Meravigliamoci – La verità sa nascondere altre realtà sconosciute

Tra citazioni di Massimo Pericolo ed Ethan Hawke, l'articolo di Maddalena riflette sull'amicizia autentica e sulla necessità biologica di un equilibrio dinamico tra io e altri.
"Meravigliamoci". Illustrazione di Aurora Protopapa.

Un’illuminazione dalla canzone Amici: la metamorfosi dal silenzio al rumore della condivisione

Io, che crescendo ho sempre trovato un rifugio nel silenzio, in questi ultimi anni sto imparando a smettere di stupirmi di fronte al suono della mia voce, del mio rumore. Lo stupore, infatti, può smentire verità che si davano per scontate, può rompere illusioni. Non sempre lo stupore è meraviglia, talvolta espone, spoglia senza chiedere il permesso e altera l’equilibrio che si ha con il proprio io, non sempre sano. Lo stupore è come un’onda che si schianta contro uno scoglio, e siamo noi lo scoglio, convinti di essere roccia inscalfibile.

È vero che, come dice Einstein, senza stupore saremmo come morti, perché saremmo solo roccia, senza mai cambiare. Il cambiamento avviene nel momento in cui lo stupore finisce e si impara qualcosa in più su di sé. Lo stupore deve essere temporaneo e poi dinamico. Va accolto, fatto risalire alla radice delle nostre più intime convinzioni, integrato nella trama del tappeto che stiamo tessendo, e poi lasciato andare. Non sempre, come per le onde, basta un solo incontro. Alle volte ci stupiamo per anni di qualcosa che lentamente smussa le nostre fragilità fino al compimento dell’opera.

La tentazione del silenzio e il rischio di esporsi

Da piccola ero rumorosa, in senso buono, poi, non so bene quando, ho scoperto che stare in silenzio era più facile. Parlare, fare rumore, significa esporsi. Esporsi significa sottostare a giudizi al di fuori del proprio controllo, significa tenere in conto di poter sbagliare, di poter ferire. D’altra parte, però, esporsi significa ricevere, provare, conoscere.

Qui, di nuovo, penso alle onde e penso a quante volte mi devo meravigliare di fronte alla bellezza dell’incontro con gli altri, della condivisione, delle emozioni, prima di convincermi che ne vale davvero la pena, rispetto a ciò che potrei perdere. Dare significa anche perdere ed è infinitamente più facile proteggersi nel proprio silenzio: un’introspezione che non include la realtà esterna. Passarci dentro molto tempo significa che so bene chi sono tra le mura della mia testa, mentre mi conosco poco con gli altri. Significa non dare agli altri il potere di conoscermi, pur perdendomi, ora consapevolmente, infinite occasioni.

La scelta migliore oltre quella giusta

Massimo Pericolo, nella sua canzone Amici, scrive: «ma noi non faremo l’errore, come fanno le altre persone, di fare sempre la scelta più giusta, invece di quella migliore». Di questa canzone me ne ha parlato una mia cara amica. È grazie alla vera amicizia che ho iniziato anche a conoscermi con gli altri. Il mio rumore non solo veniva apprezzato, ma anche cercato. Non so se smetterò mai di stupirmi di fronte al fatto che qualcuno negli anni ti resta accanto per scelta, e che più conosce e meno scappa. Con il tempo ho imparato a vivere questa realtà senza ansia, utilizzandola, invece, come stimolo per non dare mai per scontato chi mi resta accanto.

Comunque, grazie a questa canzone, la mia amica mi ha mostrato un’altra grande meraviglia: le scelte giuste non combaciano sempre con le scelte migliori; quindi, non solo qualcuno sceglie di restarci accanto per ciò che siamo, ma anche nonostante ciò che, alle volte, facciamo e questa cosa ha un potere immenso. Ciò che è meglio per sé non è sempre una scelta giusta, ma è bello poterla vivere, sapendo di avere una rete attorno nonostante. La vita migliora solo perché qualcuno a cui vogliamo bene esiste, assurdo. «The one who’s in love always wins» (colui che ama vince sempre), dice Ethan Hawke sul red carpet degli Oscar.

Per l’uomo l’equilibrio è dinamico

Gli eccessi non sono mai sani, dunque è importante coltivare parallelamente il rapporto con la propria interiorità e i rapporti con gli altri, senza trascurare alcuno. Senza il dialogo con il sé ci si perde nella narrativa degli altri, ma senza il dialogo con gli altri si resta roccia immobile. Per l’uomo l’equilibrio non è mai statico, ma dinamico. In biologia l’equilibrio statico rappresenta l’apoptosi, la morte cellulare. Ciò che in apparenza è fermo, in realtà è in costante cambiamento, e noi seguiamo le regole delle nostre cellule.

Non essendo fatti di sole cellule, però, non dobbiamo dimenticarci di essere gentili con noi stessi, di perdonarci, di accettare i nostri tempi e lasciare che le onde si infrangano tutte le innumerevoli, ma necessarie, volte affinché il cambiamento sia voluto e non forzato, per poter arrivare di fronte alla morte, davvero in pace.

– Maddalena Fiorentini

«Senza il dialogo con il sé ci si perde nella narrativa degli altri, ma senza il dialogo con gli altri si resta roccia immobile. In biologia l’equilibrio statico rappresenta l’apoptosi, la morte cellulare».

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