La sfida di essere visti: la trappola dell’apparenza e il coraggio di scegliere
Come uomini e donne non possiamo fare a meno di dipendere dagli altri, è insito nella nostra natura. Necessitiamo di essere visti, ma non si tratta di mera presenza fisica. Vogliamo essere riconosciuti, assolti e accettati con le nostre fragilità. È questo il bisogno profondo che erompe dalle urla delle nuove generazioni. In un mondo iperconnesso, paradossalmente mai stato così distante, questo bisogno si è amplificato e risulta sempre più complicato soddisfarlo. Siamo cresciuti dentro uno scenario costruito, illusorio, e abbiamo imparato a comunicare tramite schermi, brevi e rapide storie in cui ci mostriamo per farci compiacere e per compiacere gli altri.
Siamo cresciuti con la regola del mostrare, dell’apparire, creando confusione riguardo la differenza tra essere «visti» ed essere realmente compresi e conosciuti. Un confine sottile, separato però da un baratro abissale. Tramite le interazioni su un social o gli ammiccamenti perversi e superficiali nella vita reale, ci illudiamo di esistere di fronte agli altri, ma si tratta di una connessione concreta? Sembra che spesso tutto questo alimenti un senso di invisibilità ancora più profondo, ci adagiamo nella consapevolezza che, di fatto, nessuno ci è realmente vicino, perché ognuno di noi conosce solo ciò che viene selezionato e filtrato dall’altro.
Necessitiamo di rallentare, di capire cosa significa davvero vedere: guardare l’altro senza giudizio, mostrarsi senza filtri nel proprio naturale, puro essere. E questo va riscoperto, perché essere visti non dipende esclusivamente dallo sguardo degli altri, è necessario riconoscersi in sé stessi. Può spaventare, ma quanto ci appagherebbe riuscire a evadere dalle aspettative, dal continuo confronto, dalle pressioni soffocanti per ritrovare la nostra vulnerabilità e mostrarla, lieti e orgogliosi di averla finalmente conosciuta. Perché la chiave della vera conoscenza è lì, nella parte fragile di ognuno di noi che ogni giorno ci incitiamo a nascondere vicendevolmente.
E così, tenendola chiusa in noi con vergogna, non è possibile conoscersi realmente, affrontare conversazioni sincere, magari imperfette, dare la giusta attenzione all’altro, provare la vera empatia: sentire dentro di sé gli altri. Questa è la grande sfida, uscire dal vortice di apparenza e superficialità per tornare a vedersi, nel senso più nobile del termine. Per farlo basta prendere una scelta, abbandonare tutto ciò che è volto all’apparire, senza paura di diventare trasparenti: si aprirà un mondo di libertà e nuove prospettive, e si imparerà a vedere realmente almeno sé stessi.
– Nina Cresci
“Questa è la grande sfida, uscire dal vortice di apparenza e superficialità per tornare a vedersi, nel senso più nobile del termine. Per farlo basta prendere una scelta, abbandonare tutto ciò che è volto all’apparire, senza paura di diventare trasparenti.”