“Fatevi i corpi vostri”: intervista alla scrittrice e storica Giulia Paganelli, conosciuta come “Evastaizitta”

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La B.Liver Elisa ha intervistato Giulia Paganelli: autrice, antropologa, storica ed attivista. Sul suo profilo e nei suoi libri parla di femminismo, grassofobia e fisici non conformi. Su Instagram è "Evastaizitta".

di Elisa Tomassoli, B.Liver

Giulia Paganelli è un’antropologa, scrittrice e storica. Si occupa di tutto ciò che riguarda il corpo, la sua rappresentazione, le pratiche discorsive e le dinamiche cognitive che ne derivano. Scrive di Corpi e di Mostri per The Italian Review, per Storytel cura il progetto del primo audiobok italiano, Protagoniste, e sul suo profilo Instagram @evastaizitta parla di antropologia del corpo, di mostruosità storica e di non conformità contemporanee. Ai Diversity Media Awards 2023 le è stato conferito il premio per il miglior prodotto digital. A settembre 2023 è uscito Corpi Ribelli. Storie Umane di Rivoluzione, edito da Sperling & Kupfer, a ottobre 2023 Maleficae. I corpi avvelenati, edito da Einaudi. Sempre per Storytel ha scritto e letto il podcast Herbariae. Streghe dell’Anima Mia.

Giulia Paganelli è un’antropologa, scrittrice e storica che si occupa di tutto ciò che riguarda il corpo

Come nasce Evastaizitta, e come hai scelto questo nome?

«Sono stata per quattro anni all’interno di una relazione tossica, in cui ho dimenticato prima cosa mi piaceva, poi cosa sapevo fare e infine che persona potevo essere. Non me ne sono accorta subito, mi sono resa conto della perdita totale di coordinate solo con la fine traumatica di quel percorso e mentre scendevo nel mio dolore, mi sono persa. Non riconoscevo niente, non sapevo cosa stavo facendo. Ho sentito l’esigenza di ripartire dalle poche cose di me che ancora ricordavo, ricominciando da quello che ero certa di sapere. So quanto ho studiato e cosa ho studiato. So cosa significa vivere nel mio corpo e cosa significa anche per le altre persone che io ci abiti dentro.

Ormai da quindici anni mi occupo di corpi, prima di corpi mostruosi, poi delle mostruosità contemporanee: il mio corpo fa parte delle mostruosità contemporanee, e ho pensato che una delle poche cose di cui ero certa, era che durante l’università e la ricerca ho sempre desiderato avere molto tempo prima quelle informazioni e quegli spunti, per vedere il mio corpo grasso sotto una nuova luce, anche in età in cui è stato complicato indossare questo corpo. Così, alla fine di quella relazione in cui anche il mio corpo era stato terreno di giudizio e punizione, ho iniziato a maturare l’urgenza di condividere quello che avevo imparato.

Un giorno, durante le vacanze di Natale, ha realizzato che la prima donna ad essere sgridata per aver mangiato era proprio Eva

Ricordo che un giorno, durante le vacanze di Natale, ho pensato che la prima donna ad essere stata sgridata per aver mangiato era stata Eva. Era una pietra angolare del nostro sistema culturale. Quella mela, e l’azione di Eva di decidere cosa mangiare, ha fatto scaturire la conoscenza del Bene e del Male del mondo, e certo c’era anche un’autodeterminazione in Eva che a me interessava molto. Questa è stata la genesi di evastaizitta, e il mio obiettivo è mettere in condivisione strumenti e conoscenze in modo accessibile, affinché le persone possano tracciare i propri percorsi, con dei tempi che i social network non hanno, ma che ho scoperto possono esistere lo stesso».

Eva è storicamente di bellezza celeste. In questo modo le donne sono costantemente o angeli o mostri. Paradossalmente, la nostra dimensione tangibile, il corpo, viene sottoposto al giudizio e al pregiudizio altrui. In Corpi Ribelli, unendo voci diverse viene tracciata una via per uscire dal pregiudizio e dal controllo dei corpi. Ma come si può uscire dalla dimensione del fantastico e tornare all’umano?

«Io penso che si possa parlare di corpi solo in modo collettivo, perché le esperienze dei corpi sono infinite, e noi abbiamo bisogno di conoscere quante più storie possibili. Solo così si allargano le variabili, le costanti e le intersezioni tra teorie e pratiche. Io sono una grande ammiratrice della dimensione fantastica, ho letto Il Signore degli Anelli per la prima volta a sette anni, momento in cui avevo già delle difficoltà a capire perché venissi sgridata per il mio corpo: invece, in quella Terra di Mezzo il mio corpo poteva esistere e non veniva rimproverato, ma poteva esserci e poteva fare cose, addirittura salvare il mondo.

Penso che il collegamento tra i corpi non conformi e il mondo fantastico sia molto forte, perché il mondo reale non è ancora pronto per essere una comunità così varia. Una soluzione non la so trovare, ma credo nella necessità di una conversazione collettiva, che sia anche scontro, perché per disarcionare delle abitudini e mostrare il loro artificio, serve scegliere i nostri interlocutori. L’unica cosa che so per certo è che siamo già in stato di urgenza per aprire questo discorso. È ora».

“Ricordo che un giorno, durante le vacanze di Natale, ho pensato che la prima donna ad essere stata sgridata per aver mangiato era stata Eva“. Giulia Paganelli, antropologa, storica e autrice. Ha ricevuto il premio Diversity Media Awards 2023 come miglior prodotto digital con il suo profilo Instagram Evastaizitta, dove parla di grassofobia, corpi non conformi e femminismo. Illustrazione di Chiara Bosna.

Herbariae, il nuovo Podcast di Giulia Paganelli

A proposito di streghe, Herbariae – Streghe dell’anima mia è il tuo nuovo podcast, in cui racconti queste creature da un punto di vista sociologico, antropologico e culturale, raccontandone la controversa vicenda attraverso la storia del loro corpo, fisico e simbolico. Secondo te chi sono le streghe oggi?

«Le stesse dinamiche di emarginazione, marginalizzazione e discriminazione nei confronti della figura culturale della strega sono molto simili a quelle che noi utilizziamo verso i corpi non conformi. Abbiamo bisogno di conoscere le evoluzioni della storia, perché il processo di creazione della figura e dello stereotipo della strega – e tutte le convinzioni attecchite su un modello che poi è stato fatto aderire alle persone che si volevano incriminare – è lo stesso processo che subiscono i corpi discriminati, razzializzati, queer, trans, survivor, grassi e disabili. Corpi messi al margine che noi non vogliamo ascoltare, ma che vogliamo sottomettere.

Creiamo strati di fiabe, miti e credenze fino ad arrivare a un prototipo che genera dei paragoni con il mondo reale. Quando vediamo qualcosa che non aderisce alle regole di conformità che noi conosciamo, iniziamo ad avere paura, per cui tutte le persone razzializzate sono criminali, tutte le persone grasse sono ingorde e pigre, tutte le persone disabili sono incapaci di prendersi cura di loro stesse, tutte le persone trans vogliono dittatorialmente parlare e imporre il loro modo di essere, tutte le persone queer vogliono distruggere le relazioni.

Questi contenitori sono creati perché è più facile sottomettere i corpi quando sono spaventati, perché saranno sempre in minoranza rispetto alla conformità, e verranno sempre spostati sempre più ai margini, resi sempre più invisibili. Il parallelismo tra corpi mostruosi e corpi non conformi della contemporaneità è molto forte, perché agiscono cicli storici e culturali con cui leggiamo e interpretiamo il mondo».

Chi è la prima herbaria che hai incontrato nel tuo percorso di vita, e chi è quella che ti ha fatto capire che la narrazione necessitava di un’analisi e un cambiamento?

«La prima herbaria che ho incontrato è stata la mia prozia, Maria Paganelli, una donna silenziosa, nata illegittima nel 1914, che viveva nella casa di famiglia, in un appartamento vicino a quello in cui sono cresciuta. Ricordo quando faceva le segnature, che da noi sono chiamate la pratica dell’Averta, con cui curava slogature, fuochi di Sant’Antonio e altre patologie muscolari e ossee, agitando dei segni sull’area al di sopra del malessere mentre recitava delle litanie.

Ho capito l’impatto di quell’esperienza sulla mia vita molto tempo dopo, quando, mentre stavo studiando per la Laurea Magistrale in Antropologia Culturale e fu nominata Ahiwa Ong e la sua etnografia sui rifugiati cambogiani, in cui si faceva riferimento al corpo culturale in rapporto al corpo biologico: non so perché, ma ho pensato immediatamente ai corpi delle streghe. Successivamente, mi sono recata in Repubblica Ceca e, arrivata agli Archivi di Šumperk, ho iniziato a documentarmi.

La ricerca agli Archivi di Sumperk sulla condanna alle streghe: urgente oggi indagare le parti mancanti della nostra irrazionalità

Sono dovuta tornare quasi subito a Praga, perché l’impatto emotivo è stato troppo violento. Ero circondata da foreste bellissime, che poi ritrovavo in quelle letture, in quelle storie realmente accadute: non ero preparata per gestire quel transfert da fantasia a realtà. Nei tre mesi a Praga, in cui non ho continuato le letture sulle streghe, non riuscivo a distogliere la mia mente da quelle storie che reclamavano la mia attenzione; un’altra donna importante per me è, quindi, Marie Shuhova, la prima condannata di Sumperk.

Sono tornata agli archivi dopo aver provato tutti i modi possibili per fare altro e dimenticare, ma quella storia era arrivata a me in un modo preciso e occupava tutte le mie notti. Così, sono andata avanti, poi mi sono documentata su tanti altri processi e infine sono arrivata alle pratiche tradizionali sopravvissute nel tempo.

Sono affascinata dalle donne che consultano i registri akashici, l’astrologia karmica, le costellazioni familiari, ma anche la floricultura, la lettura delle carte e la guarigione tradizionale. Sono anche certa che queste discipline che definiamo in modo denigratorio “pratiche magiche”, in realtà ci aiutino a conoscere la nostra parte più irrazionale e inconscia e che oggi sia urgentissimo indagarla. Questo è il periodo storico giusto per recuperare le parti che finora sono state mancanti, se non lo faremo noi, usciranno da sole e in modi ben più distruttivi e violenti».

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