La parola ai grandi – Sabin vinse la poliomelite: il suo vaccino gratis a tutti

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Dalla fuga dalle persecuzioni alla ricerca scientifica globale: Albert Sabin ha trasformato il dolore personale in una "splendida vendetta" a favore dell'umanità intera.
Albert Sabin interpretato da Max Ramezzana.

Albert Sabin: il medico della “zolletta di zucchero” che donò la salute al mondo

Dopo Tina Anselmi, partigiana, cattolica e Ministra, che ha inaugurato la rubrica dedicata ai «grandi» personaggi della Storia, tocca questa volta ad Albert Sabin, medico e ricercatore che ha sconfitto la poliomelite grazie a un vaccino distribuito gratuitamente a tutti. Con la sua opera, lo scienziato polacco ha lasciato così un segno indelebile nella società trasformando la propria esistenza in un esempio di umanità e altruismo.

Albert Sabin… il medico «della zolletta di zucchero».

Albert Bruce Sabin, all’anagrafe Abram Saperstein (Białystok, 26 agosto 1906 – Washington, 3 marzo 1993), è stato un medico e virologo polacco naturalizzato statunitense. È celebre per aver sviluppato il vaccino contro la poliomielite, somministrato su una zolletta di zucchero. Rinunciò a brevettare la scoperta per garantirne la diffusione globale, definendola «il mio regalo a tutti i bambini del mondo».

Sabin nacque in Polonia nel 1906 da una famiglia ebrea ed emigrò negli Stati Uniti da ragazzo per sfuggire alle persecuzioni antisemite. Questa esperienza di vulnerabilità e discriminazione sembra aver alimentato in lui una sensibilità particolare verso la sofferenza altrui, specialmente quella dei bambini colpiti dalla poliomielite.

Uno studente modello, una persona con un cuore fertile e generoso che pronunciava spesso queste parole: «Si resterà giovani finché il cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di coraggio e di forza che giungono dalla terra, da un uomo o dall’infinito. Quando tutte le fibre del cuore saranno spezzate e su di esso si sarà accumulato il pessimismo, è solo allora che si diventerà vecchi».

Albert Sabin è stato un medico e virologo che dedicò la sua vita alla ricerca scientifica, lavorando negli Stati Uniti. Tra le sue frasi ritroviamo: «Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandonano i propri ideali».

Cinzia Farina, laureata in Lingue e Letterature moderne, ha frequentato l’Istituto di medicina
psicosomatica
. È specializzata in alimentazione ed è cronista del Bullone.

Negli anni 50, mentre Jonas Salk sviluppava il suo vaccino inattivato contro la poliomielite, Sabin lavorava a un approccio alternativo basato su virus vivi attenuati. Riteneva che questo tipo di vaccino, somministrato oralmente, offrisse un’immunità più simile a quella naturale e più duratura. Poiché in America il vaccino Salk era già in uso e rendeva difficile effettuare una sperimentazione clinica su larga scala, Sabin testò il vaccino su milioni di persone in Unione Sovietica, un episodio raro di collaborazione scientifica USA-URSS in piena Guerra Fredda.

Il vaccino orale fu approvato negli Stati Uniti nel 1961 e divenne rapidamente lo standard globale, grazie anche alla facilità di somministrazione (poche gocce su una zolletta di zucchero) rispetto all’iniezione; più economico e più semplice da distribuire rispetto al vaccino iniettabile di Salk, e capace di indurre un’immunità intestinale che aiutava a bloccare la circolazione del virus nella comunità. Il suo vaccino fu dunque determinante per le campagne globali di eradicazione della poliomielite promosse dall’OMS a partire dagli anni 80.

Albert Sabin è ricordato da tutta l’umanità per avere quasi completamente sconfitto la poliomielite, una malattia che per molto tempo ha colpito gravemente i bambini. Un obiettivo raggiunto anche grazie alla scelta di non brevettare il suo vaccino, così da permettere che tutti ne beneficiassero. Fu quindi non solo uno scienziato di grande valore, ma anche un uomo generoso e attento alla salute degli altri. Questa scoperta ha salvato milioni di vite e rimane ancora oggi un esempio di impegno, umanità e responsabilità verso il mondo, la prova di come un singolo atto di generosità possa avere effetti su scala planetaria per generazioni e generazioni. Del resto, come amava ripetere lo stesso Sabin: «Non si può separare la scienza dall’umanità».

A chi insisteva perché lui brevettasse il vaccino, rispondeva dicendo che era il suo più bel regalo a tutti i bambini del mondo. Non trasse alcun vantaggio economico dalla sua invenzione, affinché un prezzo più contenuto facilitasse la più ampia diffusione possibile. Non ricevette alcun premio Nobel per le sue scoperte brevettate, ma solo numerosi riconoscimenti dalle Università di tutto il mondo. Si ritirò dalle scene, però continuò le sue ricerche per trovare rimedi contro il morbillo, il tumore e la leucemia. Sabin morì nel 1993 nell’indifferenza, lasciandoci oltre al vaccino, insegnamenti di solidarietà, dove il bene superiore prevale su qualsiasi interesse economico. Sottolineava: «Il mio più grande desiderio è che il vaccino antipolio sia così economico da essere disponibile per ogni bambino nel mondo».

«Il mio più grande desiderio è che il vaccino antipolio sia così economico da essere disponibile per ogni bambino nel mondo».
In alto, una bambina assume il vaccino antipolio.

Quando gli fu chiesto se desiderasse vendicarsi per le due nipoti uccise dalle SS, rispose: «Mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutto il mondo. Non la trova una splendida vendetta?». Espresse la convinzione che l’uomo veramente potente non fosse chi domina il nemico, ma chi riesce a trasformarlo in un fratello. La generosità oggi è molto rara, ognuno pensa ai profitti, dovremmo tutti ricordare invece la storia di quel filantropo, che si è dedicato alla ricerca… di quel dottore che ha salvato la vita di molti bambini con «la sua zolletta di zucchero».

«Mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutto il mondo. Non la trova una splendida vendetta?».

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