Il pensiero di salvezza: la scoperta della libertà
I pensieri di salvezza sono come una stella che appare all’orizzonte durante una notte senza luna. Non ti illuminano completamente la strada, ma ti danno un punto di riferimento, una direzione verso cui orientarsi quando tutto sembra incerto.
Il mio pensiero di salvezza è stato racchiuso in una parola che, a prima vista, potrebbe sembrare semplice, quasi scontata: libertà.
Ma in quel periodo della mia vita, durante il ricovero per anoressia, quella parola ha assunto un significato profondo.
Mi ha dato la forza di rialzarmi e di trovare una via per andare avanti.
L’anoressia come prigione e la rinascita interiore
L’anoressia era diventata una prigione mentale. Mi sentivo intrappolata in una gabbia invisibile fatta di numeri, regole, restrizioni. Ero costantemente ossessionata da ciò che mangiavo o non mangiavo, dal peso che guadagnavo o perdevo. Ero così focalizzata sul mantenere il controllo, che non mi ero resa conto di averlo perso totalmente. Il ricovero è stato un momento molto importante nella mia vita. Non è stato facile, e non è stato nemmeno qualcosa che ho accettato di buon grado, all’inizio. Entrare in ospedale significava ammettere che avevo bisogno di aiuto, che non potevo più gestire tutto da sola. Significava lasciare andare quel falso senso di controllo che avevo tenuto stretto per così tanto tempo.
In quel contesto, la parola «libertà» sembrava paradossale. Come potevo parlare di libertà in un luogo dove tutto sembrava deciso per me? Dovevo mangiare a orari prestabiliti, seguire regole precise. Eppure, è stato proprio in quel contesto, durante il periodo più difficile e doloroso, che la parola libertà ha iniziato a risuonare dentro di me in modo diverso.
All’inizio non riuscivo a capirla pienamente, ma pian piano ho iniziato a vedere che la libertà non era una condizione esterna. Era la libertà di scegliere, non più legata al cibo o al controllo del mio corpo, ma la libertà di vivere. Durante il mio ricovero, mi sono resa conto che la vera prigione non era l’ospedale o le regole che dovevo seguire, ma era l’anoressia.
Mi ero ridotta a numeri, a misure, a un costante senso di inadeguatezza.
Ma la libertà che ho iniziato a scoprire era diversa.
Era una libertà interiore, una libertà che mi permetteva di capire che non dovevo essere perfetta per essere accettata, che potevo esistere al di là delle mie paure e insicurezze.
È stata una rivelazione lenta, quasi impercettibile all’inizio.
Non è accaduto tutto in una volta. Ci sono voluti giorni, settimane, mesi, in cui ogni piccolo passo avanti sembrava insignificante, ma che alla fine ha portato a un cambiamento profondo.
La libertà ha iniziato a prendere forma nelle piccole cose, nella libertà di accettare che il mio corpo ha bisogno di nutrimento, che meritavo di mangiare senza sentirmi in colpa.
Ma soprattutto, la libertà è stata la possibilità di liberarsi dal giudizio costante verso me stessa, di smettere di valutarmi attraverso uno specchio distorto.
Ho capito che la libertà non era l’assenza di regole o limiti, ma la capacità di vivere senza essere controllata dalla paura.
Non è stato facile arrivare a questa comprensione, tuttavia la parola «libertà», così semplice eppure così potente, mi ha salvata.
Mi ha dato la forza di rialzarmi, di ricominciare, di vivere.
E ogni giorno, grazie a quella parola, scelgo di continuare a vivere e non a sopravvivere.
– Angelica Mastalli
“La libertà non era l’assenza di regole o limiti, ma la capacità di vivere senza essere controllata dalla paura.”