Apertamente – Maschio, per favore, non interrompermi quando sto parlando

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Tra dati di Stanford e dinamiche di potere tossiche, l'articolo offre una guida pratica per donne e uomini per scardinare lo squilibrio epistemico nei luoghi di lavoro e di vita.

La trappola del silenzio: come il mansplaining e l’effettoDunning-Kruger zittiscono le donne

Perché un uomo si sente libero di interrompermi, zittirmi e spiegarmi le cose? Ora vi faccio qualche esempio. Nel 2016, durante i dibattiti per la corsa alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton è stata interrotta 51 volte dal suo avversario Donald Trump, mentre lui solo 17. Nel 2021 l’Università di Stanford ha pubblicato i risultati di una ricerca riguardo al tempo intercorso fra l’inizio di un intervento a un convegno e la prima interruzione. È emerso che le relatrici, durante un seminario di Economia della durata di un’ora, all’interno di un dipartimento d’eccellenza degli Stati Uniti, sono state interrotte 6 minuti e 45 secondi prima rispetto ai colleghi maschi e il tipo di commento era tendenzialmente più ostile.

«Il 75% delle segnalazioni di discriminazione che Union riceve vengono da donne». Questo è quanto riportato dall’Union, Partito del Lavoro svedese, in seguito all’apertura di una hotline per segnalare casi di sessismo lavorativo.

Le definizioni che servono

A partire da qui, dobbiamo parlare di «mansplaining», «manterrupting» e «voice nonrecognition», ovvero di tutti quei termini inglesi che rientrano nell’enorme calderone delle affermazioni di potere messe in atto dagli uomini nei confronti delle donne.

  • «Mansplaining» è un termine coniato dalla scrittrice, giornalista e attivista statunitense Rebecca Solnit nel 2014. Con questo termine l’autrice intende indicare l’atteggiamento paternalistico e condiscendente con il quale un uomo spiega qualcosa a una donna assumendo, erroneamente e basandosi sul genere, che lei ne sappia meno, ignorando spesso la sua reale competenza.
  • «Manterrupting» è la tendenza maschile a interrompere sistematicamente le donne durante una conversazione, spesso sminuendone il contributo.
  • Con il termine «Voice nonrecognition», infine, si fa riferimento a una forma specifica di esclusione sul posto di lavoro in cui il contributo, le idee o le domande di una persona vengono ignorati, trascurati o respinti dagli altri durante una conversazione.

L’effetto Dunning-Kruger e i dati alla mano

Ora che abbiamo ben chiaro in mente cosa significa avere una voce femminile in un mondo di maschi che cercano di togliercela, proviamo a prendere quei concetti e appenderli alla nostra lavagna mentale con una bella puntina rossa. Teniamoli lì per un attimo, ci serviranno più tardi (se lo leggete con la voce di Giovanni Mucciaccia suona meglio, promesso). Ora voglio parlare di una stupenda distorsione cognitiva: l’«effetto Dunning-Kruger» (EDK), dai nomi degli studiosi che lo hanno teorizzato.

Si parla, qui, di una distorsione cognitiva per la quale individui poco esperti e poco competenti in un campo tendono a sovrastimare la propria preparazione giudicandola, a torto, superiore alla media. La distorsione nasce dal fatto che le persone tendono a sentirsi più competenti di quanto siano davvero, e questo accade perché non riescono a riconoscere i propri limiti. Per contro, persone in realtà più esperte di altre, possono tendere a sottovalutare la propria competenza. Senza la capacità di osservare e valutare il proprio modo di pensare, ovvero senza capacità metacognitive, diventa impossibile capire con realismo quanto si è davvero preparati in un determinato ambito.

L’effetto Dunning-Kruger non è un fenomeno di genere: non si manifesta solo negli uomini o solo nelle donne, ma in entrambi. Un recente studio ha però dimostrato come gli uomini tendano a sovrastimare maggiormente le proprie capacità rispetto alle donne, che tendono, invece, a sottostimare le proprie competenze anche quando sono oggettivamente elevate. Questi risultati suggeriscono che la distorsione cognitiva è sì condivisa tra i generi, ma si manifesta in modo diverso: più verso la sovrastima negli uomini, più verso la sottostima nelle donne.

Abbiamo il quadro generale: cosa fare?

In una società in cui la voce maschile è culturalmente percepita come più autorevole, la distorsione individuale che abbiamo indagato si innesta in una cornice sociale che amplifica la legittimità dell’uomo di spiegare e riduce quella della donna, limitata ad ascoltare. Il risultato è una dinamica a doppio squilibrio epistemico: da un lato l’uomo sovrastima sé stesso, dall’altro sottostima la competenza della donna, producendo un’interazione in cui la conoscenza non circola, ma si impone.

Se sei una donna o una persona socializzata donna: inizia a valutare in maniera più positiva le tue competenze e capacità e fallo anche con quelle di altre donne a te vicine. Valorizzati e valorizza chi ti sta accanto, prendendo spazio per la tua voce e facendola risuonare quando è quella più preparata della stanza. E se qualcuno ti interrompe, zittisce o pretende di spiegarti qualcosa, rispondi.

Christina Knight, un’esperta svedese di questioni di genere, ha spiegato che la reazione migliore verso il «mansplaining» è dire qualcosa come: «In questo momento mi stai parlando come se fossi una bambina, o mi stai dicendo qualcosa di cui sono parecchio esperta, e mi farebbe piacere se la prossima volta tu iniziassi la conversazione chiedendomi se mi interessa saperne di più, se ho bisogno di chiarimenti, o se so già quello che mi serve sapere». O qualcosa del genere, insomma.

Se sei un uomo o una persona socializzata come uomo: cerca in tutti i modi di rispettare la voce altrui. Non devi necessariamente essere il più esperto del gruppo, il più centrale: il tuo valore non diminuisce se ammetti di non saper poi così tanto di un certo argomento. Accogli tutte le occasioni che hai per imparare e vivile come opportunità, non fallimenti.

Accetta di essere in ombra, a volte, perché qualcun altro possa dare il contributo più efficace e aspetta, perché arriverà il momento in cui il più competente della stanza sarai tu. Rifletti, prima di alzarti in piedi e rubare la voce ad altri: lavora sulla tua autoconsapevolezza e sulle tue abilità di metacognizione. E, ti prego, usa la tua voce per segnalare ad altri uomini quando attuano comportamenti che escludono o sovrastano. Faglieli notare, perché la tua voce di uomo verrà ascoltata da orecchie maschili mille volte di più.

– Federica Merli

Il risultato è una dinamica a doppio squilibrio epistemico: da un lato l’uomo sovrastima sé stesso, dall’altro sottostima la competenza della donna, producendo un’interazione in cui la conoscenza non circola, ma si impone.”

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