Anche a Exodus di parla di guerra e si chiede la pace

Autori:
Riflessioni sulla guerra e sulla pace dalla Mammoletta, parte dell'Elba Forum per la Pace.
Alla Mammoletta si parla di guerra e si chiede la pace

di Stefano Perego, B.Liver

L’Europa sta affogando, sì al taglio delle armi, vogliamo soluzioni diplomatiche».

Noi della Mammoletta, sede elbana della Fondazione Exodus, facciamo parte dell’Elba Forum per la Pace, uno spazio e un momento di confronto tra liberi cittadini che vogliono uscire dalla propaganda e dalla retorica.

Sabato 18 febbraio abbiamo organizzato una conferenza con il professor Francesco Cappello che ha trattato diversi temi inerenti le guerre in corso, in particolare riflettendo sulla guerra tra Russia, Ucraina e USA. Il professor Cappello nella conferenza mette in evidenza che la guerra alla Russia sta colpendo in modo particolare i Paesi europei, il fatto che questa guerra tra Russia e Ucraina non è iniziata nel 2022 ma era già in corso dal 2014, e fa notare l’enorme spesa dell’Italia in armi che andranno all’Ucraina.

Noi di Elba Forum per la Pace siamo dell’idea di operare per la fine della guerra, crediamo che invece di mandare armi e denaro all’Ucraina bisogna affrontare le questioni avendo una visione più ampia, lasciando in secondo piano la retorica. Siamo in mezzo a una guerra che è già costata centinaia di migliaia di vite e che in un anno, a rapidi passi, si è avvicinata verso un nuova Guerra Fredda.

Mentre l’Europa del popolo scende in piazza per la Pace, l’Europa dei governi rilancia alla fornitura di armi sempre più potenti: l’Italia più degli altri Paesi europei, attraverso le 120 basi Nato fornite di armi atomiche sofisticate, si candida ad obiettivo militare di un possibile conflitto nucleare.

Rendiamoci conto dei grandi rischi a cui stiamo andando incontro. Scendiamo in piazza per la Pace sì, ma ci vuole anche coerenza: non limitiamoci soltanto a questa guerra, ce ne sono altre 59 in corso.

Ma che cos’è la guerra? Distruzione, morte, tutto per interessi delle potenze, che combattono per motivi economici e materiali, mentre le guerre che combattiamo ogni giorno sono semplicemente problemi con noi stessi che non impariamo ad accettare.

Ma perché uno è in guerra con sé stesso? In questo periodo storico l’umanità sta facendo i conti con le sue debolezze, ovvero con i mille input che ci troviamo di fronte, come il flusso di informazione e altrettanta disinformazione, ci offre una vasta scelta di prodotti e canoni di bellezza, costruendoci maschere e divisioni e rendendoci insicuri.

Non si può predicare la Pace quando si è in guerra con sé stessi e con gli altri. In passato ero in guerra con me stesso e con il mondo perché volevo prendermi il mio spazio, avevo una gran voglia di lottare, ma anche in quei contesti di protesta ci sono altrettanti input che ti fanno cadere nell’insicurezza, come le sostanze e un non dialogo.

Nella mia guerra quotidiana, un giorno ho fatto una scelta di cambiamento, ritrovandomi, più che a criticare, a dialogare, trovando un confronto e un ascolto pulito, riscoprendo gli ideali che si erano tramutati in una forte rabbia. Come ho fatto io uscendo da un contesto di caos e mettendomi a confronto e dialogando con le persone, la stessa cosa che dovrebbero fare anche i rappresentanti degli Stati con le altre nazioni usando il dialogo e il confronto.

Solo cosi potremmo avere una Pace nel suo pieno significato. «L’educazione è l’arma più potente per poter cambiare i mondo», Nelson Mandela.

La Mammoletta è la «sede del mare» della Fondazione Exodus di Don Mazzi. Fondata nel 1990 da Marta del Bono e Stanislao Pecchioli sull'Isola d'Elba, offre percorsi educativi di accoglienza, reinserimento e prevenzione per adolescenti e giovani adulti con problemi di dipendenza e altri disagi sociali, familiari e psicologici.

La collaborazione tra la Mammoletta e Il Bullone nasce nel 2020 con l’obiettivo di far incontrare le comunità di riferimento per mettere al centro il dialogo, le riflessioni, le esperienze condivise di giovani che stanno attraversando, ciascuno a suo modo, periodi complicati e delicati, ma che non smettono di credere nella possibilità dell’oltre e dell’altro.

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