INTERVISTA AD ALESSIO MENNECOZZI, Project and Communication Manager di Fondazione Barilla.
L’identità si trasforma con la crescita e i cambiamenti sociali. L’identità, in questo senso, è il costante tentativo di stabilire degli elementi di continuità in un flusso di cambiamento. Oggi diventa sempre più difficile tenere insieme una coerenza interna, sia per l’individuo che per un corpo sociale, in una proiezione verso il futuro.
Ciò che ha permesso di farlo ad Alessio e, in generale, al lavoro di Fondazione Barilla, è questo senso di appartenenza:
«Il concetto di identità è sentirsi parte di un tutto, dove in questo percorso ognuno deve poter fare la sua parte per poter creare qualcosa che alla fine possa essere di beneficio per l’intera comunità, quindi, oltre ogni differenza, ogni livello sociale. Dobbiamo poter contribuire tutti ed è per questo che il lavoro della Fondazione mi appassiona così tanto, perché mi fa pensare e sperare anche che tutto questo lavoro possa avere un impatto. Riusciva a farlo prima quando si lavorava a dei livelli molto alti, ancora di più adesso che ci stiamo rivolgendo al grande pubblico. Quindi, anche educare le nuove generazioni, gli adulti di domani, oppure, arrivare alle persone […] In termini di senso di appartenenza, quindi, Barilla ha fatto sedimentare in me semi in un terreno che era già molto fertile. Mi ha fatto sentire proprio nel posto giusto».
Il lavoro della Fondazione sensibilizza anche la Company sull’importanza di considerare il cibo con un approccio multidisciplinare e studiando tematiche complesse (crisi climatica, spreco di cibo, perdita di biodiversità), al fine di ispirarne l’operato, che da sempre pone grande attenzione a questi temi per un domani migliore. Un domani che vede coinvolti tutti noi.
Come lo stesso Alessio ci conferma, «l’operato di Fondazione Barilla, che ha come scopo fin dalla sua nascita quello di promuovere comportamenti e scelte in linea con la salute delle persone e al contempo con il rispetto del pianeta, crede che attivandoci tutti su questa linea di comportamento, si possa poi generare un cambiamento concreto nella società». Il lavoro di Fondazione Barilla nasce per ispirare un cambiamento su scala globale. Ma nessun cambiamento «vero e concreto potrà mai esserci se non coinvolgendo le persone. E le persone di cosa hanno bisogno? Di comprendere, per poter agire». E bisogna comunicare in maniera chiara e comprensibile. Traducendo: «questi anni di solida ricerca e di studi in mini-messaggi che siano utili e interessanti e che arrivino dritti alle persone. Lo abbiamo fatto di recente lanciando questo progetto divulgativo, facendo in modo che i nostri studi diventassero dei food fact e facendo in modo che ad ogni food fact corrisponda una piccola azione».
Dei piccoli concetti e azioni che nella nostra vita di tutti i giorni ci facciano riflettere e portino a un aumento di consapevolezza. «Partire da qui per fare in modo da generare un cambiamento che vada verso un futuro migliore».
Futuro che non può non coinvolgere già da subito le nuove generazioni in un percorso virtuoso.
«Abbiamo creato un percorso educativo per docenti di ogni ordine e grado, declinando i nostri studi in modi diversi a seconda del grado scolastico. Addirittura con una piattaforma, una sorta di video game, con cui i giovani approfondiscono la tematica dello sviluppo sostenibile e possono giocare e imparare al contempo e […] che costituisce per il docente un entry point per strutturare una lezione in maniera approfondita, su tematiche così utili, interessanti e attuali, partendo però da un linguaggio che è lo stesso che usano i ragazzi: quello della comicità, della risata».
La comunicazione e il linguaggio sono centrali per arrivare alle nuove generazioni e per potere far questo.
«Abbiamo creato questo nuovo stream di comunicazione che non dimentica ciò che c’è stato: il rigore scientifico, la solidità, gli anni di studi, ma semplicemente abbraccia un’altra fetta della popolazione, un po’ più ampia, per fare in modo che questo bagaglio arrivi veramente alle persone».
«Abbiamo fatto un lavoro che vi invito a scoprire in un libro che si chiama 100 food facts, una piccola guida per grandi cambiamenti. Abbiamo sintetizzato 100 concetti relativi alle nostre ricerche, ma anche di altri enti, e abbiamo affiancato una piccola azione legata al food fact».
Tutti noi, attraverso piccole azioni quotidiane – a tavola, al supermercato, al ristorante – possiamo contribuire a un futuro più sano e in armonia con il pianeta.
Il rapporto è quindi anche globale. C’è un’attenzione al tema della multiculturalità, essendo una multinazionale.
«Esiste un modello che la Fondazione ha creato, che si chiama della doppia piramide. Un modello nutrizionale che affianca queste due piramidi. Da una parte gli alimenti che i nutrizionisti consigliano per un maggior consumo (prediligere vegetali, cereali, frutta e, a salire, gli alimenti che hanno un maggiore impatto sulla nostra salute), dall’altra parte, la piramide ambientale che fa vedere quanto poi questi cibi hanno un impatto sull’ambiente. La loro produzione, ovviamente, in primis. Questo è un modello fondamentale al quale la Company si ispira, per un costante miglioramento della sua offerta. Quindi, assolutamente sì, c’è un dialogo costante che ispira un miglioramento anche lato azienda. […] La doppia piramide nasce sintetizzando la dieta mediterranea. Gli alimenti alla base, quelli migliori da utilizzare che hanno un buon effetto sulla nostra salute e un minor impatto ambientale, sono quelli poi che sono alla base della dieta mediterranea. Nel 2021 abbiamo voluto traslare questo concetto di doppia piramide su 7 geografie diverse. Per dire cosa? Che mangiare sano e sostenibile è possibile ad ogni latitudine, quindi, anche in questo senso c’è stato un voler aprire ad altre geografie in un discorso ancora più inclusivo, se vogliamo, di questo concetto».