Attenzione: i binari degli affetti possono deragliare
Al Bullone, quando bisogna trovare delle risposte a domande complesse, il primo passo è sedersi, gli uni di fronte agli altri, e confrontarsi. Quello che nasce non sono responsi assoluti, ma nuovi quesiti, misteri da scoprire, insieme.
Lisa: «Il concetto di amicizia è forse uno dei più complicati da esprimere, a causa dell’ampiezza e della varietà di situazioni che la contraddistinguono. Si possono costruire amicizie di circostanza, sociali, contestuali, superficiali, profonde, familiari, o persino all’interno di una coppia. Oltre alle diverse tipologie – dettate perlopiù dal contesto – a differenziarsi è anche l’intensità del legame, nonché la motivazione che ne sta alla base».
Debora: «Sì, come ad esempio, le amicizie vere e profonde, quelle persone su cui puoi contare ciecamente, che ridono e scherzano, ma che sanno stare anche in silenzio. In completa opposizione, ci sono amicizie di convenienza, di opportunità: sono legami acerbi, con persone che condividono la parte divertente della vita e che, da questo legame, traggono dei vantaggi più o meno rilevanti. Altre tipologie, e sono tante, riguardano, per esempio, gli amici di contesto (lavoro, vacanza, scuola, …), quelli dell’infanzia, e così via, ma ciascun gruppo non è a sé stante perché può intersecarne altri: un amico di opportunità può essere la persona che ho conosciuto in vacanza, così come il migliore amico può essere legato all’infanzia».
Lisa: «Per quanto mi riguarda, e per quanto ho potuto osservare, a volte può capitare che una persona entrata nella nostra vita da qualche mese ci conosca dieci volte più di un amico d’infanzia frequentato dalla materna. Oppure, pensa alla compagna di classe seduta alla tua destra: le racconti con leggerezza dell’imprevisto, come aver beccato un individuo sospetto davanti all’ingresso della scuola. Con quella alla sinistra, invece, un dettaglio apparentemente insignificante – un gesto, una parola – apre ferite profonde, rivelando un mondo di sofferenze nascoste. Per non parlare del macro-argomento delle amicizie sociali nate in tempo di crisi – e il cui esempio più eclatante è Minneapolis, dove sostegno, volontà di aiutare, condividere valori è la salvezza – o dell’amicizia nell’era digitale: chat infinite con amici virtuali che svaniscono al primo litigio, o legami autentici nati da un like, e che in qualsiasi caso non avrai mai la certezza di chi siano. E se considerassimo anche i rapporti in base all’età in cui si sviluppano o si mantengono? Chi definisci “amico” se sei un bambino di cinque anni, con i suoi giochi innocenti in cortile, o un settantenne che ha visto passare generazioni? È possibile trovare una definizione unica che accomuni tutte queste ramificazioni? Che cosa serve per considerare “amico” e come lo si diventa? Per me, la sfida è irresistibile: accetto di provarci. L’amicizia è un legame di natura genuina e disinteressata, in cui entrambe le persone sono disposte a mettersi in gioco senza garanzie, interessi o fini egoistici».
Debora: «Per me, invece, l’amicizia è un legame che si crea tra due persone e si basa sulla stima, la condivisione di valori e l’azzeramento delle aspettative. Pensandoci bene, è realistico: ogni legame, più o meno intenso, nasce grazie a un contesto, una situazione, un tema che accomuna le persone, anche nei luoghi più disparati. Il primo anno di università ho conosciuto una ragazza che frequentava il mio stesso corso, ma non in aula, bensì alla fermata del tram. Da quel momento sono poi entrati in gioco altri fattori, come le nostre passioni, i gusti musicali, e siamo diventate amiche».
Lisa: «Collegandomi alla vicenda del tram, trovo che si possa paragonare l’amicizia al montare insieme i pezzi di una ferrovia: ogni traversina è un gesto di fiducia, un passo condiviso verso un percorso comune costruito binario dopo binario, contro venti contrari e ostacoli imprevedibili. Immagina due viaggiatori che, invece di aspettare un treno sicuro, decidono di assemblare i binari con le proprie mani: sudano, sbagliano, ma avanzano uniti, godendo del panorama che si svela solo man mano che procedono, senza sapere a che stazione si fermerà il treno».
Debora: «È proprio questo che contraddistingue il passaggio da sconosciuti ad amici: l’interesse verso l’altro, il desiderio di passare del tempo insieme, lo stare bene in compagnia, anche nei momenti di scontro, e avere delle passioni in comune. Arrivati a questo punto, forse, la vera sfida arriva dopo e consiste nel portare avanti l’amicizia, nel coltivarla. Ogni legame è unico, a prescindere dall’intensità del rapporto, e non esistono regole fisse e condivise su cosa fare o non fare a riguardo. Se, però, ci basiamo sulle nostre esperienze personali, riusciamo a scovare degli aspetti su cui concentrarci. Una cosa chiara è che più l’amicizia è forte, più bisogna fare fatica: supportarsi nelle gioie, ascoltarsi nelle difficoltà, criticare e suggerire per crescere e migliorare, custodire e prendersi cura delle confidenze, dialogare per non dare spazio a incomprensioni e paranoie. Anche le amicizie più superficiali hanno, seppur in minima parte, almeno uno di questi elementi. O almeno ci voglio credere».
Lisa: «Che cosa ci spinge quindi a intraprendere la costruzione di questa ferrovia? All’inizio, spesso è l’ambiente di convivenza, le necessità pratiche o gli interessi condivisi – un corso universitario, un hobby comune, un trasloco in una nuova città. Ma a mantenere vivi i rapporti sono gli elementi più profondi: la voglia reciproca di esserci, principi e ideali affini, la consapevolezza di sé, la maturità emotiva, la capacità di relazionarsi con il mondo esterno. Conta saper ascoltare davvero, mettere da parte orgoglio e paura di raccontarsi, empatizzare con il dolore altrui. Una persona egoista non riuscirà mai a essere amica di un’altruista, proprio come un insensibile non potrà legare con uno sensibile. Non si tratta di trovare cloni di sé stessi: il bello dell’amicizia sta proprio nell’incontrare chi vede la realtà diversamente, imparare da prospettive opposte e crescere grazie ad esse. Basta un punto in comune per comprendere l’altro e creare un legame solido: un valore condiviso, come la passione per la letteratura o l’amore per la natura. Quando manca questo elemento, i pezzi per le rotaie del percorso condiviso finiscono per terra, e la ferrovia si interrompe».
Debora: «Per concludere la nostra riflessione sull’amicizia, ritengo importante considerare quest’ultimo aspetto: la potenziale rottura di un legame. Anche per questa questione, non esiste alcun manuale con l’elenco dei motivi e i modi in cui ci si deve comportare. Le amicizie si possono dividere, spezzare, rompere, e per ragioni differenti: l’invidia supera la stima, non si hanno più interessi in comune, si smette di parlare, una persona sparisce senza dare spiegazioni, oppure, in alcuni casi semplicemente, muore. Quello che ho capito grazie al mio vissuto è che ogni relazione nasce e si sviluppa, oppure termina, nel tempo giusto per la persona interessata. Mi spiego meglio: ogni rapporto di amicizia è un’occasione e ci segna a tal punto da cambiarci rispetto all’inizio del legame, in positivo o in negativo; quando un’amicizia si rompe, per qualsiasi motivo, c’è sempre dolore, più o meno intenso, ma non bisogna farsi travolgere: vivere questa fase è solo l’ennesima prova a cui la vita ci sottopone per poterne uscire migliori di ieri e in crescita rispetto al domani».
– Lisa Roffeni e Debora Zanni
“L’amicizia è un legame di natura genuina e disinteressata, in cui entrambe le persone sono disposte a mettersi in gioco senza garanzie, interessi o fini egoistici.”