di Silvia Bellinato, B. Liver
Un disturbo della personalità e l’autolesionismo come automedicazione
Ho un disturbo di personalità, diagnosticato quando avevo solo 18 anni: è stato un lungo percorso quello per arrivare alla diagnosi e iniziare la strada verso la guarigione. Da allora ho fatto molti passi avanti, seppur con numerose ricadute.
Ma torniamo indietro. La prima forma di «cura» che ho trovato, da sola, è stato l’autolesionismo: mi calmava, mi piaceva, era facile! Poi è diventato un’abitudine, qualcosa che facevo senza pensare, senza sentire dolore. Può sembrare brutto detto così, ma è vero, quello era il mio modo per «guarire» dal dolore che avevo dentro, per anestetizzare, anche se in quei momenti non sapevo quello che stavo facendo e non distinguevo un’emozione dall’altra; era tutto così confuso e tagliarmi pareva funzionare.
L’arrivo della diagnosi e la ricerca della terapia farmacologica adatta
Solo dopo la diagnosi ho iniziato davvero a prendermi cura di me stessa: terapia farmacologica per essere lucida e tenere sotto controllo il «mondo» nella mia mente, sei mesi in comunità e tanti colloqui con psicologa e psichiatra.
La cosa più difficile è stata trovare la terapia farmacologica adatta a me: non tutti i «border» sono uguali, così come non c’è un malato uguale all’altro, e io non rispondevo alle cure tradizionali per il disturbo di personalità borderline. Alla fine i medici ci sono arrivati, ma, visto che più volte ho abusato dei medicinali, ancora oggi, a 25 anni, in questo dipendo dai miei genitori.
L’Arte terapia per il Disturbo Borderline della personalità
Per un periodo ho fatto arte terapia: esprimermi attraverso le immagini, i colori, la manipolazione di materiali, è stato essenziale per fare pulizia, per tirare fuori quelle emozioni che ancora non comprendevo; il confronto tra i primi lavori e gli ultimi ha permesso anche a me di vedere in concreto che qualcosa stava cambiando.
Non si può dire che sia stato un percorso lineare, anzi: in meno di cinque anni ho collezionato una decina di ricoveri in psichiatria estremamente pesanti e difficili.

Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Due anni dopo ho tagliato un grande traguardo
Due anni: ad oggi ho raggiunto i due anni senza necessità di ricoveri in urgenza o programmati. È un bel traguardo per me, mi dice che sto percorrendo la strada giusta. Su questa strada ho trovato la musica, la danza e un obiettivo per la vita.
Ho iniziato a suonare il basso e dopo tanta tecnica, finalmente, ora suono dei brani, accompagnata dal mio insegnante; il suono del basso è profondo, crea un legame tra gli strumenti ed è questo che mi piace tanto!
Da settembre faccio un corso di danza moderna, a dicembre mi sono esibita per la prima volta davanti a un pubblico ed è stata una bellissima esperienza che mi ha fatto piangere di gioia, io, che non piango mai neppure davanti al dolore!
La cura della biblioteca e un obiettivo per la vita
E poi c’è il mio amore per le biblioteche, la biblioteconomia e i libri più in generale! Da quando ho fatto il servizio civile come bibliotecaria, ho capito che quella sarebbe stata la mia professione e sto facendo di tutto per poterla raggiungere! Corsi, esami universitari, concorsi, conferenze… e tutto ciò mi sprona ad andare avanti in modo sano con l’università, i miei impegni e la mia salute a tutto tondo.
Non sono guarita ma… io ce la sto mettendo tutta!
Quindi no, non sono guarita, ma sono convinta che i miei passi siano quelli giusti, perché non basteranno mai solo medicine e psicoterapia, ma ci vogliono anche forza, coraggio e qualcosa che ti sproni ad essere te stessa… e io ce la sto mettendo tutta!
– Silvia Bellinato
“Ci vogliono anche forza, coraggio e qualcosa che ti sproni ad essere te stessa… e io ce la sto mettendo tutta!“