La matematica dello stupore: Vittoria e il fanciullino
1, 2, 3… 20, 76… dieci milioni, infiniti! I numeri sono infiniti e infinite sono le loro potenzialità. Un numero è soltanto un ente matematico astratto che esprime una quantità, ciò che non smetterà mai di stupirmi, però, è quello che tanti piccoli valori possono produrre: i numeri creano universi.
Sono loro che dettano gli andamenti economici, sono loro che decidono se una navicella è pronta a varcare nuovi orizzonti spaziali, sono loro a far funzionare computer e cellulari, insomma dobbiamo agli 1, ai 2, ai 68, agli 0,07 lo sviluppo di tutto il nostro pianeta. Non è assurdo? Anche lo 0,001% di errore può cambiare lo svolgimento della storia, ed è qua che arrivo alla conclusione che forse la meraviglia è questo: osservare tanti 0,001 che piano piano creano infiniti equilibri indistruttibili.
Inizio a vedere gli 0,01 nei momenti di imprecisione umana quando arrivano le parole giuste nel secondo giusto, oppure guardando i fenomeni naturali: ad esempio, nella miriade di stelle che cadono durante la notte del dieci agosto, nell’estate di San Martino (fenomeno meteorologico autunnale in cui, dopo i primi freddi, si verifica un breve periodo di tempo stabile e soleggiato con temperature insolitamente miti), o nella neve bianca e morbida che cade.
Capisco che i numeri ammassati li vedo quando divento una bambina, quando la mia testa si svuota dalle paure e dalle preoccupazioni e poi il mio animo parte per la tangente, comprendendo piano pianino che quel fanciullino, di cui il poeta Pascoli romagnolo amava discutere nella sua poetica, esiste davvero. La meraviglia è nelle piccole cose, negli aspetti che chi è oberato dalle mille consegne lavorative non può vedere: mi riferisco ai fiori che si risvegliano, ai parchi che si riempiono di risate, alle torte al cioccolato, alle persone che nessuno prende troppo in considerazione, ma che salvano la società come i pompieri o i medici.
Oltre la produttività: un’opera d’arte collettiva
Gli occhi del nostro bambino interiore possono essere una chiave fondamentale per aiutare la società, perché in un mondo sottomesso e segnato dalla produttività, dove tiriamo le conclusioni della giornata solo sulla base della quantità di compiti portati a termine, il fanciullino che c’è in noi vede valori e significati nascosti. Va oltre alla quantità, arrivando alla radice di ciò che conta davvero: sogni, speranze, pace, gioia, uguaglianza.
Peter Pan non l’aveva pensata male a desiderare di voler rimanere bambino per sempre.
Credo che tra una corsa e l’altra, nei momenti in cui prendiamo fiato, potremmo provare a cercare il fanciullino che è dentro di noi, magari chiedendoci: «Dove vedo la meraviglia?». E a quel punto riusciremo a guardare le foglie che cadono con una nuova magia, a non essere indifferenti quando qualcuno ha bisogno di aiuto per strada, a sentirci fortunati perché la luce si accende quando entriamo in camera da letto e a risolvere calcoli complessi pensando che i numeri siano quegli infiniti silenziosi che in questo mondo, apparentemente segnato dal caos, ci ricordano quanto siamo piccoli e grandi allo stesso tempo. Perché uniti, possiamo creare anche noi fantasmagorici equilibri. Quando si studia Pascoli si osserva un rapporto strettissimo tra fanciullino e meraviglia e io ho capito che l’impronta che possiamo lasciare, se scopriamo il bambino che c’è in noi, è un’opera d’arte.
– Vittoria Velluzzi
«La meraviglia è questo: osservare tanti 0,001 che piano piano creano infiniti equilibri indistruttibili. I numeri sono quegli infiniti silenziosi che in questo mondo, apparentemente segnato dal caos, ci ricordano quanto siamo piccoli e grandi allo stesso tempo».