L’eterno enigma della philia: viaggio tra filosofia e sociologia del legame umano
Reciprocità, scambio, essenzialità. Condivisione e virtù valoriale. Questo è ciò che la filosofia afferma riguardo l’amicizia, la cosiddetta «philia», definendola proprio come essenziale nella vita di tutti gli uomini.
C’è chi, come Aristotele, ne parla facendo riferimento a una benevolenza reciproca, distinguendo tra amicizie utili, di piacere e virtù. Quest’ultima è la forma più alta, rappresenta una forma di amore disinteressato, di grande sostegno per l’anima. L’amicizia tende la mano agli uomini, per i filosofi, fornendo un gran supporto in tutte le occasioni.
Nell’Etica Nicomachea, sua grande opera, dedicata al figlio Nicomaco, la definisce come forma autentica basata sulla stima reciproca, in cui si desidera il bene altrui per sé stesso. Tornando a riflettere sulla «philia», essa si differenzia dall’amore passionale e più propriamente definito «eros», in quanto legame solido e coappartenenza di due persone che condividono lealtà e scambio valoriale.
Dalla virtù classica al magnetismo platonico
È interessante considerare anche la visione platonica del concetto: Platone definiva il legame d’amicizia profondo come l’amore, come un rapporto oltre il coinvolgimento fisico. Tale rapporto sembra legare le persone magicamente e li unisce con equilibrio e squilibrio, con attrazione e repulsione, con forza e c’è in gioco anche tanta fragilità: è una costante relazione fra opposti, fra eternità e tempo che fugge.
Il filosofo Harder aggiunge a riguardo: «proprio in quanto estranea ad ogni impeto passionale e al riparo dalle passioni, l’amicizia è comunione pura, intera e attiva», si definisce così un rapporto di vero magnetismo.
Si differenzia da queste credenze il filosofo nordico Soren Kierkegaard, affermando che tale relazione è un tormento aggiuntivo per l’anima umana, come se l’amicizia aggiungesse un fardello e andasse a togliere la leggerezza alla vita.
Si avvicina molto al mio pensiero quanto afferma invece Emil Cioran: egli crede che l’amicizia sia un patto tacito fra due esseri, i quali si impegnano in un’alleanza basata sui riguardi. Quando uno dei due manifesta i difetti altrui, il patto è rotto, aggiungendo poi che nessuna amicizia ha il diritto di durare se uno dei due smette di stare al gioco.
L’amicizia tra tormento e alleanza sociale
È interessante anche ciò che viene affermato, nel mondo della sociologia da Francesco Alberoni nel libro L’Amicizia: la definisce, appunto, come sentimento di forte moralità che nasce e si alimenta fra due o più individui e può poi subire diverse trasformazioni, assumendo varie forme che possono portare a nuovi movimenti sociali;
mentre, uno dei padri della sociologia, Durkheim, la considera come solidarietà sociale, egli considera l’esistenza di due tipologie di solidarietà: ve n’è una meccanica e una organica.
Afferma, inoltre, che nella società moderna l’amicizia è divenuta un modo più specializzato per costruire e creare legami sociali. Perciò si può affermare la sua individualità interamente basata sulla condivisione valoriale e di interessi.
– Arianna Morelli
“Si avvicina molto al mio pensiero quanto afferma invece Emil Cioran: egli crede che l’amicizia sia un patto tacito fra due esseri, i quali si impegnano in un’alleanza basata sui riguardi. Quando uno dei due manifesta i difetti altrui, il patto è rotto, aggiungendo poi che nessuna amicizia ha il diritto di durare se uno dei due smette di stare al gioco.”