La Mammoletta – L’odio cattura, ci fa ammalare, ci rende ciechi e sordi

I ragazzi della comunità "La Mammoletta" raccontano l’incontro con il progetto «100 porti 100 città». Un viaggio di resistenza e consapevolezza per non restare indifferenti davanti alla tragedia in Palestina.
La campagna "100 porti 100 città" prevede tappe in Italia con la barca Lady J, rinominata Ghassan Kanafani.

Crescere ribelli: La Mammoletta in viaggio per la pace e la Palestina

La comunità La Mammoletta è collegata e connessa con molte altre realtà, dove può e con i mezzi a disposizione, si fa portavoce di sé stessa attraverso i racconti delle ragazze e dei ragazzi che la abitano; è luogo che si afferma nello spazio e nel tempo, un avamposto che ci fa sentire accolti e protetti. Il fondatore, Don Antonio Mazzi, ha voluto la comunità partecipe sul territorio e non un ente lontano, assente o invisibile, così i responsabili del presidio hanno colto appieno l’importanza della rete che un posto come questo deve costruire attorno a sé; perciò, siamo consapevoli di ciò che accade sullo scenario elbano, cercando di partecipare con la massima frequenza e coerenza. Siamo spinti a guardarci attorno, a vedere il mondo, a conoscerlo per quanto accade con pensiero lucido e critico e così a casa nostra si parla di Palestina, fatto che tocca tutti in un modo o in un altro, ma di cui non si parla abbastanza, la scuola addirittura se ne disinteressa totalmente lasciando i giovani disinformati su temi di attualità che dovrebbero essere collettivi.

Le notizie che ci giungono dai mezzi di comunicazione di massa sono modificate, non raccontano la verità ma la trasformano a proprio piacere e secondo quello che fa più comodo. Soprattutto in questo periodo storico e soprattutto ora che la guerra si sta sempre più dilatando, bisogna saper scindere il falso dal reale e capire davvero ciò che accade, e l’importanza di non abbandonarsi ai luoghi comuni, a ciò che tutti dicono, ma approfondire per poter costruire pensieri personali e razionali su questioni grandi spesso più di noi. Davanti ad eventi immensi che possono stravolgere un singolo, deve essere il gruppo a lottare, ad aggregarsi per un ideale comune, un ideale umano di pace speranza e amore. Siamo venuti subito a conoscenza del progetto «100 porti 100 città», la mobilitazione nazionale che ha come scopo di sensibilizzare e parlare di Palestina, raccontare e testimoniare per rendere concreto e vero ciò che accade. La campagna prevede tappe in tutta la penisola italiana con la barca Lady J, rinominata Ghassan Kanafani e un camper che la accompagna via terra. Lo scopo è anche quello di raccogliere fondi per l’ospedale Al-Awda.

Coloro che portano avanti tale iniziativa – Shokri Hroub, Vincenzo Fullone e Franca Cammarota – hanno lasciato le loro case, i loro lavori e le loro famiglie per dedicarsi alla giustizia, una palese dimostrazione di amore e partecipazione dove fuori c’è odio e individualismo; l’incontro con loro ci ha mostrato che esistono ancora persone dedite all’altro, dedite alla pace in mezzo a tanta disumanità. Ci sono state raccontate storie che hanno testimoniato ancora una volta quanto può essere crudo il mondo, quanto la sete di potere e di denaro può far diventare delle persone dei veri e propri mostri in grado di uccidere, torturare, rapire, sottomettere, privare, seviziare, violentare. Così fanno gli israeliani (non tutti, ne esiste una parte che per fortuna non la pensa in questo modo) che hanno trovato complicità e sostegno negli altri governi per continuare il loro assedio in Palestina, un sistema costruito e radicato nelle loro menti, progettate per sterminare un popolo intero; l’odio cattura rendendoci bestie, prende e non chiede permessi, macchia di nero, ammala gli animi, rende gli occhi ciechi, le orecchie sorde, la mente priva di raziocinio.

Dopo la tappa a Portoferraio, l’imbarcazione è ripartita per Piombino, una parte di noi ragazzi di comunità ha partecipato alla traversata, è salpata su una barca che sa di resistenza, sa di lotta, parla di Palestina, un’esperienza che segna e apre il cuore. Un viaggio che, seppur breve, è stato pieno di scambi di opinioni e di riflessioni importanti. Ci ha fatto riflettere sulla necessità di fare gruppo per vincere le battaglie e questo vale anche per la nostra comunità, che può andare nella giusta direzione solamente se ci sosteniamo tutti a vicenda. Alcuni di noi non erano interessati a conoscere e capire chi sono davvero gli israeliani e cosa davvero succede, ma la forte onda emotiva che li ha colti durante i momenti sulla Ghassan Kanafani ha smosso così tanto da aprire loro gli occhi e renderli, in qualche modo, cittadini del mondo.

L’incontro eccezionale, rarissimo per la sua bellezza, ha smosso domande, posto quesiti, messo in dubbio almeno in parte il nostro modo di vivere la quotidianità e ci siamo chiesti che cosa possiamo fare noi per il mondo, quale pezzo di noi dare. Il modo migliore che abbiamo ora per contribuire ad attenuare l’odio nel mondo è partire da noi, ogni giorno migliorare, stare in un percorso, viverlo appieno nel suo presente per sviluppare giudizi obiettivi. Vogliamo andare contro i potenti e la loro sete di ricchezza, avere una mente sana per poterne smuovere altre, accrescere la nostra conoscenza sempre, vogliamo crescere ribelli.

– Victoria Sirbu, Leonardo Acca, Kristina Mirco e Giordano Baldi

«Davanti ad eventi immensi che possono stravolgere un singolo, deve essere il gruppo a lottare, ad aggregarsi per un ideale comune, un ideale umano di pace, speranza e amore».

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