Intervista a Susanna Tamaro: non solo libri, ma api e orto, alla ricerca del nostro benessere

Il B.Liver Salvatore ha avuto l'onore di intervistare una delle scrittrici italiane più conosciute in Italia e nel mondo: Susanna Tamaro.
Un fotogramma del film "Va’ dove ti porta il cuore" di Cristina Comencini, tratto dal libro di Susanna Tamaro.
Un fotogramma del film "Va’ dove ti porta il cuore" di Cristina Comencini, tratto dal libro di Susanna Tamaro.

Susanna Tamaro: intervista ad una scrittrice

Qual è la differenza tra una canzone e un libro? Entrambi vivono in eterno nelle pagine bianche: la melodia con le sue note riempie gli spartiti accompagnando la voce di chi vuole esprimere le proprie emozioni; mentre le lettere, come un fiume in piena, trovano posto nei bianchi fogli dei libri che raccontano storie, storie che portano il lettore a calarsi nella trama offuscando, per quel breve periodo, ciò che lo circonda. Entrambe sono una proiezione della realtà, a volte l’affiancano descrivendo dettagliatamente la vita senza alcun filtro, altre volte la storia viene stravolta dalla fantasia cercando di evidenziare alcuni caratteri fondamentali; poi c’è chi decide di fondere, come a voler creare una lega, queste due forme di narrazione dando vita a poesie senza rime, che accarezzano il cuore.

Il 22 marzo 2024 abbiamo avuto il grandissimo onore di intervistare una delle più importanti scrittrici italiane, Susanna Tamaro, autrice di Va’ dove ti porta il cuore, La Tigre e l’acrobata, Il tuo sguardo illumina il mondo, solo per citarne alcuni. La scrittrice, sfumando in modo poetico la realtà, è riuscita a costruire una carriera di tutto rispetto. Non è facile convertire i pensieri dell’anima in lettere, lo scrittore proprio come un intagliatore, deve cesellare ogni parola, ogni verbo per tentare di far vivere le stesse sensazioni a chi legge. A tal proposito, abbiamo posto dieci domande a Susanna Tamaro per farci svelare i segreti del suo successo, del suo carisma, per avere un suo parere sugli scrittori ai tempi dei social, e ultimo, ma non meno importante, per acquisire qualche consiglio utile per provare a seguire le sue orme.

Susanna Tamaro, Trieste (1957). Diplomata in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Dopo aver lavorato per la televisione, si è dedicata alla scrittura e ha pubblicato romanzi di
straordinario successo. È una delle scrittrici italiane più conosciute e amate in tutto il mondo. Illustrazione di Chiara Bosna.

Quali ragioni l’hanno spinta a intraprendere la carriera da scrittrice?

«Diciamo che alla fine penso che fosse la mia vocazione. Io ho la sindrome di Asperger, sono una persona autistica, e a scuola sono sempre andata malissimo, perché una volta non se ne sapeva niente, e dunque pensavo che nella vita non avrei potuto fare nient’altro che niente. Alla fine non ho finito le scuole e non sono andata all’università, però avevo questa voglia di raccontare storie, proprio perché vedevo tutto da un punto di vista particolare. Ho fatto la scuola di cinema, ma non riuscivo a fare film perché non trovavo soldi, allora ho detto: magari provo a scrivere delle storie sulla carta, perché scrivere sulla carta non costa niente».

Quando ha capito che Susanna Tamaro stava diventando la Susanna Tamaro che conosciamo oggi? E nello specifico può identificare quel momento con la pubblicazione di un libro in particolare?

«Beh, con Va’ dove ti porta il cuore. Avevo già pubblicato due libri prima, però non avevano avuto nessun successo. Con Va’ dove ti porta il cuore, invece, un giorno ho aperto il giornale e ho visto che era il primo libro più venduto, pensavo che ci fosse un errore di stampa, che avessero sbagliato, che non poteva essere il mio libro, e invece era così, e da quel momento è andato tutto in modo molto diverso».

Molti sono gli scrittori, ma lei è nel cuore degli italiani e di tutti i lettori del mondo, quali sono i punti cardine della sua scrittura?

«Prima di tutto direi una grande onestà, io racconto sempre dal fondo delle cose, dal fondo del cuore, non conosco barriere di cose che non si possano dire o non si possano fare nel senso più profondo della complessità dell’uomo, e credo di avere la capacità di raccontare in modo poetico anche le cose più difficili e imbarazzanti, oppure quelle che sfuggono agli altri. Ad esempio, mi capita di incontrare dei lettori che mi dicono: “con le sue parole lei ha messo a fuoco una cosa che io intuivo, che avevo quasi capito”, dunque aiutare anche le persone a fare chiarezza dentro sé stesse, e a conoscersi meglio. Ogni libro è una grande avventura».

Molti inseguono i sogni, lei è riuscita a realizzare i suoi in ambito lavorativo, o ha ancora obiettivi da raggiungere? È importante avere un piano B?

«Io ho raggiunto molto più di quello che pensavo. Ogni volta che finisco un libro dico: “non ne scriverò mai più un altro“, perché per me è una cosa così incredibile, che mi sembra un miracolo. Io faccio tante altre cose nella vita oltre allo scrivere, ad esempio, ho fatto la scuola per le api. Ho tanti interessi, tante passioni e questi sono i piani B che mi permettono di sopravvivere anche se non dovessi scrivere più. Bisogna sempre avere un piano B nella vita».

– Susanna Tamaro

Io faccio tante altre cose nella vita oltre allo scrivere, ad esempio, ho fatto la scuola per le api. Ho tanti interessi, tante passioni e questi sono i piani B che mi permettono di sopravvivere anche se non dovessi scrivere più. Bisogna sempre avere un piano B nella vita».

Che percentuale c’è di lei nei libri che scrive?

«C’è il mio sguardo, che è sempre meravigliato, curioso, che non si ferma davanti a niente, si fa sempre tante domande. Per scrivere bene devi essere innamorato della vita, in qualche modo: se odi la vita non puoi scrivere bene perché odi gli altri; se sei curioso degli altri e della vita poi la scrittura arriva in modo abbastanza naturale. Bisogna essere molto generosi per scrivere, se non sei generoso, se scrivi per mostrare quanto sei intelligente, quanto sei bravo, alla fine la scrittura diventa sterile. Devi voler condividere con gli altri le visioni, le emozioni, le cose poetiche».

La tigre de La tigre e l’acrobata è davvero una tigre o è il riflesso dell’uomo che ricerca nei suoi desideri una vita diversa? Il libro è nato con l’intento di raccontare la storia di una tigre o quella di un uomo sotto forma di metafora?

«Quello è stato in assoluto il libro più difficile da scrivere: gli altri li comincio e più o meno li finisco senza fermarmi, invece, La tigre e l’acrobata erano tanti anni che volevo scriverlo, l’ho cominciato, sono arrivata quasi a metà, mi sono messa a piangere e ho detto: “è troppo importante, non ce la faccio” e l’ho lasciato lì più di un anno e mezzo, però il mio cuore era sempre aperto. Poi un giorno mi sono svegliata, e ho detto “adesso lo finisco” e l’ho finito: è stata un’esperienza bellissima, però è il libro che più mi ha fatto soffrire.

Volevo impersonare un uomo in una tigre, volevo raccontare quale dovrebbe essere il cammino interiore dell’uomo, però con la metafora della tigre, perché noi e la tigre siamo uguali, non abbiamo rivali, la tigre è l’animale più potente, più feroce, non ha nemici e anche noi (a parte noi stessi) non abbiamo nemici. La tigre e l’uomo in qualche modo si equivalgono come forza, ma noi, quando ci dimentichiamo di essere tigri, diventiamo dei vermi».

Se Susanna Tamaro fosse nata nel 21esimo secolo, ai tempi dei social, avrebbe comunque deciso di intraprendere la carriera di scrittrice o avrebbe fatto l’influencer?

«Non so, se fossi nata più tardi, ai tempi dei social, forse mi avrebbero preso, o sarei rimasta comunque la Tigre che vive fuori da tutto».

La modernizzazione sta portando innumerevoli cambiamenti, la carta stampata è ormai sostituita da un display. L’avvento dei social può cancellare la vocazione per la scrittura?

«No, io ho scritto per tanti anni al computer, perché rispetto alla macchina da scrivere era un progresso, però con gli anni il computer voleva fare sempre più cose lui, cosa che io non volevo, mi cambiava le parole. Era diventato un combattimento, ero sfinita, così sono tornata a scrivere a mano: è proprio la mano che ci dà la profondità dell’anima. Il computer rende tutto troppo perfetto, e poi se scrivi a mano e manca la corrente, non perdi nulla».

Quali consigli si sente di dare a un ragazzo che vorrebbe intraprendere la sua stessa carriera?

«Innanzitutto di tenere un diario, perché il diario è la miniera dello scrittore, solo nel diario di tutti i giorni ti conosci. Prendi appunti, tutte le cose che ti colpiscono, i sogni, tutto quello che fa parte della tua vita, della notte, del giorno, li metti lì, e poi pian piano uscirà la scrittura vera. Gli scrittori di una volta tenevano sempre il diario».

Quanto conta il luogo in cui si vive per uno scrittore?

«Per me conta molto: io vivo in campagna da più di 35 anni, coltivo l’orto, ho il frutteto, le api, osservo la natura sempre e quando osservi la natura hai tanti stimoli per fare le metafore, per raccontare il mondo intorno, i colori, le luci, le sensazioni. Se vivi in città hai molto meno stimoli di questo tipo e perdi una parte del racconto; nei romanzi russi c’è molta natura, la natura è coprotagonista, ci vuole molto silenzio. Io scrivo in una casetta vicino al bosco, quindi vado lì, accendo il fuoco e mi preparo a scrivere senza distrazioni».

A volte si pensa che dietro a una carriera brillante ci sia una vita tutta rose e fiori, e spesso seguendo questo falso mito abbandoniamo i sogni più belli, pensando che possano essere troppo grandi per noi. Con quest’intervista abbiamo avuto l’opportunità di imparare che chi salta gli ostacoli della vita, poi in qualche modo raggiunge la vetta non arrampicandosi, ma continuando a saltare come uno stambecco. Susanna Tamaro è l’esempio vivente che nonostante a scuola sia stata incompresa, nonostante il suo punto di vista differente per via della sindrome di Asperger, l’impossibilità di produrre film, e l’insuccesso dei primi due libri, è riuscita con determinazione e talento a conquistare i suoi sogni.

– Susanna Tamaro

“Il diario è la miniera dello scrittore, solo nel diario di tutti i giorni ti conosci. Prendi appunti, tutte le cose che ti colpiscono, i sogni, tutto quello che fa parte della tua vita, della notte, del giorno, li metti lì, e poi pian piano uscirà la scrittura vera.”

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