Intervista impossibile con Cesare Beccaria: la giustizia oltre il processo penale punitivo

In questa intervista impossibile, Cesare Beccaria critica la pena di morte, difende la giustizia proporzionata e l’umanizzazione delle pene, enfatizzando educazione, diritti umani e ragione.
Cesare Beccaria Bonesana, marchese di Gualdrasco e di Villareggio, (Milano, 15 marzo 1738 – Milano, 28 novembre 1794) giurista, filosofo, economista e letterato italiano tra i massimi esponenti dell’illuminismo, figura di spicco della scuola milanese. Illustrato da Max Ramezzana

Intervista impossibile con Cesare Beccaria

Davanti a me, seduto su una poltrona, Cesare Beccaria, lo sguardo acceso, stringe tra le mani una copia de Dei delitti e delle pene. È un incontro che scuote le fondamenta del diritto moderno, portando il calore della dignità umana nelle aule di tribunale.

Professore, quali sono le riforme penali moderne che si ispirano a lei?

«Una su tutte: l’abolizione della pena di morte. Nel mio libro Dei delitti e delle pene, pubblicato nel lontano 1764, così scrivevo: “se dimostrerò non essere la pena di morte né utile, né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità”. Ebbene, con soddisfazione vedo che in Europa la battaglia è stata vinta. Con amarezza osservo invece che purtroppo, in altri continenti, la pena di morte è ancora una realtà: vecchia come e più di me, ma ancora attuale e sostenuta da buona parte dell’opinione pubblica. Questo mi inquieta profondamente e spero che il mio libro possa servire ancora a chi lotta contro una pena così disumana».

Gian Luigi Gatta, (Milano, 8 febbraio 1975) giurista e avvocato italiano. Professore ordinario
di diritto penale nell’Università degli Studi di Milano, allievo di Giorgio Marinucci, dal 2024 è Presidente dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale (AIPDP).

Quali sono le sue principali critiche alla pena di morte?

«Mi è sempre sembrato assurdo che lo Stato, che detesta e punisce l’omicidio, perché riconosce il valore alla vita degli esseri umani, ne commetta esso stesso uno per distogliere i cittadini dall’uccidere. E poi, al delinquente fa più paura la prospettiva di trascorrere anni in carcere, in proporzione alla gravità del reato che ha commesso, piuttosto che quella di un male istantaneo come l’esecuzione capitale. Devo constatare, d’altra parte, che anche ai vostri tempi, là dove si pratica la pena di morte, come negli Stati Uniti d’America, gli omicidi non calano. È la dimostrazione dell’inutilità di quella punizione, che con mia grande soddisfazione la Costituzione italiana oggi, e da molto tempo, vieta. Sono davvero fiero del mio Paese!».

Che cosa direbbe oggi riguardo al sovraffollamento nelle carceri italiane?

«Ai miei tempi le pene erano atroci: supplizi e torture, anche a Milano, dove vivevo. Avete fatto molto per rendere più umana la pena, che per definizione era e resta un male, una sofferenza. Avete giustamente scritto nella Costituzione che le pene non devono essere contrarie al senso di umanità. Allora, penso che, per non lasciare quelle belle parole solo sulla carta, dovete impegnarvi per migliorare le condizioni di vita in carcere, evitando il sovraffollamento e puntando su pene diverse, specie per i reati meno gravi».

Come si applicano i suoi principi alla Riforma Cartabia?

«La riforma Cartabia ha avuto il merito e il coraggio di andare oltre il carcere, prevedendo che la detenzione fino a quattro anni potesse essere evitata applicando pene sostitutive, come il lavoro di pubblica utilità o la detenzione domiciliare. Come scrivevo, i mali, anche minimi, quando sono certi spaventano sempre l’animo umano. La riforma Cartabia ha poi introdotto la giustizia riparativa: una novità intelligente che mi intriga, perché nel favorire l’incontro e il dialogo tra autore e vittima si esaltano i rapporti umani che stanno dietro alla commissione di un reato e promuove l’educazione, che è il migliore strumento per la prevenzione dei reati e la tranquillità pubblica. Vedo anche in questo un ragionevole e moderno progresso dall’atrocità della pena all’umanità della risposta».

Cinzia Farina, laureata in Lingue e Letterature moderne, ha frequentato l’Istituto di medicina
psicosomatica
. È specializzata in alimentazione ed è cronista del Bullone.

Che cosa pensa lei riguardo al referendum di giustizia per cui il nostro Paese andrà presto alle urne?

«Faccio fatica a seguire il dibattito, anche perché non comprendo i toni e i modi della comunicazione sui social network: diavolerie inconcepibili ai miei tempi! E con tutta franchezza non desidero neanche che il mio nome sia strumentalmente aggiunto a quelli di personaggi del passato, come Vassalli o Falcone, che sono stati tirati in ballo pur non potendo replicare e ancor prima, conoscere il quesito sulla scheda elettorale. Dico solo: abbiate cura delle straordinarie invenzioni della vostra epoca: la democrazia, lo stato di diritto e l’indipendenza dei magistrati. E, dopo esservi adeguatamente informati, fate la scelta che ritenete migliore per la Costituzione che avete adottato dopo essere usciti dal vostro ancien régime, il fascismo e lo stato illiberale».

Qual è la sua idea contro la lentezza dei processi penali oggi?

«Questo è un grosso problema perché la certezza della risposta della giustizia in tempi ragionevoli è fondamentale. Penso che dovreste preoccuparvi non solo di introdurre nuove leggi, ma ancor prima di investire più risorse del bilancio pubblico per assumere personale e migliorare i mezzi, a partire dalle tecnologie informatiche di cui oggi disponete. Parlo a ragion veduta, perché nella mia vita mi sono occupato anche di economia e amministrazione pubblica».

Che cosa pensa delle carceri moderne e della rieducazione?

«Penso che l’educazione sia fondamentale per prevenire i reati. Farlo in carcere è molto difficile. Dovete pensare a qualcosa di diverso, di nuovo, perché il carcere è vecchio. La mia battaglia era per il superamento della pena di morte con il carcere. La vostra dovrebbe essere per il superamento, il più possibile, del carcere. Sta a voi compiere questo ulteriore passaggio nel processo di umanizzazione della pena che è iniziato in Europa ai miei tempi. Sforzatevi di andare avanti, di progredire, e state attenti a non regredire. La tentazione di fare passi indietro è sempre forte: la storia ha conosciuto tanti passi avanti e altrettanti passi indietro. La tensione intellettuale degli uomini illuminati deve tendere sempre verso il progresso e i diritti umani. Questo mi sento di raccomandarvi. Vedo molte cose, nel contesto internazionale, che mi preoccupano perché sembrano indicare la via di un pericoloso ritorno al passato. A partire dalle guerre, che continuate a fare tra i vostri Paesi».

Quale pena proporrebbe per i crimini informatici dei nostri giorni?

«Non so bene che cosa siano, ma direi, senza dubbio, una pena proporzionata alla gravità dei singoli reati. Anche mite, ma certa».

Quale pena auspicherebbe per la corruzione politica oggi?

«Mai la pena di morte, come in Cina. Ma una pena certa sì, diversamente da quanto è accaduto nella mia Milano dopo Tangentopoli, dove molti reati sono caduti in prescrizione».

Come vede il ruolo dell’IA nei processi giudiziari?

«Un’altra diavoleria per un uomo del passato come me. Noi ci preoccupavamo di esaltare la ragione e l’intelletto umano. Voi siete arrivati a quello artificiale. Attenzione però, a non perdere di vista l’intelligenza e la ragione naturale, che devono essere sempre ben illuminate! Mettete sempre le persone, i loro diritti e le loro libertà davanti a ogni cosa. E fate sempre prevalere la forza della ragione, che è una luce specie nei periodi più bui»

– Cesare Beccaria

“Mi è sempre sembrato assurdo che lo Stato, che detesta e punisce l’omicidio, perché riconosce il valore alla vita degli esseri umani, ne commetta esso stesso uno per distogliere i cittadini dall’uccidere.

Ti è piaciuto ciò che hai letto?

Ricevi adesso l’ultimo numero del nostro mensile Il Bullone, uno spazio in cui i temi cardine della nostra società vengono trattati da un punto di vista “umano” e proposti come modello di ispirazione per un mondo migliore.

Ricevi ultimo Bullone
 
 
 
 

Diffondi questa storia

Iscriviti alla nostra newsletter

Newsletter (sidebar)
 
 
 
 

Potrebbe interessarti anche:

Torna in alto