Unità nella diversità – La cultura è la chiave per tenerci stretti

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Dalle lezioni di cura collettiva in Giappone alla filosofia della grazia: una riflessione profonda su come gesti semplici e approcci culturali diversi possano unirci in un progetto di salvezza planetaria.
"Oggi, la vera discriminazione è climatica. I più deboli sono le vittime principali di una trasformazione ambientale causata, soprattutto, dalle azioni delle fasce di popolazione più ricche". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Unità nella diversità: la “grazia” come chiave per salvare il clima e il mondo

«Unità nella diversità», il motto dell’Unione Europea che dovrebbe guidare anche la sfida contro l’innalzamento delle temperature globali. L’unità rappresenta l’obiettivo comune, la diversità risiede nei molteplici approcci e strumenti per contrastare una tendenza sempre più preoccupante. Adattamento e mitigazione. Perché, anche se si hanno estrazioni diverse, tradizioni e lingue, modi di pensare all’apparenza inconciliabili, è indubbio che ci siano emergenze capaci di scuotere tutti, indiscriminatamente.

Esistono, poi, mezzi che devono essere schierati in campo universalmente, a prescindere dall’etnia. Come cita Kathryn Paige Harden, in La lotteria dei geni, «le storie di differenze razziali radicate in tratti umani complessi e rilevanti in termini di disuguaglianza sociale nelle moderne economie industrializzate – come perseveranza, impegno, creatività, ragionamento astratto – non sono altro, appunto, che storie, racconti di fantasia».

Per questo, il riconoscimento dell’esistenza e pericolosità del cambiamento climatico è sempre più diffuso anche nei dibattiti internazionali e tra le persone comuni di ogni parte del mondo. Le conseguenze sulla nostra pelle, che ormai affliggono i più, colpiscono in maniera onnipresente e più o meno marcata la totalità della popolazione. In particolare i più deboli. A chi volesse riportare in auge le perniciose teorie eugenetiche, secondo cui le disuguaglianze derivano dal DNA, oggi potremmo rispondere che la vera discriminazione è climatica. I più deboli e svantaggiati sono infatti le vittime principali di una trasformazione ambientale causata, soprattutto, dalle azioni delle fasce di popolazione più ricche e fortunate. Migrazioni, esposizione all’inquinamento idrico e atmosferico, rischio idrogeologico, sismico e pericoli legati alla scarsità idrica sono, infatti, diffusi soprattutto tra le persone più svantaggiate per provenienza sociale o per situazioni di precarietà economica. Così l’Unione Europea, sostenitrice del motto che auspica la pace e la prosperità, grazie all’arricchimento reciproco, potrebbe davvero essere precorritrice di una politica di contrasto al cambiamento climatico. Come? Attraverso le diverse culture, lingue e tradizioni. Soprattutto con approcci e soluzioni creative disparate, efficaci e soprattutto concrete, che tengano conto delle relazioni continue anche con gli altri abitanti del pianeta. Abbiamo visto come i giapponesi, dopo le partite dei mondiali, si siano dedicati alla raccolta dei rifiuti sugli spalti degli stadi statunitensi e messicani, davanti a milioni di spettatori. Un gesto molto potente che racchiude una filosofia di cura che segna l’identità più profonda di un Paese. Tanto per dirne una. Durante l’ultimo viaggio in Giappone, una donna addetta alle pulizie all’uscita dei servizi pubblici, si è avvicinata per sistemarmi le scarpe nel verso giusto, per permettermi di indossarle correttamente. Anche se intenta a sanificare il bagno e impegnata nel suo lavoro, ha agito con grazia.

La stessa Grazia che, nell’omonimo film, Sorrentino, rende così esplicita e, al contempo, intangibile. Addirittura così criptica da poter assumere svariati significati. La libertà che il Presidente della Repubblica De Santis può concedere a una donna, accusata di omicidio. Oppure la bellezza intima e spontanea che permea il film di delicatezza dall’inizio alla fine, attraverso i suoi personaggi.

E se fosse proprio quella grazia, volta alla cura dell’ambiente, alla capacità di comprendere e adottare strategie provenienti da popoli lontani, a guidarci verso una reale unità?

Intanto un barbone, a Berlino, raccatta più bottiglie di plastica che può. La mattina seguente, le consegnerà al supermarket davanti a cui passerà la notte.

– Pietro Lenzi

«E se fosse proprio quella grazia, volta alla cura dell’ambiente, alla capacità di comprendere e adottare strategie provenienti da popoli lontani, a guidarci verso una reale unità?».

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