Io non ci casco (più) – Io, studentessa, voglio creare e stare nella realtà

Dall'accettazione dei segni del dolore alla passione per il fashion design, la diciottenne Aicha racconta come la creatività diventi una prova di resistenza e identità.
"Nel mio tempo libero adoro disegnare, soprattutto vestiti e outfit. Spesso fantastico su collezioni, su capi specifici e su combinazioni che sogno un giorno di vedere sfilare su una passerella". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

La ribellione delle cicatrici: tra dolore invisibile, autolesionismo e il sogno della moda

Le cicatrici sono strane: alcune sono visibili, altre nascoste dentro di noi. Tutte le cicatrici, però, hanno una storia da raccontare. Quando pensiamo alle cicatrici, la prima cosa che ci viene in mente sono quelle fisiche, come un taglio o una ferita: queste possono fare male all’inizio, ma col tempo guariscono e smettono di dolere. Tuttavia, ci sono anche cicatrici che non si vedono, come quelle lasciate dalle parole che ci hanno ferito, o dalle delusioni.

Queste cicatrici possono essere più difficili da affrontare perché non hanno una forma precisa e non si possono coprire con un cerotto. A volte, cerchiamo di ignorarle, ma non possiamo far finta che non esistano. Le cicatrici fanno parte di noi e sono il segno che abbiamo vissuto e provato qualcosa di forte. Ce n’è un tipo di cui non si parla molto, ed è quello legato all’autolesionismo.

Queste cicatrici non sono facili da capire per chi non le ha mai vissute, e spesso vengono giudicate senza conoscere la storia che c’è dietro. In realtà, per alcune persone il dolore fisico può diventare un modo per esprimere il dolore che sentono dentro. Queste cicatrici non raccontano solo sofferenza, ma anche il bisogno di aiuto e di essere capiti: non sono solo ferite, ma anche prove di resistenza. Ogni cicatrice racconta una storia e fa parte della nostra vita.

Non dobbiamo vergognarci delle nostre cicatrici, ma imparare a convivere con loro. Accettarle significa riconoscere che non siamo perfetti, ma siamo reali. Significa capire che anche nei momenti peggiori siamo riusciti ad andare avanti. In un mondo che vuole tutto perfetto, le cicatrici sono una ribellione. Ci ricordano che la vita non è sempre facile, ma anche che possiamo rialzarci dopo essere caduti. Alla fine, le cicatrici non sono qualcosa da nascondere, ma da accettare. Sono la prova che, nonostante tutto, siamo ancora qui e che abbiamo vissuto.

Mi chiamo Aicha, ho 18 anni e frequento la scuola Immaginazione e Lavoro con specializzazione in Grafica. Fin da quando ero molto piccola ho sviluppato una grande passione per l’arte in tutte le sue forme, ma quella che mi rappresenta di più è senza dubbio la moda. Mi interessa tutto ciò che riguarda l’arte: disegno, creatività, colori, forme e idee nuove. Nel mio tempo libero adoro disegnare, soprattutto vestiti e outfit. Spesso fantastico su collezioni, su capi specifici e su combinazioni che sogno un giorno di vedere sfilare su una passerella.

Per me la moda non è solo abbigliamento: è personalità, carattere e ispirazione. Voglio creare qualcosa di originale, voglio distinguermi, non voglio essere una persona tra mille. Amo i dettagli, ciò che luccica, gli accessori e tutto ciò che definisce uno stile. Sogno di lavorare nel mondo della moda, magari come stilista o fashion designer, per trasformare i miei disegni in qualcosa di reale. Creare, progettare e dare forma alle mie idee è ciò che mi rende più felice, ed è quello che spero diventi il mio futuro.

– Aicha

“In un mondo che vuole tutto perfetto, le cicatrici sono una ribellione. Ci ricordano che la vita non è sempre facile, ma anche che possiamo rialzarci dopo essere caduti.”

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