Oltre gli stereotipi della Gen Z: la forza della vulnerabilità e la paura per il futuro
Che cosa significa essere visti?
La generazione Z è conosciuta per essere più emotiva di tutte le altre, quella con le persone più sensibili, i ragazzi che non hanno mai voglia di lavorare, quelli che hanno avuto tutto su un piatto d’argento, che sono troppo pigri per fare le cose da soli. Queste sono le opinioni più comuni che gli adulti e gli anziani hanno riguardo alla generazione Z e anche se molti di loro ci valorizzano per ciò che siamo, la maggior parte non lo fa. Niente di ciò che pensano di noi è vero, quello che fanno fatica a comprendere è che i tempi stanno cambiando e con loro anche noi.
Siamo conosciuti come la generazione più sensibile poiché abbiamo la possibilità di esprimere ciò che proviamo e sentiamo senza conseguenze, riconosciamo le nostre emozioni; la salute mentale è molto importante e viene tenuta in conto ai giorni nostri, a differenza di molti anni fa quando le persone non sapevano neanche cosa fosse. Questa consapevolezza è un atto di coraggio in un mondo che ci vorrebbe produttivi a ogni costo, ignorando la nostra umanità. Noi siamo i pionieri di un nuovo modo di vivere, dove la vulnerabilità non è un difetto ma una forza necessaria per sopravvivere in una società che corre troppo veloce.
Noi siamo le persone che dovranno affrontare le ripercussioni delle abitudini passate, della sfacciataggine riguardo alla convinzione che «siamo i padroni della Terra» e quindi possiamo prendere qualsiasi cosa vogliamo. Anche lì si sono sbagliati di grosso, di così tanto che l’economia è un disastro e i giovani hanno seriamente paura per il loro futuro; il pianeta è così danneggiato da rendere impossibile ignorarlo. Ogni nostra scelta oggi è influenzata da un’incertezza cronica che le generazioni precedenti non hanno mai dovuto conoscere veramente.
Non stiamo sempre bene, anche se facciamo di tutto per farlo credere. Molti di noi faticano a mantenere una buona salute mentale e il tasso dei suicidi è il più alto degli ultimi tempi. Viviamo una tensione costante tra l’iper-connessione digitale e un isolamento interiore che spesso diventa insopportabile sotto il peso di standard irreali. Siamo costantemente sotto i riflettori dei social media, dove il fallimento non è ammesso e la pressione di essere perfetti logora anche i cuori più resilienti.
Ci possiamo aiutare a vicenda in pochi ma importanti modi: ascoltare l’altro anche senza offrire la propria opinione, solo ascoltare aiuta più di quanto si pensa, si dà alla persona il conforto di essere visti e la consapevolezza di valere tanto; l’atto di restare quando le cose si fanno difficili e si sta passando un periodo complicato che non sembra finire più, questa intenzione parla più di mille parole. Anche quando quella persona prova a mandarvi via, restate: l’amore che sia platonico o romantico riesce a superare qualsiasi difficoltà, se ci si prova.
Siate gentili che non costa nulla, non giudicate mai l’altra persona prima di conoscerla, trattate l’altro come volete essere trattati voi e ricordatevi che siamo ragazzi brillanti, sensibili, pieni di passioni e di tanto da dare. Sforzatevi di vedere oltre a quello «sto bene», oltre alle infinite maschere che indossiamo ogni giorno per proteggerci, sforzatevi di guardare oltre e di conoscerci per bene senza pregiudizi, scavalcando gli stereotipi: siamo molto più di come ci definiscono. Siamo i sognatori che scelgono l’empatia nonostante il peso del mondo lasciato sulle nostre spalle. Siamo la speranza di un cambiamento che non si limita alle parole, ma che cerca disperatamente di guarire le ferite di un’intera società.
– Ven, Casa di Deborah
“Noi siamo i pionieri di un nuovo modo di vivere, dove la vulnerabilità non è un difetto ma una forza necessaria per sopravvivere in una società che corre troppo veloce.”