Riscatto interiore
Il riscatto per me è sicuramente la capacità di riappropriarmi di quello che ho perso negli anni passati, spesso senza rendermene conto. Vengo da una storia tortuosa, fatta di compromessi silenziosi e di rinunce che ho scambiato per normalità. Una storia in cui rispettarmi è sempre stato complicato, quasi innaturale. Ho imparato presto a mettere da parte me stessa, ad adattarmi, a sopravvivere più che a vivere. Ho visitato luoghi oscuri dove non batte il sole, per poi capire che per uscirne dovevo generarne uno io stessa. Ho deciso di chiedere aiuto, capacitandomi ben presto che rimanere orgogliosa non avrebbe portato a niente.
Allora ho scelto di crescere e questo significa imparare a lasciare andare. Quei vestiti non mi stavano più bene, continuare a indossarli mi soffocava e toglierli significava spogliarmi di una versione di me a cui avevo già dato troppo spazio. Quando una mattina ti svegli e ti rendi conto che la libertà ti è stata tolta da qualcosa che non puoi più controllare, ti senti prigioniera di una realtà che non hai scelto fino in fondo. In quel momento hai due alternative: rassegnarti, accettando passivamente le condizioni imposte, oppure reagire ricordandoti che esistono diritti che niente e nessuno possono toglierti.
Io ho vacillato, ho avuto paura, ma ho capito che rimanere ferma avrebbe significato perdermi definitivamente. Mettere a fuoco ciò che dovevo riacquisire non è stato – e tuttora non è – semplice. Non si tratta di grandi principi astratti, ma di piccoli frammenti dispersi: il tempo, la dignità, la fiducia, il diritto di scegliere, la capacità di ascoltarmi e rispettarmi. Sono pezzi di un puzzle enorme da ricomporre con pazienza accettando che non tutto torni subito al suo posto.

Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Adesso ho l’anima affamata di serenità e felicità, ho respirato aria vuota e viziata, ho visto il mio viso spegnersi, ho camminato in mezzo a strade desolate piene di gente. Ma mi sono anche disgustata, distaccata da quella persona ormai esaurita che probabilmente chiedeva solo di essere lasciata andare. A un certo punto mi sono ricordata di essere viva, il tempo mi stava sfuggendo di mano ed era il momento di recuperarlo.
Oggi, qui alla «Mammoletta» il mio obiettivo è rinascere. Non posso cancellare il passato e non sarebbe comunque la soluzione, ma posso smettere di esserne prigioniera. Voglio spingermi oltre i confini imposti dalla testa, scavalcare le pareti che io stessa ho costruito per paura e sperare in un futuro migliore, perché anche nei momenti più bui sono certa di poterlo raggiungere. Il ragionamento va oltre le azioni, oltre la realtà palpabile: è un lavoro interiore, profondo e silenzioso dove cerco di rimettere al centro chi sono e come mi muovo nel mondo.
Sono stanca dell’aridità, sono stanca della corsa affannosa verso la futilità delle cose, stanca di vivere in funzione di ciò che manca. Qualcuno mi ha detto che è possibile cambiare tutto, invertire il senso di marcia e cambiare rotta, senza rimanere attaccati a un filo sottile che oscilla tra il volere e il mancato coraggio. Ho scelto di fidarmi, non posso fermarmi ora, ho bisogno di riscattarmi.
– Camilla Chiti
“Ho scelto di fidarmi, non posso fermarmi ora, ho bisogno di riscattarmi.”