Il futuro dell’informazione tra comunità, qualità e Intelligenza Artificiale
Luciano Fontana è un giornalista italiano, direttore del Corriere della Sera. Entrato al giornale negli anni Ottanta, ha ricoperto nel tempo ruoli di primo piano come inviato, caporedattore centrale e vicedirettore. Esperto di politica italiana e internazionale, ha seguito da vicino i principali avvenimenti istituzionali e diplomatici degli ultimi decenni. Dal 2015 guida il quotidiano di via Solferino, coniugando attenzione all’informazione tradizionale e sviluppo delle nuove piattaforme digitali.
Come immagina il giornale nel 2035? I giornali di carta sono stati una meravigliosa invenzione del Seicento, come l’orologio a pendolo e il clavicembalo. Come stanno cambiando nel XXI secolo nell’era dell’Intelligenza Artificiale?
«Sempre più spesso ascoltiamo previsioni catastrofiche sulla fine del giornalismo d’informazione. Sono state ipotizzate anche date precise (alcune già passate) sull’ultima copia di un giornale di carta venduto in edicola. Credo, invece, che la prospettiva debba cambiare: non c’è dubbio che i meravigliosi quotidiani di carta stiano declinando anno dopo anno. Ma il punto vero è come rafforzare il giornalismo di qualità in un mondo in cui le informazioni ci arrivano da migliaia di punti diversi. Le notizie saranno sempre più a rischio di parzialità o di falsità: questa deriva va combattuta con un sistema d’informazione in cui il giornale di carta ti darà la selezione e la gerarchia della giornata, in cui le piattaforme digitali saranno costruite con le stesse regole di oggettività e in cui i tantissimi altri mezzi di distribuzione (newsletter, video, social, eventi digitali, serie educative) soddisferanno tutti i bisogni personali d’informazione. I lettori, in qualsiasi piattaforma vogliano leggerci, hanno gli stessi diritti. E hanno diritto a un utilizzo molto attento dell’Intelligenza Artificiale che potrà fornire strumenti formidabili per aiutare il lavoro di scavo, di confezione e di ricerca del giornalista. Ma non potrà mai sostituire le competenze e l’originalità di un professionista».
Il desiderio di informarsi non si è spento e non si spegnerà nel futuro: vede altre strade nuove l’opportunità di creare comunità di lettori e nuove forme di giornalismo?
«Credo che le testate giornalistiche debbano diventare sempre più comunità di persone che leggono, seguono, partecipano, interagiscono e si aggregano intorno ai progetti che saremo in grado di costruire, allargando l’orizzonte a bisogni e interessi (un esempio sono certamente il volontariato e il terzo settore) troppo spesso trascurati».
Come possiamo creare un ponte generazionale per insegnare alle nuove generazioni un’informazione consapevole?
«I giornali debbono attrezzarsi anche attraverso nuove e giovani professionalità, per adeguarsi alle esigenze e alle modalità d’informazione di una generazione che altrimenti ci abbandonerà per sempre. Debbono saper stare sui social con format adeguati e comprensibili, debbono conoscere le forme d’interazione e i bisogni. Servono progetti nelle scuole e nelle associazioni. Non si deve rinunciare però ai propri valori, cercando di “scimmiottare” linguaggi che non ci appartengono. Ci sarà un momento nella crescita personale di tutti in cui il bisogno di avere a disposizione un’agenda informativa della giornata, preparata da qualcuno di cui ti fidi, si presenterà con forza. Se hai saputo dare fiducia e farti apprezzare, quel “qualcuno” potrà essere il tuo giornale».
I giovani di oggi hanno a disposizione numerose fonti di informazione, non sempre attendibili. Che cosa direbbe a un giovane che le chiede perché l’informazione sia necessaria?
«Perché senza informazione non puoi conoscere il mondo, non puoi viverlo. Perché l’informazione è alla base delle scelte che quotidianamente dobbiamo compiere. Perché serve alla propria crescita personale e a quella della società. Perché i cittadini informati sono liberi, sanno prendere le decisioni giuste in politica, in economia e nel proprio lavoro».
Secondo lei che cosa e come leggeranno le nuove generazioni tra 10 anni?
«Penso che saranno sempre più cittadini del mondo e che l’informazione internazionale avrà un peso importante. E alterneranno un’informazione rapida e visuale a letture più approfondite, soprattutto per gli argomenti legati ai loro interessi».
I ragazzi del Bullone hanno portato come riflessione l’importanza dei maestri di vita. Nella sua professione, chi l’ha ispirata e guidata? Che cosa direbbe a un ragazzo che cerca una guida?
«Devo la mia formazione culturale a un grande professore di linguistica, Tullio De Mauro, che mi ha seguito per tutta la vita: un intellettuale vero, indipendente e libero. Nella professione ho sempre ammirato la scrittura breve, limpida, senza giri di parole di Indro Montanelli: sempre al servizio dei lettori e molto disponibile anche verso i giovani giornalisti in formazione».
La parola che più associamo all’informazione è «cambiamento». Quali politiche e strategie possiamo mettere in atto per «salvare» l’informazione?
«L’informazione deve essere salvata soprattutto dalla spinta a renderla banale. Un articolo frutto di lavoro, riscontri, impegno sul campo, non può essere messo alla pari con la battuta dell’influencer di turno. I giornalisti debbono poi essere aperti a tutte le opportunità dell’innovazione tecnologica: ci sono rischi, ma possono arrivare occasioni formidabili per sviluppare il giornalismo di qualità. “Salvare” è troppo poco, l’informazione di qualità va fatta crescere e rivendicata con coraggio».
– Luciano Fontana
«Perché senza informazione non puoi conoscere il mondo, non puoi viverlo. Perché l’informazione è alla base delle scelte che quotidianamente dobbiamo compiere. Perché serve alla propria crescita personale e a quella della società. Perché i cittadini informati sono liberi, sanno prendere le decisioni giuste in politica, in economia e nel proprio lavoro».