Unità nella diversità – Intervista a Daron Acemoglu: “Per i giovani futuro inclusivo, lavoro «aumentato» dall’IA, salari più alti e nuovi impieghi”

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L'economista Daron Acemoglu avverte: senza regole globali e un'inversione di rotta verso istituzioni inclusive, l'IA rischia di creare solo vincitori e vinti, minacciando la democrazia.

Il premio Nobel Daron Acemoglu: «L’Intelligenza Artificiale non deve sostituire il lavoro, ma potenziarlo»

Washington. Ci mandano segnali chiari i fischi degli studenti americani ai capi di Google e Meta quando esaltano i benefici dell’Intelligenza Artificiale. È la diffidenza dei giovani per il racconto trionfalistico di una tecnologia che sconvolge la loro formazione e smonta le professioni in cui stanno per entrare. Aggiungiamo la ribellione dei cittadini per la costruzione vicino a casa dei centri-dati dell’Intelligenza Artificiale che consumano troppa acqua ed energia, e si rafforza il fronte di ostilità per gli ultraricchi che fanno pagare agli altri il costo di una rivoluzione tecnologica.

Si può ancora cambiare strada uscendo dalla corsa a chi arriva prima per fare profitti e promettere benefici futuri? La domanda è necessaria e drammatica. Daron Acemoglu, 55 anni, tra i primi dieci economisti nel mondo, risponde che siamo solo all’inizio della rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale destinata, senza regole, a creare vincitori e vinti. La prima linea da difendere è il lavoro umano. Va protetto e valorizzato. Non va cancellato da agenti algoritmici, ma amplificato da nuove competenze, aumentando salari e stipendi, creando nuovi impieghi. Un lavoro con più forza per contare e un passaggio generazionale più giusto nei mestieri e nelle professioni. Con finanziamenti e soldi pubblici a chi investe sulla formazione dei lavoratori più giovani. In questo contesto non è sufficiente «tassare i ricchi», occorre far pesare il fisco su chi usa finanziariamente e industrialmente gli algoritmi per gestire i dati.

Acemoglu è per lo smembramento, in nome delle leggi pro-concorrenza, del monopolio di mercato delle «big tech» americane. Perché non si gestisce solo un’industria quando una manciata di ingegneri-imprenditori controlla contemporaneamente i cavi sottomarini, i satelliti, i sistemi di pagamento, i flussi di informazione e i modelli linguistici che strutturano il pensiero collettivo. Si aspira con l’IA a superare le capacità cognitive umane e a dominare il mondo. Incrociamo il professor Acemoglu alla Banca Mondiale, nel palazzo al 118 H street North West. Viene da una riunione sul tema: L’imperativo del buon lavoro.

Daron Kamer Acemoglu (Istanbul, 3 settembre 1967) è un economista turco naturalizzato statunitense. Professore di economia al MIT, vincitore nel 2005 della John Bates Clark Medal e del Premio Nobel per l’economia nel 2024, è fra i dieci economisti più citati al mondo.

Professor Acemoglu, che cosa sta diventando il lavoro umano nell’era della economia IA?

«Siamo già a un’altra svolta dell’economia. Il lavoro si trasforma: da “esecuzione” a “giudizio”. Semplifico. Ti pagano per giudicare se funziona quello che dice l’IA. Questa risposta dell’IA è giusta? Serve al cliente?».

Il racconto era di una gara per l’IA fra l’America e la Cina, di competizione strategica.

«La realtà cambia la narrazione. L’Intelligenza Artificiale non vive nelle nuvole, in modo astratto. Vive nei data center. Ogni risposta generata da un chatbot, ogni modello linguistico addestrato, ogni video in streaming, ogni applicazione e ogni algoritmo di machine learning dipendono da una rete globale di infrastrutture fisiche. Chi controlla i data center controlla, in larga misura, anche la capacità di sviluppare i sistemi di IA più avanzati. Da questi data center parte l’automazione diffusa che incide sul lavoro umano nelle fabbriche e negli uffici: negli Stati Uniti i licenziamenti da IA sono già stati circa 100 mila tra 2025 e 2026».

È arrivato il momento di chiedersi come cambiare?

«Si deve integrare il lavoro umano nell’IA e far partecipare i lavoratori ai benefici del cambiamento. È sbagliato fidarsi ciecamente di chi vi dice: “Ho fatto un lavoro in due minuti con l’IA”. Il nodo non è quindi se l’IA sappia svolgere bene un singolo compito, ma se riesca a orchestrare compiti diversi con la fluidità con cui lo fa un essere umano, capace di formulare richieste, verificare risposte, controllare errori».

Dove si può intervenire?

«Occorre distinguere. Un elettricista aiutato dalla diagnostica dell’IA; un’infermiera supportata dall’IA nell’interpretazione dei sintomi; un insegnante che usa l’IA per personalizzare l’insegnamento per ciascuno studente. Questi sono lavori in cui l’IA aumenta la capacità del lavoratore, che resta titolare di ogni decisione. Il lavoro non può diventare una sequenza lineare di istruzioni algoritmiche. È al contrario un insieme di attività, contesti, relazioni, imprevisti, priorità e passaggi tra strumenti diversi».

Come si possono interpretare le parole di Papa Leone sull’IA e la tutela della persona?

«Sono un forte contributo alla chiarezza morale alla discussione. Sono necessarie regole globali a Mosca, a Pechino e a Washington perché l’IA è globale. L’Europa si muove ma non ha capitali e poca innovazione per capire se la tecnologia può migliorare la vita delle persone».

Resta il tema dei mercati, la corsa al profitto hi tech.

«Chi manovra lo sviluppo di IA non sembra preoccupato dalla distorsione che introduce nella società in cui vive. L’attuale governo di Washington protegge queste scelte sbagliate. Prevalgono istituzioni “estrattive” che tirano fuori dati con l’Intelligenza Artificiale senza rispetto dei diritti. Vanno rafforzate le istituzioni “inclusive” dentro lo stato di diritto e rispettando il lavoro umano».

Cambiare direzione vuol dire scontrarsi con poteri giganteschi?

«L’IA potrebbe riaccendere produttività, redditi e innovazione ma a pagarne il prezzo non può essere soltanto la parte più debole della popolazione. La globalizzazione ci ha insegnato che una grande trasformazione economica può essere tecnologicamente un successo e socialmente anche un fallimento. Benessere e povertà dipendono da come le istituzioni politiche intervengono per accompagnare i cambiamenti dell’economia e della tecnologia verso l’interesse pubblico».

Chi altro può muoversi per equilibrare l’impatto sociale ed economico dell’IA?

«Le aziende IA si rendono conto che la preoccupazione della gente sul destino del lavoro sta crescendo e hanno interesse a influenzare con campagne di comunicazione e marketing il modo in cui l’opinione pubblica, le Borse, i legislatori ed i media interpretano l’impatto economico della tecnologia. Gli stessi operatori azionari mettono in guardia dalle bolle speculative dell’IA che possono esplodere o quanto meno sottrarre risorse ad altri settori commerciali ed industriali. Scienziati ed economisti devono avere l’indipendenza di giudizio per misurare correttamente l’impatto reale della IA ed esaminare se ampie fasce della popolazione godano, oppure no, dei risultati del progresso tecnologico».

IA e impatto sulla democrazia: i timori sono fondati?

«È facile prevedere che la vita democratica si ridurrà progressivamente se continuiamo con l’accentramento monopolistico del potere economico nelle mani di poche multinazionali che influenzano oltre ogni limite le istituzioni politiche. Queste istituzioni hanno imboccato da tempo una strada pericolosa, da molto prima dell’arrivo al potere dell’amministrazione attualmente in carica. Non sembrano in grado di contrastare privilegi di redditi, nell’accesso e nella qualità dei servizi fondamentali come sanità e istruzione, cura. Il mutamento è avvenuto anche sui mercati finanziari dove vengono premiati spesso senza ragione i titoli azionari di chi utilizza per l’IA i dati sulla profilazione dei consumatori e la sorveglianza territoriale. Se non ci sarà una svolta diventeranno sempre più numerose le persone che considerano la democrazia un sistema da cambiare perché incapace di rappresentarli, perché esaurita nei suoi principi, perché non ascolta le loro richieste di diritti ed uguaglianza».

– Daron Acemoglu

«Il lavoro non può diventare una sequenza lineare di istruzioni algoritmiche. È al contrario un insieme di attività, contesti, relazioni, imprevisti, priorità e passaggi tra strumenti diversi».

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