Bologna a 30 km/h: una rivoluzione che salva vite
Zero. Nessun pedone ha perso la vita sulle strade cittadine di Bologna nel primo anno di esperimento della città a 30 chilometri all’ora. L’ultima volta era davvero lontana nel tempo: 1991.
Zero in questo caso non è un numero. È un inno alla vita. È una scommessa vinta. È un dato documentato contro una marea di pregiudizi che sono stati messi all’angolo dai fatti e che lì dovrebbero rimanere se vogliamo una società più giusta, legata ai valori della vita e della solidarietà. In tanti, qualcuno anche dentro il suo partito, avevano sconsigliato il sindaco Matteo Lepore di lanciarsi a testa bassa in quella che sembrava l’avventura di un don Chisciotte contro i mulini a vento. «L’opinione pubblica non è pronta! Meglio rimandare». Lepore non ha avuto esitazioni: ha ritenuto che salvare vite fosse più importante delle percentuali di una possibile rielezione. Ha avuto coraggio e senso civico. Molte persone, anche se non lo sanno, gli devono la vita.
In Italia la violenza stradale fa più di 3.000 vittime all’anno. Nella notte tra il 19 e il 20 ottobre 2022 una di loro è stata mio figlio Francesco. Aveva 18 anni. La ragazza che lo ha ucciso ne aveva 23. Guidava con un tasso alcolemico triplo rispetto al consentito, era «non negativa ai cannabinoidi» e correva a 80 km/h su una strada a scorrimento veloce con limite di 50. Francesco camminava sul marciapiede con il suo miglior amico, doveva essere al sicuro.
Questo per spiegare che la mia battaglia per estendere il più possibile le zone 30 in tutta Italia è legata a Francesco, ma quasi sicuramente non avrebbe salvato Francesco. Non esistono al mondo città completamente a 30 km/h. Sono fake news di chi vuole continuare a usare la propria automobile come se fosse un’arma e restare impunito. Anche le città 30 km/h hanno strade dove si può guidare a 50 o 70 km/h e sono collegate tra loro da statali o autostrade dove si può arrivare a 130 km/h. Ridurre la velocità dove è possibile, però, salva le vite. Nove pedoni su dieci investiti a 30 km/h si salvano. A 50 km/h non arrivano a due. A 50 km/h un’auto impiega 28 metri per arrestarsi totalmente, mentre a 30 km/h il dato scende a 13 metri.
Altri numeri arrivano da Bologna: dal 15 gennaio 2024 al 12 gennaio 2025, gli scontri stradali rilevati dalla polizia locale sono scesi del 13%, i feriti dell’11% e i casi più gravi – quelli in codice rosso – sono crollati del 31%. Le vittime della strada sono scese del 49% attestandosi a dieci morti.
L’eccesso di velocità non è l’unica causa di incidenti stradali – contribuiscono assai distrazione e mancata precedenza -, però dovrebbe essere chiaro a tutti che andando più piano si salvano vite. E non parlo solo delle vittime, ma, in qualche modo, anche dei colpevoli. Oltre alle pene previste dalla legge ci sono le norme della nostra coscienza. O, almeno, ci dovrebbero essere. Pensiamo sempre che non capiterà a noi. Ci sbagliamo.
Pedoni e ciclisti, i cosiddetti «vulnerabili», sono le vittime più innocenti. Anche tra di loro, naturalmente, ci può essere chi vive la strada con distrazione, o peggio ancora con maleducazione. Ma come dice chi mi ha insegnato quasi tutto sulla sicurezza stradale: «il pedone maleducato, se incontra il guidatore di Suv maleducato, non è protetto da una corazza di acciaio che pesa una tonnellata». Dovremmo pensarci ogni volta che ci mettiamo al volante!
– Luca Valdiserri
“Zero in questo caso non è un numero. È un inno alla vita. È una scommessa vinta. È un dato documentato contro una marea di pregiudizi che sono stati messi all’angolo dai fatti e che lì dovrebbero rimanere se vogliamo una società più giusta, legata ai valori della vita e della solidarietà.”