Nuovi cittadini – Intervista a Zohran Mamdani: “Io, sindaco di New York, vi dico cosa farò”

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Zohran Mamdani, 34 anni, nuovo sindaco di New York, propone un socialismo municipale: affitti bloccati, sanità infantile gratuita, salari a 30 dollari e tasse ai super-ricchi.
Una foto di Zohran Mamdani, sindaco-eletto di New York, entrerà in carica il 1º gennaio 2026.

La sfida impossibile: rendere New York una città per tutti

New York. Manca ancora un modello americano per un socialismo municipale nelle mega-città del XXI secolo. Ma spunta Zohran Mamdani, 34 anni, socialista-democratico, indo-americano, musulmano, ex-rapper, 111° sindaco di New York, in carica dal 2026 al 2030. «Affordable New York» (la città che puoi permetterti) è stata la sua formula vincente. Un programma shock contro i prezzi alti e la città per soli ricchi: bloccare gli affitti di due milioni di inquilini delle case del Comune e costruire 200mila alloggi popolari, liberare i genitori dalle ansie finanziarie per pagare medici e farmaci per i bambini, aumentare i salari a trenta dollari l’ora, combattere il caro prezzi del cibo con supermercati di proprietà comunale.

Sono passate tre settimane dalla sua vittoria, allo shock è subentrata l’attesa di 8 milioni di abitanti in una città con grande ricchezza e diffusa povertà, conflitti etnici, tolleranza, settarismo, creatività, innovazione e immobilismo. Oltre un milione di famiglie ha serissime difficoltà ad arrivare alla fine del mese, ad assicurarsi un tetto sopra la testa e un pasto caldo in giornata. Sono 349mila i milionari, tra cui 129 miliardari. Chi paga le riforme radicali? Il neo-sindaco nato a Kampala, in Uganda, dovrà aumentare le tasse locali e statali per i super–ricchi, i privati e le aziende per finanziare interventi pubblici massicci.

Abbiamo incontrato Mamdani, per la prima volta, nell’anticamera dello studio televisivo di Bill Ritter, collega di «WABC Eyewitness news», stazione televisiva più seguita in città, al numero 7 di Hudson Street. È la prima intervista in Tv post elezioni per questo ragazzone, cittadino americano dal 2018, con una barba nera da cui spunta una corona di denti che incorniciano un bel sorriso, aperto. Domandiamo al volo mentre si prepara: che cosa lo ispira? Mamdani, in camicia bianca e pantaloni neri risponde: «In un’epoca di oscurità, New York può essere la luce. E possiamo dimostrare una volta per tutte che la politica che pratichiamo non deve essere né basata sulla paura, né sulla mediocrità. Che potere e principi non devono necessariamente essere in conflitto. Perché useremo il nostro potere per trasformare ciò che è basato sui principi, in ciò che è possibile».

Nella Grande Mela con le luminarie di Natale già accese molti sono al lavoro per non disperdere il barlume di speranza rappresentato dal sindaco più giovane degli ultimi 100 anni, che ha messo al sicuro il 51 per cento dei voti elettorali. Chi non l’ha votato sostiene che il suo programma massimalista e populista è impossibile. Il Comune ha già un «buco» di bilancio di 12 miliardi di dollari. Forse è davvero impossibile, ma i newyorchesi hanno capito il senso del suo messaggio perché va nella direzione di soddisfare le vere priorità delle persone: le diseguaglianze sociali, il precariato giovanile, il senso di insicurezza personale, il carovita.

Alla ricerca di una testimonianza diretta sul primo cittadino, l’abbiamo poi rivisto da vicino una domenica, alla Union Grove Missionary Baptist Church all’876 di Home Street nel Bronx, ospiti del reverendo Jeremiah Crawford. Qui si svolge uno dei primi raduni post-elezioni. L’abbiamo infine sfiorato, casualmente, al tavolo di «Zyara», il suo ristorante preferito, halal, al 25-53 di Steinway Street nel quartiere di Astoria, dove abita. Mamdani, alla Union Grove Missionary Baptist Church, ci lancia segnali rassicuranti, pacificatori dopo lo scontro politico: «New York è la città più ricca del Paese, del mondo, piena di disuguaglianze, ma anche di vita e possibilità: andiamo a governare facendo di più per i suoi cittadini e la loro vita quotidiana».

Il Presidente Trump ama i vincitori e alla Casa Bianca, per ora, ha lodato Mamdani («sarà un buon sindaco»). Un mese prima lo aveva definito «un comunista» che avrebbe dovuto essere arrestato.

Nuovi cittadini – Gran parte degli elettori di Mamdani ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni: hanno votato per la prima volta, sono nuovi cittadini con origini familiari dell’Asia meridionale, Filippine e Africa occidentale, un’alleanza sociale ed etnica di giovani che è subentrata alle roccaforti proletarie italiane, ebraiche e irlandesi. Ormai a New York solo un abitante su tre è di origini europee. Registriamo Mamdani che si rivolge a loro: «Terrò sempre aperto un canale con voi. Anche quando mi contesterete, non sarete d’accordo con quello che faccio. Il diritto di parlare al potere senza paura è l’essenza della democrazia. Ho un piano di fattibilità per quello che prometto, e nei giorni scorsi ho già messo in piedi una squadra di professionisti. Mi ispiro a uno dei miei predecessori, l’italo-americano Fiorello La Guardia, che costruì fogne, ponti, strade, scuole. Era repubblicano ma diceva di essere il “socialista delle fogne».

Gentilezza – Il linguaggio di Mamdani è segnato dalla gentilezza: «Penso che non ci siano limiti alle possibilità che può offrire una politica che parla con calma direttamente ai cittadini». Secondo lui nella metropoli ci si ammazza troppo di lavoro, bisogna anche avere la possibilità di vivere e divertirsi. Con piacere constatiamo che dopo la vittoria non si dedica allo sport preferito di molti politici, cioè contestare e insultare. È svelto con le parole. Evita ogni provocazione e ritira quelle del suo passato. È auto-ironico. Qualcuno gli chiede: che libro stai leggendo? Risposta: «Il libro è Can Socialists Be Happy? (I socialisti possono essere felici?, George Orwell)».

Curare gratis i bambini – A quelli del Bronx dice: «Abbiamo un percorso per rendere gratis la cura dei bambini da sei mesi a cinque anni. Si può fare. Molte persone spendono cifre enormi, un costo medio annuo di 26.000 dollari per l’assistenza in centri specializzati e non riescono a farcela, ma non hanno scelta. Vogliamo creare nidi gratuiti, sostegno ai bambini con disabilità, asili accoglienti e verdi, medicine e vaccinazioni gratuite». Mamdani specifica: «La città si spegne se non riesci a trattenere le famiglie con bambini sani».

Prevenzione criminiZohran Mamdani è anche responsabile delle forze di polizia di New York, un esercito di 50mila unità. Non ha mai sottovalutato i timori, molto diffusi, per la sicurezza dei suoi concittadini. Si è impegnato con più di un miliardo di dollari all’anno per «sgravare gli agenti, con l’aiuto di medici, dalla gestione di episodi legati innanzitutto al soccorso delle persone in difficoltà perché tossicodipendenti o senzatetto, creando un dipartimento per la sicurezza sulla salute mentale e le violenze di genere; la prevenzione della violenza armata». Per ora si è limitato a confermare la comandante operativa della polizia, nominata dal suo predecessore.

Affitti bloccati – «Do not forget. Freeze the… rent» (non dimenticarti di congelare gli affitti) gridano dalla platea della Union Grove Missionary Baptist Church. È un’ondata di entusiasmo, non sentiamo più nulla. Gli chiedono di mantenere le promesse, di produrre una qualità di governo all’altezza delle aspettative e di smentire chi sostiene che i primi a scaricarlo saranno i suoi elettori insoddisfatti. Mamdani alza la voce, sentiamo noi che siamo finiti nelle ultime file: «Manterremo le promesse: ripeto che noi congeleremo gli affitti dei duecentomila appartamenti pubblici di proprietà del Comune di New York. Costruiremo case popolari a basso prezzo per i giovani, ovunque è possibile». Qualche idea lui ce l’ha. «Costruire sopra edifici a un piano, sopra fabbriche che si trovano ai margini di zone residenziali, creando nuove zone miste con aree residenziali da un lato e dall’altro edifici con un piano terra adibito a laboratorio e sopra ad abitazioni».

– Zohram Mamdani

“In un’epoca di oscurità, New York può essere la luce. E possiamo dimostrare una volta per tutte che la politica che pratichiamo non deve essere né basata sulla paura, né sulla mediocrità.

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