Milano Fuorisalone – Così immaginiamo luoghi lontani nella capsula del futuro

I giornalisti de Il Bullone analizzano "Camera", il prototipo itinerante di Progetto CMR che trasforma il caos di Piazza San Babila in un'oasi di riflessione sociale e architettonica.
L’installazione "Camera – Inside the Lens" di CMR International.

La redazione del Bullone al Fuorisalone di Milano 2026

In occasione del Fuorisalone 2026, come giornalisti de Il Bullone abbiamo vissuto un’esperienza unica: grazie a Progetto CMR International, eccellenza nell’ambito dell’architettura, dell’ingegneria e del design, abbiamo trasformato la Design Week milanese in una redazione itinerante del nostro giornale. Progetto CMR International ha presentato l’installazione di Camera – Inside the Lens in piazza San Babila a Milano: un prototipo realizzato in legno di abete, ispirato a ciò a cui l’architettura e l’edilizia contemporanea aspirano.

La fusione tra l’edificio e l’ambiente circostante esplora lo spazio in un’ottica di sostenibilità naturale, per il materiale utilizzato; ambientale, perché pone l’attenzione dello spettatore sull’ambiente intorno all’opera; economica, in quanto l’edificio è trasportabile, di piccole dimensioni e può assumere diverse configurazioni a seconda delle esigenze di chi lo abita e infine, sociale, valorizzando il territorio e le sue mete turistiche. Entrando nell’edificio si può trovare uno spazio di piccole dimensioni, ma confortevole, raccolto e con molta luce solare, con una struttura che si allunga terminando in una vetrata che pone il focus sul Duomo di Milano.

Ciò che ha reso particolarmente d’impatto Camera è stata la sua accessibilità. Invece di essere confinata in uno spazio espositivo, poteva essere scoperta spontaneamente da chiunque passasse di lì: turisti, residenti e persino i pendolari milanesi con i loro programmi serrati, hanno potuto relazionarsi con questa opera di design. Avvicinandoci a Camera, ci è sembrato di entrare in una baita di legno. Oltrepassata la soglia, il rumore e il movimento della città sono svaniti. Pur essendo ancora nello stesso posto, l’atmosfera è cambiata completamente. L’interno ora trasmette calore e intimità, come in un rifugio.

In fondo alla struttura, una grande finestra trasparente, insieme a un’altra apertura sul retro, incornicia il mondo esterno. Lo spazio è diventato protettivo, un riparo tranquillo all’interno del caos urbano. L’installazione include anche visori VR, permettendo ai visitatori di sperimentare la «lente della fotocamera» con diversi paesaggi. Il progetto evidenzia anche la bellezza della collaborazione tra architetti e ingegneri: gli architetti dando forma alla visione creativa e gli ingegneri che rendondola una realtà sicura e funzionale.

Progettata come una stanza piuttosto che come una casa, incoraggia la quiete, invitandoci a fare una pausa e a vivere pienamente il momento in un modo personale e memorabile. Francesca Tatarella, Research & Development Manager per Progetto CMR International, ci ha raccontato l’evoluzione della progettazione di un edificio, spiegandoci che «tutte le richieste di tipo ambientale hanno guidato la trasformazione dell’architettura fino ad oggi, a partire dall’ultimo quarto di secolo. Si è poi capito che le trasformazioni dal punto di vista della sostenibilità ambientale non possono prescindere da una sostenibilità sociale.

I B.Liver accanto all’istallazione Camera durante i giorni del Fuorisalone 2026.

Questo cambia a seconda dei casi, ma richiede uno sguardo molto ampio, non solo sul manufatto, ma anche sull’impatto che l’edificio genera nel contesto, allargandosi a tutti i sistemi a partire dall’ambiente, passando per la comunità, fino ai sistemi di mobilità e di energia: praticamente a tutto ciò che lo circonda». È facile dunque vedere e comprendere come uno spazio come Camera potrebbe giovare ai bambini nelle scuole, alle persone con bisogni speciali, negli ospedali e agli adulti allo stesso modo, offrendo un luogo dove fermarsi, resettare e rilassarsi.

Questa esperienza ci ha fatto profondamente riflettere su quanto la tecnologia sia ormai capace di modificare la nostra percezione della realtà, portandoci in luoghi lontani senza muoverci fisicamente. Ci siamo anche chiesti: perché proprio Milano? La risposta, forse, sta nel fatto che Milano è la città italiana simbolo di innovazione, design e sperimentazione. È un luogo dove le nuove idee trovano spazio e dove il pubblico è abituato a confrontarsi con progetti fuori dagli schemi. Inserire un’installazione come questa in un contesto così dinamico significa amplificarne il messaggio e raggiungere persone pronte a mettersi in gioco.

Un ultimo aspetto che ci ha colpiti è stato il rapporto tra interno ed esterno. Da dentro si poteva guardare fuori, ma allo stesso tempo chi era fuori poteva osservare ciò che accadeva all’interno. Questo creava una sorta di scambio continuo tra spettatore e osservato. Non eravamo più solo noi a guardare l’opera, ma ne diventavamo parte. In conclusione, Camera – Inside the Lens non è stata solo un’installazione artistica, ma un’esperienza che ci ha fatto riflettere su come vediamo il mondo, su quanto siamo curiosi e su quanto sia sottile il confine tra realtà e percezione. È proprio questo il potere del design: non solo creare oggetti belli e utili, ma farci pensare e vedere le cose da un punto di vista completamente nuovo.

– Angelica Mastalli, Giovanni Giraudi, Lisa Roffeni e Sofia Catuara

“Francesca Tatarella, Research & Development Manager per Progetto CMR International, ci ha raccontato l’evoluzione della progettazione di un edificio, spiegandoci che «tutte le richieste di tipo ambientale hanno guidato la trasformazione dell’architettura fino ad oggi, a partire dall’ultimo quarto di secolo. Si è poi capito che le trasformazioni dal punto di vista della sostenibilità ambientale non possono prescindere da una sostenibilità sociale.”

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