di Fiamma C. Invernizzi, B. Liver
La B.Liver Fiamma ha deciso di intervistare Lucia Annibali, uno dei volti del coraggio, vittima di un'aggressione al volto con l'acido voluta dal suo ex compagno. Lucia Annibali è sopravvissuta e, con coraggio, oggi divulga la sua esperienza. E vorrebbe dire alle ragazze di non dimenticare mai il proprio valore.
Il volto del coraggio, l’esempio di Lucia Annibali
Non mi sono mai chiesta se il coraggio abbia volto di donna, uomo o bambino. Anziano o rifugiato. Carceriere o carcerato. Non mi sono mai domandata se indossi un colore specifico o se viva in un momento preciso delle giornate, perché forse il coraggio delle tre del mattino – quando ci si sveglia d’improvviso con il fiato mozzato – non è poi tanto diverso da quello delle cinque del pomeriggio, quando nelle giornate d’inverno si guarda il sole sparire dietro l’orizzonte, sperando nel più gelido silenzio che si possa rinascere all’alba successiva.
Di certo c’è, però, che certe anime il Coraggio lo conoscono ben più da vicino di altre, e Lucia Annibali ne è un esempio lampante.
A distanza di dieci anni dall’aggressione subita – che l’ha vista vittima di aggressione al volto con l’acido per mano di due uomini assoldati dal suo ex-compagno – come definisce il termine «coraggio»?
«Per quanto mi riguarda, il coraggio ha avuto diverse accezioni. Oggi direi che prende le sembianze della scelta quotidiana di andare avanti, di guardare avanti. La volontà di alzarsi, affrontare la vita e immaginare un futuro. Incontrare nuove persone, anche. Il cambiamento fisico che mi è stato improvvisamente richiesto da quanto accaduto – così come accade per una malattia – esige il coraggio di un continuo rinnovamento.
Quell’evento non può essere considerato al pari di una parentesi che si apre e si chiude. È un viaggio che si porta avanti piano piano, con le sue meravigliose novità e i suoi angoli bui. Il coraggio, nel tempo, è anche sinonimo di imparare il proprio valore, capire di cosa si è capaci e dove si può arrivare con le proprie forze.
Forse, prima dell’aggressione, non ne ero consapevole perché non ne avevo mai avuto davvero bisogno. Ora lo so: il coraggio è quella spinta che ti aiuta ad uscire dal tuo guscio».
“Il coraggio, nel tempo, è anche sinonimo di imparare il proprio valore, capire di cosa si è capaci e dove si può arrivare con le proprie forze. Forse, prima dell’aggressione, non ne ero consapevole perché non ne avevo mai avuto davvero bisogno. Ora lo so: il coraggio è quella spinta che ti aiuta ad uscire dal tuo guscio“
– Lucia Annibali

Il coraggio della gentilezza
In questo viaggio tanto complesso quanto arricchente, chi sono gli amici e chi i nemici del coraggio?
«Definire gli amici è facile, perché sono tutte quelle persone che c’erano e sono rimaste, avvicinandosi ancora di più, prendendosi cura di ogni passo, di ogni inciampo e di ogni passaggio, personale e professionale. I nemici, invece, sono quelli che hanno mancato e mancano di rispetto al dolore e alla fatica che si prova e si coltiva ogni giorno per superare tutto e andare avanti.
E questo, non lo nascondo, accade molto più sui social che vis à vis. Anche se si è dalla parte del giusto, ci sarà sempre qualcuno che giudicherà in maniera contorta ed errata. Il coraggio, in questo caso, sta nel rimanere concentrati sul proprio viaggio e percorso. Il coraggio è un modo di stare nella propria vita».
Come?
«Ciascuno a modo suo, direi. Ma vorrei sottolineare una cosa importante: anche il coraggio della gentilezza è una strada da percorrere, tutelare. In questa società sempre aggressiva e giudicante… quella gentilezza è fondamentale. Quella gentilezza che si può avere negli sguardi aperti e onesti, quella gentilezza capace di rapportarsi con storie di incidenti o malattie.
Ecco, forse questa è una strada che va insegnata, raccontata, condivisa, perché il concetto di diversità non sia fattore di esclusione ma di integrazione. Non si tratta di immergersi in toto nei panni di qualcun altro, bensì di comprendere e ascoltare, imparando ad accompagnare e ad avere cura di ogni differenza, di ogni esperienza».
Il coraggio della gentilezza è da considerarsi anche rivolto verso noi stessi?
«È una grande riflessione, questa. Molto importante. Troppo spesso siamo noi stessi ad essere i nostri più grandi nemici: siamo noi gli unici a conoscere i nostri pensieri, e spesso questo non aiuta affatto. A dieci anni dall’aggressione, fortunatamente, non ne ricordo tutti i dettagli, perché la vita, poi, mi ha regalato molto altro. Però mi capita di pensarci, di scavarci dentro, di ascoltarmi. E quelli sono momenti complessi. Come dicevo, è un viaggio molto ricco di pensieri, di momenti, di riflessioni e di ricordi. Desideri, anche. Emozioni».
Il coraggio di raccontare
C’è un altro tipo di coraggio, che la contraddistingue: quello di raccontare. Come diventa di aiuto questo per lei e per gli altri?
«Insieme al coraggio di condividere, non può non esserci quello della verità. E la verità è una scelta. Devo ammettere che raccontare, soprattutto a distanza di anni, non è sempre facile. Ripercorrere sempre la stessa storia mentre la vita va avanti, può risultare faticoso. E ogni volta che parli è come scavarsi dentro e osservare, poi guardare fuori e seminare. Significa diffondere un’esperienza.
Condividere è un modo per aggiornare le riflessioni, in relazione con la persona che sei diventata con il trascorrere del tempo. Ti guardi e vedi chi sei, chi eri, e chi sei diventata».
“Insieme al coraggio di condividere, non può non esserci quello della verità. E la verità è una scelta. Devo ammettere che raccontare, soprattutto a distanza di anni, non è sempre facile. (…)Significa diffondere un’esperienza.”
– Lucia Annibali
Il coraggio di raccontare ci porta a una riflessione più che attuale: quella sui femminicidi e, nello specifico, quello di Giulia Tramontano, la giovane in dolce attesa, uccisa dal compagno. Come trova le narrazioni che ne vengono fatte sui media?
«Trovo veramente insopportabile che, alla fine, queste storie di violenza diventino inevitabilmente una sorta di giudizio sul comportamento delle donne. C’è sempre un sottinteso che riporta al “cosa ha fatto, cosa avrebbe dovuto fare, prima, dopo o subito”.
La violenza sulle donne è un fenomeno strutturale, non è assolutamente emergenziale. Affonda le sue radici in una disparità di trattamento, di potere economico e culturale. Questa credenza va sradicata.
Vedo nei titoli e nelle narrazioni mediatiche una grande mancanza di rispetto della grande fatica, del grande dolore e della grande forza che hanno le donne immerse in queste storie di violenza. Ciò denota che chi scrive o non conosce nulla del tema o, sotto sotto, alla fine ci crede. Personalmente, lo trovo insopportabile. Alle ragazze vorrei dire: non dimenticate la vostra verità e il vostro valore. Mai».
“Vedo nei titoli e nelle narrazioni mediatiche una grande mancanza di rispetto della grande fatica, del grande dolore e della grande forza che hanno le donne immerse in queste storie di violenza. Ciò denota che chi scrive o non conosce nulla del tema o, sotto sotto, alla fine ci crede. Personalmente, lo trovo insopportabile.”
-Lucia Annibali