Viaggio – Io, in Giappone per tre mesi, disegnando con spontaneità

Tre mesi in Giappone hanno permesso a Giorgio di allontanarsi dal passato, liberare la mente dai pensieri inutili, vivere spontaneamente e riscoprire creatività e autenticità artistica.
llustrazione di Giorgio Maria Romanelli realizzata durante il viaggio in Giappone.

Un B.Liver in Estremo Oriente per conoscere gli altri popoli

Nel periodo tra ottobre e gennaio ho finalmente realizzato un’esperienza di cui sentivo la mancanza: vivere all’estero.

In Giappone ero già stato in vacanza e quella volta non disegnai, ma al ritorno mi accorsi di aver interiorizzato la quiete e la sintesi dello stile di vita giapponese, e di conseguenza le mie tavole artistiche erano diventate più semplici, semplici nel manga è sinonimo di «migliori».

Dunque ci torno, questa volta per tre mesi, senza nessuna preparazione, con un semplice visto turistico. I soldi per l’intero periodo non li avevo, così il primo mese l’ho vissuto prestando lavoro di volontariato in una farm ecosostenibile, trovata tramite il sito WWOOOF Japan. Lavorando per 6/8 ore al giorno ricevevo in cambio vitto e alloggio. Quel periodo è stato molto stancante, perché appena finivo di lavorare nell’azienda agricola tornavo a casa per dedicarmi al disegno. Ho una nuova pubblicazione a cui sto lavorando e dovevo assolutamente portarla avanti, così finivo tutte le notti con l’addormentarmi sopra i miei fogli da disegno.

Successivamente, per dedicarmi con più professionalità al mio lavoro, ho lasciato la campagna e mi sono trasferito in città per i due mesi successivi, vivendo in ostello, in camerata condivisa.

Nonostante la gratitudine sia stata sempre presente, l’esperienza ha avuto due diverse fasi emotive. La prima è quella dove cercavo al di fuori. Quando ero in natura cercavo la città, quando ero in città cercavo la natura, il mio cervello continuava a cercare nuovi amici, ragazze, artisti, continuava a cercare qualcosa che non c’era. La seconda parte è arrivata quando semplicemente mi sono arreso a questa ricerca, e mi sono successe delle esperienze incredibili, non quelle che cercavo, ma quelle di cui avevo bisogno.

Credo che la chiave di questo lasciar andare sia stata la consapevolezza di trovarmi in una condizione fortunata e irripetibile: non volevo assolutamente sprecarla. Non passavo più di 15 minuti al giorno sui social network, andare in Giappone passando il tempo al telefono era come buttare via l’esperienza.

E ora mi viene da pensare, non è forse lo stesso qui in Italia? Ogni momento che viviamo è unico e irripetibile, non voglio assolutamente sprecarlo! Mi è sembrato che, oltre al telefono, sprecassi un sacco di tempo pensando. Mentre mangiavo pensavo, e i pensieri si mangiavano il mio riso! Mentre disegnavo pensavo, e i pensieri disegnavano le mie tavole! Ed erano pensieri inutili, proiezioni, ipotesi, futuri casuali… Liberata la mente, ho vissuto di sensazioni.

Un'illustrazione realizzata in Giappone da Giorgio Maria Romanelli.
Un’illustrazione realizzata in Giappone da Giorgio Maria Romanelli.

Durante la permanenza sono stato principalmente in Hokkaido, tra Niseko, Asahikawa e Sapporo, assistendo al rosso delle foreste e al silenzioso suono delle città, che vengono incredibilmente ricoperti da metri e metri di neve.

In Giappone si possono trovare persone che si addormentano in metro o in treno perché stanche, persone che gioiscono, che fanno smorfie o che non ti calcolano, sono persone che si comportano in maniera spontanea. Questo è ciò che ho notato. Così anch’io, piano piano, ho imparato ad essere spontaneo.

Uno dei grandi vantaggi di vivere all’estero è che ti allontani dalla tua rete sociale, il tuo passato si alleggerisce fino a scomparire e nessuno ti giudica per quello che eri, così hai la libertà di far fiorire quello che sei. Quest’aria fresca di spontaneità si è riflessa nel mio modo di disegnare.

Cos’è lo stile di un artista? Ora l’ho capito. Lo stile di ogni artista è essere semplicemente sé stessi, disegnare non pensando di voler produrre qualcosa di bello, perché il nostro concetto di bello deriva dall’osservazione di qualche altra forma d’arte esterna che consideriamo bella e dalla voglia di emularla. Allontanandomi da quest’ambizione, ho cominciato a disegnare spostando il punto di vista: l’opera non sarà bella se risulterà bella, ma sarà bella se sarà spontanea. Questa direzione è sicuramente più divertente.

Mi sono sempre stupito di come, leggendo le interviste dei mangaka, pareva che loro riuscissero a disegnare letteralmente tutto il giorno sfornando una quantità di tavole incredibili. Mi piace riassumere questa determinazione come «la volontà del fuoco», termine che rubo da Naruto di Sensei Kishimoto. Durante questi mesi sono stato testimone di questa ferrea volontà.

Ogni giorno andavo a disegnare in spazi comuni, come nella hall dell’ostello o in biblioteca, e tutte le persone attorno a me, che stavano studiando o lavorando, erano veramente concentrate sul momento, senza distrazioni riuscivano a stare sedute per otto, dieci, dodici ore, e ogni volta che mi capitava di interagirci, mi regalavano un sorriso.

Le persone che ho conosciuto mi hanno raccontato che tendono a riempire le loro giornate incastrando più lavori e dedicandosi a diversi hobby, lasciando così pochi momenti al «tempo libero». Ma la verità è che non considerano la divisione tra occupazione e tempo libero, cercano di essere genuini e di donare al presente l’importanza che merita.

Tra tavole, scimmie, vulcani, serate e cemento, tre mesi… sono passati veramente in fretta, ora voglio godermi l’Italia facendo bruciare la mia volontà… e la prossima volta vorrei allungare la permanenza!

– Giorgio Maria Romanelli

“Lo stile di ogni artista è essere semplicemente sé stessi, disegnare non pensando di voler produrre qualcosa di bello… Allontanandomi da quest’ambizione, ho cominciato a disegnare spostando il punto di vista: l’opera non sarà bella se risulterà bella, ma sarà bella se risulterà spontanea.”

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