Quell’amicizia che mi illumina
Quando penso alla parola «amicizia» non penso a una definizione, ma a un volto preciso: quello di Federica. Siamo nate come amiche di penna, poi siamo state compagne di stanza per due settimane, ma anche partner in crime nella realizzazione di gonne fatte con i sacchi della spazzatura, spalla su cui piangere, braccio destro per supportarci e amiche «oltremanica», fino ad essere ora amiche «oltreoceano».
Ebbene, le abbiamo smarcate tutte e posso dire con sincerità che in ognuna di queste esperienze, sin dal primo momento, io mi sono sentita al sicuro. Dopo quasi 15 anni di “not ordinary friendship”, posso dirlo con certezza: Federica è l’amica che chiamerei alle 2 di notte (e in realtà adesso è anche più facile, visto che ci legge dal Canada). Se avessi bisogno di aiuto, se fossi persa, se non sapessi da dove partire, so che lei mi direbbe la cosa più giusta, o mi darebbe gli input per ragionare su ciò che è più giusto per me.
In tutti questi anni non mi ha mai mandata indietro con una pacca sulla spalla, ma ha sempre voluto approfondire, domandare, analizzare, andare oltre. E di questo non posso che esserle grata.
Perché «not ordinary friendship»? Perché, se ci va bene, riusciamo a vederci una volta l’anno. Perché siamo sempre distanti, ma non mi sono mai sentita così unita con qualcuno. Perché ci sentiamo ogni giorno – al diavolo il fuso orario! – per raccontarci anche solo la nostra giornata o stilare la lista delle “cose belle di oggi”.
L’amicizia con Federica – prendo sempre lei come esempio, ma vale anche per le persone più care – per me è condivisione, fiducia, collaborazione, trasparenza. In questa fase della mia vita mi sento come un libro costantemente in revisione e lei è una delle editrici.
In questo caso specifico, la cosa più difficile da gestire è la distanza: la mancanza di un abbraccio, delle serate a farci i grattini sul divano mentre accarezziamo le nostre fragilità mi mancano ogni giorno, ma so con certezza che lei è sempre con me.
L’amicizia per me deve essere integrazione, perché per quanto l’altra persona possa essere simile, è nelle differenze che ci si arricchisce reciprocamente. Io e Federica non potremmo essere più diverse: lei è estroversa, io tendo ad essere più introversa. Federica è coraggiosa, io ho quasi paura della mia ombra. Federica è intraprendente, non si ferma davanti a nulla, mentre io sono un rimugino continuo.
E la cosa bella della nostra relazione è che questo suo essere splendente non mi spegne, anzi, mi alimenta, mi motiva. Federica dà anche senza accorgersene. Ed è questo, forse, il segno più autentico dell’amicizia.
In un’epoca dove facciamo fatica a relazionarci con gli altri perché troppo presi dalla quotidianità, dagli impegni di lavoro, dal prenderci cura di noi stessi fisicamente e mentalmente, sapere di avere dei punti fermi è fondamentale. Come Federica, le mie amicizie con la “A” maiuscola non solo si contano sulle dita di una mano, ma sono anche quelle di vecchia data, quando non esistevano preconcetti, quando la mia personalità era in divenire e sono cresciuta con queste persone, evolvendo insieme e grazie a loro.
Al giorno d’oggi, invece, siamo abituati a stare un passo indietro, mostrandoci per quello che pensiamo l’altra persona desideri e non per chi siamo veramente.
Quindi, con certezza, direi che se dovessero domandarmi: «qual è il valore nella vita a cui non potresti mai rinunciare?» risponderei senza pensarci neanche un attimo: «l’amicizia».
«Chi trova un amico trova un tesoro» non è solo un proverbio latino, ma una delle più grandi verità. E l’esperienza che vi ho portato ne è la prova.
– Federica Bonuomo
“Dopo quasi 15 anni di “not ordinary friendship”, posso dirlo con certezza: Federica è l’amica che chiamerei alle 2 di notte (e in realtà adesso è anche più facile, visto che ci legge dal Canada). Se avessi bisogno di aiuto, se fossi persa, se non sapessi da dove partire, so che lei mi direbbe la cosa più giusta, o mi darebbe gli input per ragionare su ciò che è più giusto per me.”