Io non ci casco (più) – Apparire è solo una parte di noi, facciamoci vedere come siamo

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Attraverso la filosofia di Wittgenstein e il bisogno di reciprocità, Arianna riflette sul contrasto tra l'apparire e il senso del vuoto che deriva dall'invisibilità sociale.
"Vista. Contatto oculare. Gli sguardi prima si sfiorano e poi lentamente si fanno più profondi, facendo quasi avvertire al corpo una sensazione di calore. Di comprensione reale, profonda e radicata. " Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

La magia di essere visti: la filosofia dello sguardo tra presenza e identità

Vista. Contatto oculare. Gli sguardi prima si sfiorano e poi lentamente si fanno più profondi, facendo quasi avvertire al corpo una sensazione di calore. Di comprensione reale, profonda e radicata. Come quando in mezzo a miriadi di persone sparpagliate, si viene notati, proprio mentre si cercava di nascondersi. Essere visibili è quasi una magia, ormai. È una scelta rivoluzionaria messa in atto da entrambe le parti: l’osservatore spoglia chi guarda e si immerge in quel compito, privo di pregiudizio, aperto a un ascolto empatico e libero da ogni costrizione.

L’oggetto degli sguardi, invece, non è più solo un corpo, o solo una mente che si espone, ma diventa altro da sé: si mescola con il mondo, espone le proprie debolezze e la propria forza e si ritrova e perde nei meandri di un mondo che alle volte ha angoli troppo spigolosi per permettere alle curve di ogni mente di posarsi, senza ferirsi. Ci vuole tempo e lavoro duro, è un grande impegno, trasformativo. Ci si perde, ci si dona e ci si ritrova visti e osservati, quando ci si credeva invisibili.

È il concetto che viene portato avanti con grande impegno dal mondo filosofico: oltre al visibile c’è materia che va oltre la percezione. Non si tocca, non si osserva. Non necessariamente ha meno valore di un oggetto ben noto allo sguardo. Tutto questo acquisisce ragionevolezza e forza nella relazione, nel contatto con l’Altro. La materia sì, è cieca, non pensa, non desidera, né cerca, eppure appare. L’esserci, la presenza non influisce su come ci si mostra e si vive il mondo e in esso. Sono due concetti distinti, viaggiano su due linee parallele.

Immaginiamoci lungo una strada attraversata da tante altre persone e di essere continuamente urtati da altri corpi che sembrano non percepire la nostra presenza. Il nostro corpo c’è, è presente, ma non viene avvertito dagli altri. Questo io che non viene visto cerca reciprocità, sguardi in cui cadere e risollevarsi, cerca approvazione e scontro. Semplicemente ricerca ascolto, attento e paziente. Nella filosofia di Wittgenstein il concetto di «vista» diviene parte integrante di ciò che si «mostra».

È contrapposto a ciò che viene dimostrato, pensato e spiegato. Va oltre tutto ciò che è razionale. Si arriva dunque alla trasparenza di tutto ciò che viene comunicato. Il reale pericolo risiede in quell’oscurità che permea i modelli concettuali messi in atto: bisognerebbe perciò fare filosofia per poter lavorare e perciò semplificare il nostro modo di vedere la realtà e di offrirci ad essa. «Essere» e «sentirsi», ricorre qui una stretta relazione: il riconoscimento nasce dall’equilibrio che si instaura in questa connessione.

L’identità nasce dove c’è corpo e il corpo riesce ad accogliere tutto ciò che è identità. Venire riconosciuti offre la possibilità rassicurante di accrescere il nostro vivere il mondo e, allo stesso tempo, fa identificare in ciò che realmente siamo. Se questo è il guadagno a cui porta il sentirsi visti, l’essere invisibile – o meglio tale sensazione – fa nutrire un senso di vuoto e di svalutazione, fino ad arrivare a una perdita della sicurezza personale.

Equilibrarsi nella relazione con il sé, con ciò che siamo stati e ora non siamo, con ciò che ci appartiene ancora e persino con la nostra versione precedente, è un lavoro complesso e spesso dura a lungo. Può essere molto arricchente e portare l’uomo a riscoprirsi sotto vesti diverse, comprendendo che l’apparire è solamente una minuscola parte di tutto ciò che racchiude il senso della vista.

– Arianna Morelli

“Ci si perde, ci si dona e ci si ritrova visti e osservati, quando ci si credeva invisibili.”

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