Gemma e l’amicizia che fa la differenza
Un’amicizia ti può cambiare la vita? La risposta, come a ogni domanda della prof d’italiano, è «dipende».
Un amico non lo trovi camminando per strada, ma talvolta inconsciamente siamo noi a scegliere le persone da avere al nostro fianco. Gli amici possono cambiarti la vita in meglio o in peggio, ed è questo a determinare un buon amico.
Da piccola avevo molti amici e credevo che sarebbero rimasti per sempre, ma quando sei all’asilo o alle elementari, è quasi impossibile restare amici di qualcuno per tanto tempo.
Solo con una ragazza sono rimasta amica dalle elementari, forse perché lei e sua mamma erano le uniche a vedere una bambina oltre alla “strana creatura mistica” che vedevano gli altri.
Alle superiori iniziai ad avere delle amiche (anche se poche), ma capii subito che se alla prima occasione erano pronte a voltarti le spalle, allora significava che erano solo compagne di classe e non vere amiche.
La mia unica vera amica alle superiori è stata Francesca, la mia prima educatrice alle elementari e ultima educatrice alle superiori. Noi eravamo molto unite e avevamo un bel legame: chiacchieravamo tanto, pranzavamo insieme quando potevamo e ci confidavamo a vicenda; basti dire che le prof riprendevano noi invece del gruppetto in fondo alla classe.
Ho superato le superiori solo grazie a lei, perché in un percorso scolastico se sei da solo, odiato da tutti e con dei falsi amici, potresti precipitare velocemente, ma grazie a Francesca questo non è successo.
Crescendo si tende a perdere i contatti con le persone e quei pochi amici di cui ti eri circondato spariscono velocemente.
L’unica vera migliore amica che ho avuto da sempre è la mia mamma. Con lei posso essere me stessa, parliamo di tutto, scherziamo molto, giochiamo insieme, viaggiamo e se facciamo un disastro, ne usciamo insieme.
Preferisco fare un aperitivo con lei anziché con qualcun altro, e sicuramente (anche se lei lo odia), è molto meglio fare shopping o andare al cinema con lei. Quindi sì, la mia mamma è la mia migliore amica, e poi lei mi è sempre stata vicina nel momento del bisogno, a differenza di tanti altri.

Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Quando sono entrata a far parte del Bullone, ho pensato subito che, dato che c’era già un gruppo di amici formato, non sarei potuta entrare a far parte di quella schiera; invece ho finalmente trovato delle persone con cui partecipare agli eventi, passare il tempo o semplicemente scrivere su WhatsApp.
Chiaramente non ho fatto amicizia con tutti i ragazzi del Bullone, ma con alcuni di loro sì; con altri vado molto d’accordo: posso dire di aver trovato un fantastico gruppo di amici. Ci si aiuta a vicenda durante i viaggi, le gite, gli incontri e con alcuni anche a casa: è un po’ come una famiglia.
In particolare ho fatto amicizia con tre ragazzi: Giorgia, Antonio e Denise. Con Giorgia e Antonio ci vediamo spesso e dato che siamo sempre noi tre, abbiamo avuto la stessa patologia e barcolliamo uno peggio dell’altro… siamo chiamati “i mitici tre”.
Denise, invece, la vedo meno spesso perché lavora in pasticceria, ma quando ci vediamo stiamo molto bene insieme.
Non è forse questa l’amicizia? Volersi bene e stare l’uno al fianco dell’altro quando si è in difficoltà, potersi fidare di una persona senza avere dubbi, poter scherzare senza paura del giudizio.
Nel corso degli anni ho avuto delle amicizie che poi si sono rivelate false, ma ormai ho imparato a riconoscerle e mi sono fatta un favore enorme, perché possono farti molto male e direi che io non ne ho proprio bisogno.
– Gemma Rutherford
“Non è forse questa l’amicizia? Volersi bene e stare l’uno al fianco dell’altro quando si è in difficoltà, potersi fidare senza dubbi.”