La terapia della sorpresa: Momcilo Jankovic e la luce che cura oltre la medicina
Momcilo Jankovic è un pediatra ed ematologo, già responsabile del Day hospital del reparto di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza dal 1982 al 2016. Amato dai pazienti e dalle loro famiglie per le sue delicate doti comunicative, oltre che per le sue straordinarie capacità professionali, al Bullone racconta la forza della sorpresa.

Dott. Jankovic, che cos’è per lei una sorpresa?
«Per me una sorpresa è quando capita qualcosa di veramente inatteso. Una sorpresa può essere piacevole o non piacevole, ma è sempre qualcosa che non ti aspetti e, per questo, ti colpisce. Anche qualcosa di estremamente semplice può diventare una sorpresa. Ad esempio, a me piace fare gli auguri per gli onomastici e non per i compleanni, proprio perché chi li riceve non se li aspetta e così i miei auguri diventano una sorpresa piacevole».
È innegabile che le sorprese, quando positive, rendano felici e facciano stare bene. Nella sua esperienza di medico ha potuto sperimentare il beneficio della sorpresa sui suoi pazienti e sulle loro famiglie?
«Sì, la sorpresa positiva è sicuramente un elemento favorevole della cura. La sorpresa incoraggia e dà al bambino e alla sua famiglia la luce necessaria per portare avanti un discorso di cura qualitativo. Dobbiamo avere sempre presente che la cura non è soltanto dare farmaci o medicare, ma è anche dare luce alla vita dei bambini e alle loro famiglie. La sorpresa positiva dà luce e, per questo, favorisce il percorso di cura. Nel sorprendere sono molto bravi i clown. La clownterapia, la pet-terapia, la musicoterapia sono tutti strumenti che contribuiscono a creare condizioni inattese in cui nascono le sorprese, portando i bambini e le loro famiglie fuori dall’ordinario e dall’abitudine».
Si può parlare, quindi, di una sorta di terapia della sorpresa?
«È innegabile che la sorpresa, intesa come evento piacevole, abbia delle ricadute positive anche a livello biologico e, quindi, possa aiutare nella cura. La sorpresa è un evento piacevole che libera delle sostanze positive che agiscono sui parametri vitali, dando alla persona uno stato di euforia e di benessere. Ovviamente, se dicessi che la sorpresa fa guarire di più i bambini sarei un bugiardo, però è vero che aiuta il bambino a tollerare meglio le cure e ad accettare in maniera più positiva il trattamento che sta facendo, con ricadute positive anche per la famiglia».
Una sorpresa positiva ha gli stessi effetti benefici sia sui bambini che sugli adulti? Oppure l’adulto fa più fatica a sorprendersi?
«La sorpresa degli adulti viene sempre accolta con prudenza. L’adulto è molto più prudente e meno spontaneo del bambino, quindi la sorpresa fa più fatica a dare il suo beneficio, però, alla fine, anche i genitori si stupiscono e si sorprendono. Ho visto genitori sorpresi dai progressi dei propri figli, soprattutto quando si accorgevano dei miglioramenti nella vita quotidiana».
Alle volte, però, nel percorso di cura, si verificano anche sorprese negative. In questo caso, quanto è importante saperle comunicare bene?
«È tutto un discorso di accompagnamento. Quando si accompagna un bambino nel suo percorso di cura a partire dalla diagnosi, non bisogna nascondere che potrà esserci una via di insuccesso. Questa via non va mentita, va cautamente detta. Quando, poi, capita che la situazione peggiori, è necessario leggerlo e comunicarlo con delicatezza, senza dare sentenze definitive, ma rendendo consapevoli che si è su un binario che potrebbe non portare alla luce. Solo in questo modo anche le comunicazioni più inattese e meno favorevoli vengono pian piano accettate».
Mi sembra che la chiave per rendere accettabile una sorpresa negativa sia quella di accompagnare. Qual è, invece, quella per rendere preziosa una sorpresa positiva?
«È l’impegno che ci mette chi prepara la sorpresa e la convinzione di poter dare e fare qualcosa di bello. Le famiglie e i bambini apprezzano e riconoscono l’impegno che una persona mette nel creare la sorpresa. La sorpresa non è un fatto passivo, deve avere dietro un lavoro di impegno che il bambino e i genitori riconoscono. Questo è l’elemento che fa scattare la positività del gesto. Altrimenti rimane un gesto poco significativo, per quanto complessivamente possa essere anche positivo».
Nella sua vita professionale, ha fatto tante sorprese. Ma ne ha anche ricevuta qualcuna? Quali sono le sorprese che ricorda con più piacere?
«Nella mia esperienza da medico, fortunatamente, ho avuto più sorprese positive che negative. Le sorprese negative sono tutti quei casi in cui si ha una risposta alla terapia minore e inattesa e in cui questo porta a un’evoluzione negativa per il bambino. Le sorprese positive che, invece, ricordo con più piacere sono legate alla crescita dei bambini che ho accompagnato nel percorso di cura. A volte capita che questi bambini siano talmente cresciuti, diventando uomini e donne, che nemmeno più li riconosco e sono loro a riconoscere me. Questa è una sorpresa veramente piacevole, perché vedi realizzato al meglio il tuo sforzo e il tuo impegno nella tua professionalità. Una sorpresa è, poi, anche quella che mi ha fatto qualche tempo fa una ragazza guarita».
Che sorpresa le ha fatto?
«Quella ragazza, quando era una bambina di soli sette anni, voleva un cagnolino, ma il papà non era d’accordo perché aveva paura delle infezioni. Visto che io, però, patteggio sempre per i bambini, con il buon senso ovviamente, alla fine di una visita le dissi di andare a prendere il suo cagnolino. Ecco, quel cagnolino è rimasto con lei per quattordici anni. Un giorno quella bambina, che nel frattempo è diventata una ragazza di 22 anni che studia psicologia, è venuta da me e mi ha mostrato di essersi tatuata sul braccio, per portarselo sempre con sé, un bigliettino che le regalai molti anni fa. Ecco, quella è stata una sorpresa estremamente piacevole perché è stata una gratifica immensa per il mio lavoro, al di là della materialità con cui si realizzano certi impegni o desideri».
Ha parlato di gratifiche. Negli ultimi anni, il suo lavoro è stato oggetto di importanti riconoscimenti. Sono state sorprese?
«Una delle cose che nella mia vita professionale mi ha sorpreso di più è stato quando mi hanno assegnato nel 2007 l’Ambrogino d’oro, la benemerenza civica di Milano, nel 2017 il Giovannino d’oro, la benemerenza civica di Monza e nel 2025 il Leone d’Oro alla carriera. Questi sono stati riconoscimenti che non mi aspettavo e che mi hanno sorpreso molto perché dietro c’è stata la volontà di persone che hanno raccolto firme per promuovere la mia nomina. E per questo non c’è età per smettere di stupirsi».
Quali sono state, invece, le sorprese più grandi nella sua vita personale?
«La più grande è stata quando mia moglie ha accettato di sposarmi, nonostante le mie difficoltà, e quella in cui siamo riusciti ad ottenere l’adozione di nostro figlio: sono state sorprese meravigliose».
– Momcilo Jankovic
«Dobbiamo avere sempre presente che la cura non è soltanto dare farmaci o medicare, ma è anche dare luce alla vita dei bambini e alle loro famiglie.»