«In veritate concordia»: unità nella diversità

Il 2000, il 2007, il 2015 e l'attualità: Vittoria riflette su come la consapevolezza delle nostre diversità sia l'unica vera chiave per evitare la regressione e puntare alla pace globale.
"Corre l’anno 2000: mentre il mondo iniziava a connettersi tramite Internet, l’Unione Europea adottava il suo motto: «In veritate concordia» (Unità nella diversità). L’obiettivo era chiaro: operare insieme per la pace e la prosperità, preservando la ricchezza delle diverse culture e lingue." Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Unità nella diversità: il viaggio dell’umanità tra memoria, crisi e speranza verso il 2052

Corre l’anno 2000: mentre i ragazzi iniziano a intripparsi con il nuovo mondo «L’internet» e Jhumpa Lahiri vince il premio Pulitzer per la narrativa con Interpreter of Maladies, gli Stati membri dell’UE mostrano per la prima volta il loro motto: «In veritate concordia» (Unità nella diversità). Questi due termini, selezionati tra 80.000 proposte, mirano a esprimere come gli Stati membri dell’Unione Europea possano riuscire a operare insieme a favore della pace e della prosperità, mantenendo al tempo stesso la ricchezza delle diverse culture, tradizioni e lingue del continente.

2007: mentre nascevo io, si manifestano i primi segni di una possibile crisi finanziaria; entra sul mercato il primo Iphone; viene proclamato l’anno europeo delle pari opportunità per tutti; si allarga l’Unione Europea e si firma il Trattato di Lisbona, è l’inizio di una nuova epoca che può sfociare in un’importante possibilità di sviluppo sostenibile, o in una profonda regressione.

2015: crisi economica della Grecia; emergenza migranti; attacco ISIS a Parigi. Negli occhi delle Nazioni prevale un senso di paura per un futuro incerto a cui diversi Stati reagiscono capendo che è necessario unire idee diverse, perché bisogna fare qualcosa per migliorare il nostro pianeta. Dunque un’ondata di turisti arriva a Milano per l’Expo incentrato sulla tematica «Nutrire il pianeta, energia per la vita»; l’Irlanda legalizza i matrimoni LGBTQ+ attraverso un referendum popolare; l’Iran raggiunge un accordo sul nucleare con USA, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. Ma l’invenzione più all’ avanguardia è l’agenda 2030: 17 obiettivi che hanno lo scopo di porre le basi per un futuro più sostenibile. Alcuni esempi: Parità di genere; Garantire salute e benessere; Impegnarsi a ridurre la povertà.

2026: la guerra Russo Ucraina continua ufficialmente da quasi 4 anni (anche se le tensioni sono cominciate nel 2014); nei rapporti tra Israele e Palestina non si vede al momento una risoluzione equa; negli USA i valori dell’integrazione e dell’accoglienza sono ogni giorno più minacciati con grave danno per i cittadini. Insomma, se guardassimo il nostro pianeta dall’esterno non penseremmo di andarci in villeggiatura. Ci siamo abituati all’indifferenza, mostrano i titoli di diverse testate giornalistiche. Io credo che ciò che manca sia la consapevolezza, la consapevolezza della ricchezza che ognuno ha dentro di sé; ognuno di noi è un pezzo di un più grande ecosistema che senza la diversità non può esistere, non può essere in equilibrio.

2052: il trionfo della cooperazione: a scuola si insegna ai ragazzi come innamorarsi di tutto ciò che la vita offre loro, con la speranza di creare dei supereroi che collaborano per portare positività e speranza alle nuove generazioni. La cooperazione tra Stati offre una via di uscita dalle difficoltà economiche, che permette a tutti di vivere una vita dignitosa e segnata da una Sanità efficiente, un’alimentazione sana a un prezzo sostenibile e una rigenerazione degli ecosistemi. Il mondo è cambiato: ci sono più possibilità di lavoro, si dà spazio all’inclusione, alla parità di genere. Forse l’unità nella diversità è un valore in evoluzione, una via che sempre più sta diventando elemento fondante del nostro essere fisico e morale e che dimostra come i bagagli personali possano, se uniti, offrire al mondo nuovi modi di pensare, come un viaggio dove stare bene.

– Vittoria Velluzzi

«Ognuno di noi è un pezzo di un più grande ecosistema che senza la diversità non può esistere, non può essere in equilibrio».

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