Infanzie spezzate: gli occhi dei bambini dentro la guerra
Stazione di Kramatorsk, Ucraina. Venerdì 8 aprile 2022, Katia, 13 anni, si trova in stazione con la madre e la sorella. È arrivato il momento di lasciare casa e partire. Negli ultimi due mesi la sua città, vicina al confine russo, aveva subito un rapido cambiamento delle condizioni di vita. Lei e la sua famiglia avevano deciso di raggiungere i parenti in un’altra parte del Paese.
Gaza City. Lunedì 26 maggio 2025. È notte. Ward, 7 anni, è insieme alla sua famiglia in una scuola che da tempo era diventata la loro casa. Il luogo dove avevano vissuto per anni non c’è più. Ward saluta sua mamma, suo papà e i suoi fratelli. Va a dormire. È molto stanca: lei e i suoi fratelli hanno passato l’intera giornata a cercare l’acqua che è diventata sempre più difficile da trovare. Nonostante tutto, Ward è con la sua famiglia e questo la rassicura molto.
Scuola elementare femminile Shajarah Tayyebeh, Minab, Iran. Sabato 28 febbraio 2026. È mattina. Una bambina si sveglia. Sua madre le prepara la colazione e le dà un bacio. La bimba le fa vedere un disegno che ha fatto. Rappresenta sé stessa e sua madre, dietro c’è un arcobaleno che emerge da una nube grigia. Alla madre scende qualche lacrima dagli occhi, le dà nuovamente un bacio e la saluta. La bambina esce di casa e inizia a incamminarsi verso scuola.

Shukeiri, White Nile State, Sudan. Mercoledì 11 marzo 2026. Una ragazza si sta preparando per andare a scuola. È presto. Saluta i suoi genitori, i fratelli e inizia a incamminarsi. Ormai da tre anni il suo Paese è dilaniato da un conflitto civile. Nonostante la situazione precaria, la scuola le sembra uno dei pochi rifugi sicuri in quel momento di così grande instabilità.
L’8 aprile 2022 Katia ha perso tragicamente la madre: un missile ha colpito la stazione in cui si trovava.
Da quel 26 maggio 2025 Ward è rimasta sola. Di notte, una nube grigia la svegliò. Non riusciva a vedere nulla e si incamminò per cercare la luce. Ore dopo scoprì che la scuola dove si rifugiava era stata colpita da un drone e la parte occupata dalla sua famiglia non c’era più.
L’8 febbraio 2026 quella bambina iraniana, insieme a oltre 170 studentesse di età compresa tra i 7 e i 12 anni, ha perso la vita.
L’11 marzo 2025 quella ragazza, insieme ad altre 16 persone tra studentesse e insegnanti, non c’è più perché la scuola dove studiavano e lavoravano è stata colpita da un drone.
Un imprevisto ha cambiato per sempre le vite di queste persone, di quattro bambini provenienti da quattro diverse aree geografiche. Tutti, però, sono accomunati dallo stesso filo conduttore: la guerra.
La guerra, quella meno considerata, è anche quella che si vede attraverso i loro occhi. Sono molti i bambini che vivono una situazione simile, più di 500 milioni: dell’Ucraina, di Gaza, dell’Iran, del Sudan, ma anche del Congo, del Myanmar… e molti altri provenienti da diverse zone nel mondo. Sono bambini che per una scelta che non hanno fatto sono finiti a vivere la condizione della guerra. Hanno visto la loro vita, la famiglia e il futuro cambiare per sempre.
Allora, viene spontaneo pensare alla condizione dei bambini che ci circondano, ma anche alla nostra infanzia. Si riflette su quanto siano e siamo stati fortunati ad avere la possibilità di vivere la nostra infanzia, di essere coccolati dai genitori, di giocare con i fratelli e gli amici, di ridere, divertirsi e sperimentare. Ogni bambino dovrebbe avere il diritto e la possibilità di essere un bambino e basta.
– Iris Lenzi
“Sono molti i bambini che vivono una situazione simile, più di 500 milioni: dell’Ucraina, di Gaza, dell’Iran, del Sudan, ma anche del Congo, del Myanmar… e molti altri provenienti da diverse zone nel mondo. Sono bambini che per una scelta che non hanno fatto sono finiti a vivere la condizione della guerra. Hanno visto la loro vita, la famiglia e il futuro cambiare per sempre.”