Riscatto – Dobbiamo lasciare i dogmi e abbassare il tiro

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Arianna descrive il riscatto filosofico come un processo che libera l’uomo dalle illusioni, trasforma ferite in cicatrici condivise e genera crescita personale e collettiva.
"Lasciare andare i miei dogmi, ciò che esigevo da me stessa, abbassare un po’ il tiro e semplicemente ricominciare a respirare, senza schemi. Il riscatto è anche questo". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Riscatto filosofico: il viaggio interiore che trasforma le cicatrici in nuova vita

Riscattarsi. Riconoscersi riflessi in un altro volto e avvertire finalmente un senso. Si è cercato a lungo, è stato perso, strappato da qualcuno, o forse da noi stessi. Questo ha poca importanza. Sentire forte la dignità dell’esistere. Fa effetto, mai un senso simile che bruciasse così, fra le viscere. Scotta, il riscatto non è semplice. È come un serpente che avvolge e nel mentre sibila: «Sei sicuro che io debba stare qui? Con te? Mi meriti davvero?».

Dare un senso al qui e ora. Definisco riscatto ciò che propriamente si inscrive, nel mondo della filosofia, come «riscatto filosofico»: è quel processo che priva l’uomo di tutte le illusioni, dogmi; sradica da tutte le sofferenze che, solitamente, restano avvinghiate e non si staccano più. È difficile estirpare ciò che si insinua in profondità. Con tale processo, si scivola al di fuori di ciò che non ci è congeniale, ci si disfà e ci si riscrive nuovamente, si riprende un nuovo ciclo, a partire da tutto ciò che ci circonda.

Il respiro si alleggerisce, la mente si sgombra, i sensi di colpa si dissolvono. Si impara nuovamente a circondarsi di nuovi qui e nuovi ora. Si riprende ciò che si era tanto immaginato e mai realizzato. Faccio riferimento a una rivoluzione silenziosa e mai aggressiva, silente ma con una forza improvvisa. Tale riscatto fa sì che un uomo possa ricucire tutte le ferite e rendere meraviglioso tutto ciò che si fa cicatrice: è un punto di partenza, è un nuovo modo di vivere le sconfitte.

Una cicatrice che da grande si fa più piccola e diventa sempre meno arrossata, i suoi lembi sembrano riavvicinarsi e riunire due parti precedentemente lacerate. Ciò che prima era sinonimo di fine, ora fa riferimento a un nuovo inizio, un mondo che si può ricostruire con pazienza e dovuti modi, per evitare che la ferita bruci ulteriormente e si strappi.

Ogni riscatto nasce in modo differente: c’è chi necessita di carezze, chi ricerca solo presenza, chi ancora vuole solo silenzio e poi c’è chi, in tale ricerca, si blocca e finisce incagliato. È un processo e un percorso individuale, ma al contempo si nutre di collettività, di gruppo, di famiglia, di mondi collegati che si ricercano. Credo fermamente che generi cambiamento sia individuale che collettivo: l’uomo che lo vive cambia, si fa più grande, oppure cambia tonalità o modo di viversi e offrire al mondo. Esso genera cambiamento anche nel mondo che abita, nel suo ambiente, nel suo esserci.

Le cicatrici perciò diventano condivise da un gruppo e assumono un significato diverso. Si guarda la struttura che hanno, la tonalità più chiara o la forma che ora è cambiata. È come portare uno zaino lungo una strada in salita e a metà del percorso ricevere supporto da un passante: quel passante cambierà il resto del nostro viaggio. Si tratta non di uno specifico punto da raggiungere, non è una conquista, non è una preda da catturare: è un modo di abitare il mondo, un modo anche per perdonarsi e imparare ad essere più indulgenti con sé stessi.

Per me è stato così. Lasciare andare i miei dogmi, ciò che esigevo da me stessa, abbassare un po’ il tiro e semplicemente ricominciare a respirare, senza schemi. Il riscatto è anche questo. Dalla filosofia, appunto, il riscatto è considerato come strumento per dare senso al caos del presente, offrendo nuovi punti di vista e nuovi modi di vivere mediante una libertà interiore e una crescita personale, superando la cosiddetta «superficialità moderna».

– Arianna Morelli

“Definisco riscatto ciò che propriamente si inscrive, nel mondo della filosofia, come «riscatto filosofico»: è quel processo che priva l’uomo di tutte le illusioni, dogmi; sradica da tutte le sofferenze che, solitamente, restano avvinghiate e non si staccano più. È difficile estirpare ciò che si insinua in profondità. Con tale processo, si scivola al di fuori di ciò che non ci è congeniale, ci si disfà e ci si riscrive nuovamente, si riprende un nuovo ciclo, a partire da tutto ciò che ci circonda.”

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