di Chiara BaĂ¹, B.Liver
Chiara presenta la sua idea di museo ideale: Serenity, un paese privo di qualsiasi barriera architettonica, accessibile a tutti dove confrontarsi ed esprimere liberamente le proprie passioni.
Quali sono gli oggetti a te cari che useresti per arredare le stanze di un museo costruito a tua misura? In questi giorni ho riflettuto molto sulla risposta migliore da dare a un interrogativo così curioso e inconsueto, e ogni mio ragionamento mi ha sempre portato alla stessa conclusione: da tutta la vita ho sete di nuovi incontri, di volti e sorrisi sinceri a cui dare e da cui ricevere affetto.
Per me, per arredare le stanze del mio museo ideale, gli oggetti non sono in primo piano, o meglio, lo diventano solo quando servono a farci stare bene.
Io vorrei che il mio, piĂ¹ che un museo delimitato in uno spazio preciso, fosse un vero e proprio ambiente in cui tutti possiamo vivere. Nella mia mente me lo raffiguro come un luogo ampio senza barriere architettoniche, dove ciascuno puĂ² circolare con facilitĂ anche negli angoli piĂ¹ impensabili.
Un grande e coloratissimo paese di nome Serenity, che agli occhi di chi guarda si presenta come un incrocio tra Futurama e una ridente localitĂ di pescatori affacciata sul lago.
Le case, tutte di colore diverso, salutano felici le acque limpide del lago e le tranquille famiglie di anatroccoli che ospita. Sulle ampissime strade pianeggianti un allegro cicaleccio di gente che passeggia tra i caffè e i negozietti che abbelliscono le vie.
Il cielo è punteggiato di bolle di sapone che, volteggiando leggere sopra le verdi colline, teletrasportano le persone al lavoro, a fare la spesa o all’ufficio postale; senza bisogno di pagare il biglietto di andata e ritorno i cittadini si spostano con le bolle teletrasportatrici, che sono l’unico mezzo di trasporto.
Serenity è anche famosa perché i suoi abitanti convivono pacificamente con simpatici robot, che aiutano i cittadini con handicap e chiunque abbia particolari difficoltà , nelle proprie esigenze quotidiane.
Le case sono organizzate su un unico piano, non esistono scale interne o esterne, e il loro arredamento interno è sempre disposto in modo da stimolare il benessere di chi le abita.
Gli elettrodomestici, le tapparelle, le porte e le finestre sono tutti automatizzati. I piatti si lavano da soli entrando e uscendo dalla lavastoviglie, i frigoriferi organizzano ogni giorno gli ingredienti in base alla ricetta che si desidera preparare e i pasti vengono cucinati dagli chef robot.
Ogni famiglia ospita le altre con entusiasmo e i diversamente abili sono accolti con calore in un grande abbraccio. Ci si aiuta a vicenda, tutti i cittadini si conoscono e cercano di comprendersi con affetto, nessuno si sente mai solo perché ci sono sempre mille occasioni per fare amicizia e ogni sera ci si ritrova nelle rispettive dimore per trascorrere il tempo insieme.
Il paese, essendo senza barriere architettoniche, offre a chiunque la possibilitĂ di confrontarsi e di esprimere le proprie passioni. Ci sono comode e rigeneranti passeggiate nella natura, pub in cui poter ballare, caffè letterari e ristorantini dal fascino irresistibile. Il tutto incorniciato da un’incantevole e fornitissima biblioteca con vista panoramica sul lago.
Serenity soddisfa le esigenze di grandi e piccini e l’allegria si respira ovunque; è il posto ideale per abbandonare lo stress e per vivere all’insegna della tranquillitĂ .
Siete pronti a venire con me?
“[…] Un paese di nome Serenity, un incrocio tra Futurama e un villaggio di pescatori affacciato sul lago”
– Chiara BaĂ¹