Educazione emotiva: il percorso che non finisce mai, dalla scuola alla vita
Sentiamo sempre parlare di educazione emotiva: ma cos’è veramente e qual è la sua importanza?
Per noi è importante essere capaci di capire ed esprimere le proprie emozioni così da poter capire quelle degli altri.
Educare alle emozioni non significa tenerle a bada, ma apprezzarle e valorizzarle. Per questo crediamo che non se ne debba parlare solo per un contesto scolastico, ma che debba essere estesa a tutto il contesto sociale in cui ci troviamo. Capire il peso delle proprie parole, salutare una persona sconosciuta, aiutare una persona in difficoltà, sono tutte azioni che possono aiutare la comprensione dell’importanza delle emozioni.
Per quando riguarda il contesto scolastico, è uno dei primi luoghi dove si va incontro alle proprie debolezze, fragilità, gioie o timori. Questo luogo deve fornire agli studenti gli strumenti necessari per poter gestire al meglio queste emozioni e farsele amiche e non nemiche.
La scuola è un punto fondamentale, in cui i ragazzi avendo contatti con altre persone della loro stessa età, ma anche con adulti con un’età e un ruolo diverso dal loro imparano a rapportarsi con chi li circonda, ma è anche la base dei rapporti lavorativi, di amicizia e delle relazioni.
Noi siamo all’interno della scuola superiore, dove l’educazione emotiva oppure educazione civica vengono viste come materie da dover fare perché “bisogna” avere voti. Questo con la conseguenza di togliere significato riducendola a una verifica o un’interrogazione dove i margini di dibattito o di confronto non esistono perché bisogna allinearsi tutti allo stesso parere.
Quelle poche volte in cui abbiamo l’occasione di esprimere le proprie opinioni, capiamo ancora di più quanto sia importante parlarne in più occasioni. Per questo tramite queste due interviste, provenienti da due persone con due ruoli opposti, vorremmo ribadire la necessità di parlare di educazione emotiva.
Sofia: studentessa delle elementari, sorella di Alisa.
Cosa pensi quando ti dico “educazione emotiva”?
La prima cosa alla quale penso è la felicità, perché quando so gestire le mie emozioni mi sento felice e sto bene con me stessa. In quel momento non ho ansie o pensieri negativi. Tutto quello che era nero diventa bianco.
A scuola senti che danno valore alle tue emozioni?
Non sempre, succede quando non le comunico io direttamente. Cerco di spiegare agli altri come mi sento, però molte volte non mi viene lasciato lo spazio per esprimermi. La scuola deve essere un luogo per esprimere sé stessi e il proprio modo di pensare.
Alla fine di questi cinque anni di elementari, posso dire che le mie maestre mi hanno ascoltata (anche se non sempre) e accolto i miei sentimenti. Le maestre sono come un martello che spaccano il muro così da poter trovare le emozioni chiuse dentro di noi. Vero è anche il fatto che la chiave di tutto è parlare con chiunque, però non tenere mai dentro sé stessi.
Invece a casa senti che valorizzano le tue emozioni?
Si, perché a casa ho persone che sono sempre state vicine a me, anzi, sono state loro la base delle mie emozioni.
Anche se litigo con mia sorella, alla fine ci abbracciamo e ci capiamo anche senza le parole. Sentiamo come ci sentiamo. Quando non sto bene, sono ascoltata e ognuno di loro si impegna a discutere con me, farmi riflettere e aiutarmi.
Che consiglio daresti a un adulto per capire le emozioni di un bambino?
Il mio consiglio sarebbe di guardare fuori dagli schemi, non concentrarsi su un’unica cosa, tipo il lavoro. Bisogna mischiare cervello e cuore, coloro che creano le emozioni e farli lavorare insieme. Ad esempio, le persone che lavorano troppo usano solo il cervello, tralasciando il cuore, creando così uno squilibrio nella sua mente. Chi invece usa solo il cuore, rischia di farselo rompere troppe volte. Per questo bisogna trovare una propria BILANCIA.
Tu credi che i bambini possano insegnare agli adulti?
Molte volte gli adulti non apprezzano i bambini, perché li considerano troppo fuori dalla realtà. Però se noi non guardiamo il prossimo resteremo soli, per questo bisogna fare gioco di squadra e ascoltare l’opinione degli altri, indipendentemente dall’età.
Qual è la tua emozione preferita?
La gioia, perché già da neonati la prima cosa che facciamo è sorridere. Questa è l’emozione più importante secondo me, lei dirige tutti noi, come nel film “Inside Out”. Senza di lei resteremo senza momenti spensierati e non potremmo avere gli occhi della spensieratezza.
Secondo te l’educazione emotiva deve diventare una materia di scuola?
Si, ma a una condizione. Se diventa una materia ci può essere un confronto migliore tra professori e bambini. La condizione è che deve essere una materia speciale, una materia LIBERA, senza voto. Qua ognuno può dire cosa sente veramente, senza avere l’ansia di doversi impegnare in ogni momento pensando “Oddio se non ho emozioni, allora mi metteranno 6”. Ci deve essere serenità, perché questo aiuta a capire meglio i ragazzi ed evitare il bullismo, così che tutti arrivino a dire: “Evviva, oggi voglio andare a scuola.”

Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator
Daniela: maestra delle elementari, mamma di Miriam.
Cosa significa per te “educazione emotiva?”
Per me educazione emotiva è lo sviluppo integrale dell’intera persona nella sua totalità affinché sia in grado di affrontare al meglio le sfide che presenta la vita quotidiana.
Non siamo macchine, ma persone che avvertono delle emozioni. Le emozioni sono l’elemento fondante della natura umana e l’educazione emotiva punta a costruire un benessere che abbracci non solo il corpo e la mente, ma anche tutta la sfera emozionale.
Serve a raggiungere o a mantenere un equilibrio emotivo ottimale e, di conseguenza, un buon equilibrio generale. Per comprendere la propria emotività e viverla con il giusto equilibrio bisogna innanzitutto imparare a rispettare quella altrui.
In quali ambiti questa può essere sviluppata?
L’educazione alle emozioni e ai sentimenti può essere coltivata in famiglia, a scuola e nelle varie agenzie educative.
Non è quindi una prerogativa esclusiva della scuola come si vorrebbe fare credere adesso?
No. La prima agenzia educativa per promuovere l’educazione all’affettività è la famiglia, seguita da tutte le altre.
Saresti d’accordo se l’aggiungessero alle materie scolastiche?
È già dentro alla scuola perché è insita in ogni disciplina.
Non ne esiste una vera e propria materia scolastica perché è già all’interno di ogni cosa che viene proposta a scuola e di tutto quello che si fa al suo interno.
Se la rendessero tale sarebbe facile da valutare?
No, perché ogni persona è unica nei suoi sentimenti e nella sua emotività.
Perché secondo te se ne sta parlando tanto in questo periodo?
Perché vogliono introdurre nella scuola, sotto la parola educazione emotiva, un pensiero unico e per tutte queste violenze verificatesi negli ultimi tempi.
È importante che venga estesa anche a persone adulte fuori dalla scuola o che rimanga prerogativa di bambini e ragazzi?
È importante che venga estesa anche al di fuori della scuola perché ci troviamo in una società poco empatica, con pochi valori e che crede di non avere più tempo per le emozioni facendosi una maschera per apparire quello che invece non è con le altre persone facenti parti dello stesso gruppo sociale.
– Alisa Croitoru e Miriam Galuffo
“Educare alle emozioni non significa tenerle a bada, ma apprezzarle e valorizzarle. Per questo crediamo che non se ne debba parlare solo per un contesto scolastico, ma che debba essere estesa a tutto il contesto sociale in cui ci troviamo. Capire il peso delle proprie parole, salutare una persona sconosciuta, aiutare una persona in difficoltà, sono tutte azioni che possono aiutare la comprensione dell’importanza delle emozioni.“