Crepe preziose e un ricordo che continua a brillare: i B.Liver alla scoperta del Kintsugi

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La scoperta del kintsugi diventa un viaggio per imparare ad abbracciare le proprie fragilità. Un pomeriggio emozionante dedicato all'arte e alla memoria di Niccolò Basseggio.
Il kintsugi è un'antica pratica giapponese di restauro della ceramica. Attraverso l'uso di oro o argento fusi, si saldano insieme i frammenti di un oggetto rotto, esaltando le crepe invece di nasconderle.

Giovedì 18 giugno abbiamo trascorso un pomeriggio bellissimo al Parco della Porada, in provincia di Bergamo, sperimentando una tecnica artistica per i nostri B.Liver quasi sconosciuta: il Kintsugi. Abbiamo, inoltre, voluto dedicare un momento alla memoria di Niccolò Basseggio, proprio nel luogo in cui si trova l’opera “Il Cuore di Nico”, a lui dedicata. L’iniziativa, promossa dalla famiglia di Nicolò, è nata con l’obiettivo di creare un’occasione speciale per ricordarlo attraverso un’esperienza artistica vissuta insieme.

Abbiamo così sperimentato l’arte giapponese del Kintsugi, guidati dalla formatrice Chiara Lorenzetti, artista artigiana esperta della tecnica. I ragazzi sono stati coinvolti in un laboratorio pratico, creativo e capace di emozionare.

Il valore della rottura e il significato della rinascita

L’attività è iniziata con un gesto forte, ma anche molto divertente: ognuno ha rotto una ciotola in ceramica con un martello, dando origine a frammenti unici e personali. Un atto simbolico che ci ha fatto riflettere sulla fragilità e sulla possibilità di rinascita.

Successivamente, sotto la guida di Chiara, abbiamo ricomposto i pezzi con una colla speciale mescolata a polvere dorata. Le tipiche venature del Kintsugi hanno così preso forma, trasformando ogni frattura in un elemento prezioso.

Ogni oggetto è diventato un’opera unica, caratterizzata da crepe diverse, segni irripetibili dei percorsi di ognuno dei nostri ragazzi. Il processo, lento e delicato, ha richiesto pazienza, cura e attenzione, elementi fondamentali di questa antica pratica. Il Kintsugi, infatti, insegna a valorizzare le rotture invece di nasconderle, rendendole parte integrante della bellezza dell’oggetto.

Trasformare la fragilità in una risorsa preziosa

Un messaggio che si intreccia con ciò che Fondazione Bullone porta avanti ogni giorno: riconoscere il valore e la bellezza delle fragilità di ognuno e trasformarle in risorse.

Infine, come in ogni momento speciale che si rispetti, non poteva mancare un tocco di dolcezza: abbiamo fatto merenda con un freschissimo gelato, prima di ritrovarci insieme davanti all’opera dedicata a Nico.

Ringraziamo di cuore Chiara Lorenzetti, che ha messo a disposizione gratuitamente la propria competenza e passione. E grazie anche alla presenza e al supporto di chi ha collaborato alla realizzazione di questa attività.

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