Oltre lo specchio digitale: la fatica della Generazione Z tra possibilità e giudizio sociale
Crescere significa costruire la propria identità, innegabilmente definita dalle esperienze di vita. Per diventare un sé bisogna distaccarsi dal proprio mondo conosciuto, imparare ad affrontare la paura e il fallimento in un percorso mai chiaro e lineare, per poi sperare di arrivare a piantare le proprie radici nel terreno che più ci appartiene e rappresenta. Ogni generazione di giovani adulti sogna di poter fare questo salto nel vuoto con la sicurezza di «essere visti» dalle persone care. È normale che questo, nella maggior parte dei casi, non accada, poiché ogni generazione ha le sue esigenze e si interfaccia con una generazione diversa di genitori.
La grossa differenza tra la mia generazione, la Generazione Z, e quelle passate è che oggi non si cresce più con un unico modello di riferimento, che definisce il «normale» e il «diverso». Internet ha permesso l’apertura di infinite porte, per cui, paradossalmente, non esiste più nulla di categorizzabile come «non normale», ma si tratta solo di trovare la propria nicchia. Su Internet c’è potenzialmente «tutto», e le generazioni passate ora non capiscono come mai per noi non sia così semplice e immediato mettere radici. Come mai corriamo così tanto e come mai facciamo così fatica a relazionarci? Come mai desideriamo sempre di più?
La protagonista della società odierna è la «visibilità». Le visualizzazioni di un contenuto online possono comportare un guadagno economico, dunque l’«immagine» diventa talmente importante che è difficile accettare la propria. Ogni giorno viviamo di fronte a un enorme specchio, sotto forma di schermo, che riflette vite «migliori» o scelte diverse, comportando l’insorgenza di altissime aspettative verso sé stessi. Il pensiero comune diventa: «se ci riescono tutti, allora posso riuscirci anch’io, e se non ci riesco sono un fallito». Dunque, al giorno d’oggi è faticoso vivere per sé e non per gli altri.
La società è altamente giudicante e internet chiede costantemente un feedback all’utente (banalmente si può mettere un like a tutto). Le opinioni su internet sono diventate verità, senza essere qualificate: oggi si ascolta la massa. Internet non fa sentire nessuno diverso, ma non fa nemmeno sentire «speciale». Oggi, potendo potenzialmente fare tutto, ci si trova in questa frenetica corsa alla ricerca di qualcosa che ci distingua come individui, per la paura di sentirsi solo massa e, di nuovo, falliti. Per emergere dalla massa serve la massa stessa, l’approvazione degli altri che scelgono di distinguerti.
Si crea così un circolo vizioso di giudicato e giudicante, dove ciascuno diventa complice del suo male. La fatica di oggi è accorgersi di non poter accontentare tutti, in primis noi stessi. «Essere visti» significa sentirsi liberi e non soli: liberi da quell’enorme aspettativa illusoria di perfezione e circondati da persone care, di cui non ci serve l’approvazione, poiché ci accettano per ciò che siamo e non per ciò che, secondo la società, dovremmo essere. La distanza intergenerazionale si accorcia nel momento in cui si sceglie di parlare e giudicare il meno possibile.
È fondamentale riuscire a sentire ciò che dice l’altro. Non posso parlare da genitore, ma credo sia importante dare fiducia ai propri figli, che sicuramente conoscono meglio le pressioni sociali a cui sono sottoposti. La famiglia dovrebbe quindi diventare un luogo di autenticità e umanità, una piccola oasi in cui rifugiarsi senza sentirsi sbagliati quando, nel proprio percorso di crescita, quel mondo sconosciuto che si sta cercando di affrontare fa troppa paura. Solo così il salto nel vuoto può diventare un’opportunità di scoperta e non una condanna al sentimento di inadeguatezza.
– Maddalena Fiorentini
“Internet non fa sentire nessuno diverso, ma, per quanto positivo, non fa nemmeno sentire “speciale”.”