Intervista al dottor Tommaso Parrinello, coordinatore delle operazioni satellitari e dei sistemi di Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Parlare con il dottor Tommaso Parrinello è un’esperienza unica e felice che arricchisce anima e mente. Lavora all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) dove coordina le operazioni satellitari e i sistemi di Terra, per garantire il maggior ritorno scientifico dei dati prodotti.
Lei è molto sensibile e attento a divulgare la sua scienza presso i giovani: che reazione avverte?
«Ho sempre avvertito una grande curiosità tra i giovani e un grande desiderio da parte degli studenti di avvicinarsi alla scienza. Alcuni ritengono che sia difficile e fatta solo di formule e grafici complicati. Questa reticenza svanisce nel momento in cui la narrazione e la spiegazione dei fenomeni scientifici trova un riscontro nella vita di tutti giorni. Fare ricerca scientifica non vuol dire solo conoscere meglio la realtà che ci circonda, ma soprattutto migliorare la qualità della nostra vita. Comunicare questo è fondamentale e i ragazzi, spesso meravigliati, scoprono una nuova dimensione della scienza che non sempre si percepisce dai testi scolastici».
Come si educa alla scienza?
«Educare alla scienza vuol dire educare al pensiero critico e razionale. Significa lavorare in gruppo per raggiungere risultati comuni, acquisire un metodo sperimentale e la competenza per discernere i fatti dalle “fake news”, oggi molto in voga. Ma soprattutto educare alla scienza vuol dire mettere ognuno di noi nelle condizioni di soddisfare un’innata curiosità per comprendere la realtà che ci circonda e allo stesso tempo, avere consapevolezza che la verità scientifica non è mai assoluta, ma si evolve in continuazione».
Cosa farebbe per promuovere l’educazione scientifica nella scuola?
«Dovrebbe essere inserita con maggiore convinzione nei programmi delle scuole primarie, anche utilizzando un approccio ludico con esperienze “hands on”, in modo tale da stimolare la creatività, la curiosità e la progettualità scientifica. Laddove questo succede, i risultati sono stupefacenti».

Perché ha deciso di studiare lo spazio, di inseguire le stelle?
«La mia passione è nata da quando, a 14 anni, comprai un piccolo telescopio che puntai una sera verso Saturno. Non appena vidi i suoi anelli feci un balzo indietro di stupore e da allora credo di non aver mai smesso di meravigliarmi ogni qualvolta osservo qualsiasi oggetto celeste. Gli studi universitari sono stati poi fondamentali per arricchire la mia passione con conoscenze specifiche. Dopo tantissimi anni, trovo ancora che osservare e fotografare il cielo sia una delle cose più gratificanti che si possa fare e inoltre è gratis».
Ne ha fatta di strada da quel primo telescopio: come si arriva a una posizione di grande responsabilità, nella ricerca e nella guida di progetti spaziali internazionali?
«La passione da sola non basta. Ci vuole tanta determinazione sapendo che qualsiasi traguardo si raggiunge facendo delle rinunce, a partire dai primi anni della scuola. Il mondo del lavoro sta diventando sempre più competitivo e specifico. Questo comporta un costante aggiornamento delle proprie competenze, soprattutto quelle linguistiche e tecniche. Un’esperienza di studio o di lavoro all’estero è senza dubbio importante e arricchisce il proprio curriculum culturale. Naturalmente ci vuole sempre una piccola dose di fortuna, ma non è così determinante come molti credono».
La sua tesi l’ha fatta sui detriti spaziali in orbita geostazionaria: talmente bella e approfondita che si sono spalancate le porte dell’ESA. Quale lezione uno studente può trarre da un’esperienza simile?
«Quando mi fu proposto di fare una tesi sui detriti spaziali, non ero particolarmente entusiasta perché avrei preferito approfondire una ricerca sui cicli solari, tema che era più attinente al mio corso di studi. Grazie ai consigli del mio relatore, compresi invece che quella tesi poteva rappresentare un’occasione unica per entrare all’interno della famiglia ESA con una borsa di studio. Fu sicuramente la decisione giusta. La mia personale esperienza mi aiuta a confermare che alcune volte bisogna fare un passo indietro e valutare le situazioni da un punto di vista più ampio e proiettarsi nel futuro, bilanciando le aspirazioni personali con le opportunità lavorative. Insomma, bisogna modulare i propri sogni nel cassetto».

Ora guida la missione scientifica Cryosat: con la sua equipe studia lo scioglimento dei ghiacci. Professore, siamo davvero messi così male?
«Credo che tutti i parametri fondamentali climatici indichino che il riscaldamento globale dovuto all’azione dell’uomo, sia un fatto certo e ormai inconfutabile: l’emissione di gas serra nell’atmosfera, in particolare l’anidride carbonica, ha raggiunto valori che non si erano mai riscontrati negli ultimi 800.000 anni. Tra le conseguenze maggiori ci sono lo scioglimento del ghiaccio continentale della Groenlandia e di quello di alcune zone del continente antartico. Inoltre, stiamo assistendo anche alla diminuzione di quasi tutti i ghiacciai terrestri e del ghiaccio marino al polo nord: quest’anno sarà tra i peggiori degli ultimi 40 anni».
C’è pigrizia, cattiva volontà in chi governa Stati e nazioni importanti?
«Ridurre le emissioni dei gas serra ha un impatto notevole sulle economie e sulle politiche industriali perché queste ultime sono per la maggior parte dipendenti da un’energia prodotta da idrocarburi, attualmente disponibile a un costo inferiore rispetto ad altre fonti di energia. La riconversione della filiera produttiva verso sistemi meno inquinanti ed ecologicamente più sostenibili, è un processo molto lungo e richiede enormi investimenti finanziari. In molti Paesi questa riconversione è comunque iniziata grazie a una maggiore sensibilità verso i problemi legati al cambiamento climatico e alla consapevolezza che i giacimenti attuali di carbone e petrolio non sono infiniti».
Che cosa ha rappresentato il lancio del razzo Falcon 9 della SpaceX di Elon Musk? In che prospettive future ci proietta questo evento?
«È una rivoluzione che sarà ricordata nella storia come ci ricordiamo del primo volo commerciale tra l’Europa e gli Stati Uniti. Per la prima volta una società privata lancia esseri umani nello spazio e quindi si può ora contare su fondi e tecnologie interamente sviluppate da aziende private con costi inferiori rispetto a quelli tradizionali. La conquista dello spazio e in particolare le missioni verso la Luna e il pianeta Marte, subiranno un’accelerazione. Probabilmente il primo astronauta che atterrerà su Marte, in questo momento sta studiando all’Università, ma non sappiamo chi è».