Referendum sulla cittadinanza: una scelta per il futuro dei cittadini
Quest’anno, tra aprile e giugno 2025, si terrà in tutta Italia il referendum sulla cittadinanza, che prevede di ridurre da 10 a 5 anni (abrogando l’articolo 9 della legge 91/1992) la durata di soggiorno legale nel nostro Paese dei migranti in attesa di poter ottenere la cittadinanza. Restano comunque invariati i requisiti: la conoscenza della lingua italiana, avere un reddito adeguato, non essere perseguibile penalmente, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative per la sicurezza della Repubblica. Come riporta Avvenire: «Il referendum è stato promosso dal segretario di + Europa, Riccardo Magi, e sostenuto dai partiti Possibile, Radicali Italiani, Psi, Rifondazione Comunista e da numerose associazioni che hanno raccolto 637mila firme, validate dalla Cassazione. E a dare lo sprone hanno contribuito volti noti dello sport e della cultura, come l’allenatore di volley Julio Velasco, il fumettista Zerocalcare e i cantanti Ghali e Malika Ayane».
Tale referendum si tiene in un periodo in cui, nel nostro Paese come altrove, ad esempio in America con Trump, si verifica un sentimento di ritorno al conservatorismo, perciò il voto sarà particolarmente importante per decidere il nostro futuro. A ciò si aggiunge il crescente problema dell’astensionismo, come riporta Nando Pagnoncelli in un articolo sul Corriere della sera, alle ultime europee in Italia più della metà della popolazione non ha votato, sintomo, fra gli altri, di sfiducia e rancore verso la democrazia.
«Con il rischio, paventato da diversi politologi, che questo rancore e questo distacco mettano fette importanti di elettorato in condizioni di essere disponibili a derive illiberali».
Ma cosa significa essere cittadini italiani ed europei? Per me essere cittadino vuol dire innanzitutto vivere in una società democratica che pone al centro la persona nelle sue libertà e bisogni, conferendole diritti e responsabilità. Ad esempio, questo stesso referendum coinvolge direttamente il popolo nelle scelte di governo ed è, a mia opinione, la manifestazione della grandezza della nostra democrazia, che non ha eguali nel mondo. Leggendo le notizie quotidiane internazionali, in particolare le guerre tra Palestina e Israele e tra Russia e Ucraina, penso spesso alla differenza, abissale, tra il nostro mondo costruito intorno ai diritti della persona e il mondo esterno in cui il più forte prevale sul più debole.
In merito al referendum, penso che se vincesse il sì, accorciando i tempi dell’iter burocratico, si favorirebbe ulteriormente l’integrazione di migranti che, usando le parole del fumettista Zerocalcare: «lavorano, vivono e hanno relazioni nel nostro Paese». Allineando l’Italia a molti Paesi UE come Francia e Germania: «Il riconoscimento della cittadinanza, nel rispetto dei valori della Costituzione, non viziato da tempi di permanenza nel nostro Paese inutilmente lunghi e da meccanismi penalizzanti, renderebbe più facilmente partecipi gli immigrati a una sfida sul futuro dell’Italia che è di tutti», sostiene il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova.
D’altro canto, il presidente Giorgia Meloni afferma: «Ritengo che 10 anni siano un tempo congruo per la cittadinanza e che l’Italia abbia un’ottima legge, non vedo quindi la necessità di cambiarla». Poi se ci sarà il referendum, «questa è la democrazia», ha concluso. Certo è che il tema dei migranti è una discussione importante per il nostro Paese, specie per la sua posizione geografica.
– Giovanni Giraudi
“Allineando l’Italia a molti Paesi UE come Francia e Germania: «Il riconoscimento della cittadinanza, nel rispetto dei valori della Costituzione, non viziato da tempi di permanenza nel nostro Paese inutilmente lunghi e da meccanismi penalizzanti, renderebbe più facilmente partecipi gli immigrati a una sfida sul futuro dell’Italia che è di tutti», sostiene il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova.”