Mammoletta è anche convivenza
Ascoltare, imparare, faticare, accettare, divertirsi, incontrarsi, cooperare.
Convivere.
Qua dove vivo, alla Mammoletta, siamo quindici ragazzi che, inizialmente sconosciuti, impareranno a rispettarsi e ad amarsi.
Il tema della convivenza è molto importante e chi ci accompagna lungo questo percorso è sia tramite che testimone nel trasmetterci i valori di questa parola.
Sto scoprendo che per convivere non importa vivere sotto lo stesso tetto. Bastano attimi di unione dove c’è una trasmissione di energie, di emozioni. Allora lì, sì che si sta vivendo con!
L’incontro con l’altro, le fatiche e le gioie ci permettono di scoprire cose di noi stessi che senza questo aiuto non scopriremmo.
Quanto è faticoso però!
Ognuno chi con il compagno, chi con inquilini o chi semplicemente con la famiglia, sa che le cose non sono sempre rose e fiori.
Quante cose fatichiamo ad accettare dell’altro?
Quante volte ci siamo sentiti sminuiti, attaccati o non capiti?
Ci sono delle giornate in cui non vorremmo vedere nessuno, e invece è come se la nostra pazienza fosse messa alla prova.
Alcune di queste giornate più faticose scopro che ho dei pensieri poco tolleranti e per lo più giudicanti.
Vedo in me degli atteggiamenti che non mi piacciono, ma pur essendone consapevole, faccio fatica a gestirli.
Metto troppo me stesso al centro. Non riesco a vedere l’altro. Non riesco ad essere empatico.
Mi dimentico di come sia importante collaborare e capirsi. Riuscire ad accettare l’altro con i suoi limiti.
Trovare dei compromessi costruttivi.
Penso mi risulti difficile perché implica il mettersi in discussione.
Siamo troppo convinti di avere la verità in tasca e questo ci fa essere poco umili e con un atteggiamento di scontro. Se invece riuscissimo a fare un passo indietro, avremmo anche la possibilità di scoprire nuovi punti di vista.
Preso da questo spunto, ho deciso di sentire un po’ i miei compagni per capire cosa significasse per loro convivere in una comunità.
Dopo il pomeriggio di lavori vari eravamo riuniti intorno a un tavolo, circondati dal verde della nostra grande casa. È stato buffo come gli altri ragazzi, sentendoci e sentendosi coinvolti, si siano seduti con noi.
«È un gran casino!» è stata una delle prime esclamazioni.
Erano tutti d’accordo però, che il prendersi cura sia un ingrediente fondamentale. Tramite questo riusciamo, o meglio, proviamo ad arrivare dove l’altro non arriva. Il cosiddetto «mutuo aiuto».
Non necessariamente siamo alla ricerca di un’amicizia perché è inevitabile trovare qualcuno con cui si hanno più attriti.
Siamo consapevoli di essere costretti a vivere insieme anche non piacendoci.
Abbiamo però un punto fondamentale che ci unisce: l’obiettivo comune.
Il più semplice e difficile? Capire che possiamo bastare a noi stessi, che la vita è bellissima soprattutto senza alterazioni. L’obiettivo è navigare dentro di noi per capire che cosa ci ha portato a fare determinate scelte, è rinascere negli affetti e nella società, è amarsi! È cercare di stare bene.
Questa è la nostra grandissima palestra dove fatichiamo, sudiamo e piangiamo, ma il compagno è lì pronto a dirti di non mollare, allenandoci così alla grande battaglia della vita.
Nel quotidiano capita che ci siano incomprensioni, è importante non insistere e rispettare gli spazi, magari non è ancora tempo, perché i propri spazi quando si convive, sono molto importanti.
Questi sono altri due ingredienti fondamentali: la pazienza che ti porta ad essere tollerante.
Secondo alcune delle ragazze conoscere il vissuto di chi ci sta vicino aiuta e semplifica. In questo modo è più facile entrare in empatia, capire le difficoltà e i limiti, e di conseguenza i tasti da non toccare.
«Ah, la gentilezza, quanto è bella!».
Piccoli gesti d’amore che riempiono. I sorrisi, le carezze, le battute per sdrammatizzare.
«Tranquillo, spazzo io, tu siediti».
Il piatto caldo servito con il sorriso dopo la mattinata nell’orto, ti fa passare le fatiche. Perché?
Perché è sincero, perché è per te!
Noi, ragazzi di una comunità, scopriamo che affidarsi al gruppo e soprattutto agli educatori è molto importante.

Abbiamo vissuto la strada, vivevamo di diffidenza, opportunità e manipolazione. Riuscire a capire che qualcuno è lì per te, che ti ascolta e non ti giudica è molto importante. Però non lo accettiamo immediatamente. Ci siamo bruciati troppo e troppe volte. Appena capiamo, fidarsi diventa una scoperta bellissima aiutata dalla convivenza.
È buffo come dopo che ti sei allontanato per un po’ dai compagni e dalla casa, provi la sensazione di tornare a un porto sicuro al riparo da ogni tempesta. Ti senti abbracciato, ti senti nel posto giusto.
Un argomento importante e un po’ faticoso sono le regole, tanto odiate ma necessarie per avere una buona convivenza.
Se ognuno facesse ciò che vuole la casa cadrebbe a pezzi. L’importanza di semplici regole non scritte permettono all’ordine di trovare una strada più semplice e molte di queste sono dettate dal buon senso e dal rispetto dell’altro, quindi non cose impossibili.
Un ragazzo mi ha fatto notare una cosa molto semplice a cui non avevo pensato: con chi conviviamo da sempre? Con la stessa persona con cui vivremo per sempre, noi stessi.
Spesso è la convivenza più difficile.
Se ci sentiamo accettati da noi stessi tendiamo ad accettare l’altro. E viceversa.
Mi alleno a vivere con voi per riuscire a vivere con me.
Concludo con una parola che ho sentito da poco ma che mi ha colpito: «condividui».
Individui che crescono, si nutrono di nozioni, storie ed esperienze di altri individui. Raccontare e trasmettere i nostri vissuti ci fa sentire vivi.
Senza la condivisione il nostro piccolo mondo interiore tende ad appassire.
Siamo animali sociali. Viviamo nell’altro.
– Umberto Bocci
“Sto scoprendo che per convivere non importa vivere sotto lo stesso tetto. Bastano attimi di unione dove c’è una trasmissione di energie, di emozioni. Allora lì, sì che si sta vivendo con!“