un passo alla volta.“