Cronache di viaggio: danza magica e il divino in Sri Lanka

La B.Liver Michela racconta un’immersione nei festeggiamenti del Thaipusam a Gampola: tra fuochi sacri, danze rituali e la presenza sofferta degli elefanti incatenati. Un’esperienza dai connotati intensi e contrastanti.
Alcuni momenti del rituale di Thaipusan (foto di Eleonora Sancisi).
Alcuni momenti del rituale di Thaipusan (foto di Eleonora Sancisi).

Thaipusam a Gampola: il sacro, il rito e il peso delle catene

Il giorno 12 febbraio 2025 mi trovavo a Gampola, cittadina al centro dello Sri Lanka a una ventina di chilometri da Kandy. Nella cittadina non c’era molto, solo tanti (troppi) TukTuk, pullman, motorini, macchine che si superano da ogni parte sull’unica strada asfaltata del paese. Ai lati di questa dei negozietti, o sarebbe meglio dire, dei garage allestiti che vendevano di tutto e su quello che doveva essere il marciapiede, altri venditori ambulanti che cercavano di piazzare i loro prodotti, soprattutto frutta e verdura dell’orto. È stato in questo contesto che sono arrivata nel primo pomeriggio, insieme ad altri tre amici, ad un tempio induista. Questi sono talmente riconoscibili che è impossibile non notarli. All’ingresso, sopra alla porta, si innalza una figura piramidale di altezza variabile in base all’importanza del tempio, senza la punta e su ogni gradino vi sono statue e rappresentazioni coloratissime della moltitudine di dei venerati, tutti con la pelle dei colori più strani: verde, arancio, rossa, blu o rosa sgargiante e la maggior parte sono rappresentati mentre danzano con molti volti e molte mani. In questi templi chi non è induista può entrare, ma solo con rispetto e, soprattutto, chiedendo a qualcuno della comunità dato che, al loro interno c’è sempre una grande quantità di fedeli e solitamente uno di loro, uno dei pochi che parla inglese, si offre come guida per spiegarti e farti capire meglio ciò che stai vedendo. Tolte le scarpe (nei templi si entra scalzi e, se si vuole proprio far le cose correttamente, bisognerebbe anche lavarsi i piedi ai numerosi rubinetti che si incontrano appena accanto all’entrata), ci siamo avventurati dentro a questo spazio sacro.

Dentro al tempio

Ci siamo subito accorti che le persone erano vestite in modo molto elegante: le donne con Sari coloratissimi (abito tipico indiano costituito da un telo di stoffa lungo 6 metri, solitamente con ricami dorati, che viene legato in vita a mo’ di una lunga gonna poi fatto passare sulle spalle a coprire il seno), orecchini, pendente sulla fronte a sottolineare il tilaka (il «puntino» sulla fronte tipico indiano) e bracciali dorati, gli uomini con camicie colorate e il sarong (tipica «gonna» lunga usata dagli uomini). La nostra guida ci ha spiegato che eravamo molto fortunati a trovarci lì, perché quello era il terzo e ultimo giorno di Thaipusan, una festa molto sentita dagli induisti Tamil, dedicata a Lord Murugan (dio della guerra, della saggezza e della conoscenza, figlio maggiore di Shiva e Parvati e fratello di Ganesha) che si festeggia nel mese di Thai (gennaio-febbraio) nei giorni in cui la luna piena è in corrispondenza con la stella Pusam. Noi siamo arrivati nel pomeriggio, giusto in tempo per vedere la prima cerimonia della giornata: numerosi fedeli accompagnati dal suono sempre più incalzante del Dhol (tamburo indiano) e della Shehnai (tromba molto lunga utilizzata nei riti induisti), sotto la guida di alcuni Brahmani sacerdoti» della casta dei bramini che per l’occasione stanno a petto nudo e sfoggiano numerosi segni sul corpo fatti con una polvere bianca) hanno prima acceso il fuoco per la puja (rito di purificazione) e poi hanno posto sulle spalle di due Brahmani degli archi chiamati Vel  Kavadi, pesanti fino a 30 chilogrammi addobbati con piume di pavone (animale usato da Murugan come cavalcatura).

Alcuni momenti del rituale di Thaipusan (foto di Eleonora Sancisi).

Poi i Brahamani con questi archi sulle spalle hanno iniziato a compiere dei giri attorno a una costruzione rettangolare, presente in tutti i templi induisti, con varie statue di divinità sui lati, con la musica che diventava sempre più ipnotica e ritmica e seguiti da numerose donne che portavano i fuochi accesi precedentemente. A ogni giro si poteva notare come i due Brahmani entrassero sempre più in uno stato alterato, «superiore», fino a che all’ultimo giro una donna che aveva in mano un fuoco ha iniziato ad avere delle convulsioni e poi uno dei due sacerdoti è caduto a terra stremato: la nostra guida ci ha detto che erano entrati in contatto con le divinità. Alla fine di questa danza ipnotica sono stati portati i fuochi all’interno della costruzione rettangolare, i fedeli erano tutti accalcati per vedere il rito che si svolgeva all’interno, ma una tenda con la rappresentazione di Murugan copriva i gesti fatti dai sacerdoti.

È finita così la prima parte di questo folle rito a cui abbiamo avuto l’onore di partecipare. La nostra guida ci ha fatto sapere che alle 18.30 ci sarebbe stato il proseguio della celebrazione, ma prima di andare ci ha fatto assaggiare dello sweet rice (riso dolce con mele, nocciole, mandorle da mangiare caldo), servito su una foglia. Siamo quindi tornati verso le 19, con abiti più consoni (pantaloni lunghi che coprissero bene le gambe).

La seconda parte del rito

Appena tornati, abbiamo capito che quella parte del rito sarebbe stata più importante di quella a cui avevamo assistito nel pomeriggio. Le donne erano ancora più eleganti e avevano, nei capelli dei fiori bianchi che risaltavano particolarmente con il nero delle loro chiome. Gli uomini erano quasi del tutto assenti perché, come avremmo capito poco dopo, stavano arrivando in processione al tempio con dei doni per le divinità. Numerose persone presenti ci riconoscevano ed erano molto orgogliose di sapere che eravamo tornati: «siete i ragazzi di questo pomeriggio», e ci accoglievano con un grande sorriso. Eravamo i benvenuti e, anche se pochi parlavano inglese, ci facevano cenno di entrare, di osservare, di partecipare. Il tempio era in gran festa e il numero di persone era ancora maggiore rispetto al pomeriggio, da lontano sentivamo i Dhol e le Shehnai che si avvicinavano, stavano arrivando gli uomini e i Brahmani. Eravamo nel luogo sacro, ma non ancora all’interno del vero e proprio templio e lì, mentre la musica aumentava e prima che arrivasse la processione, incredibilmente è stato fatto entrare un elefante alto più di tre metri, enorme, gigante, il più grande che io avessi mai visto (gli elefanti dello Sri Lanka sono i più grandi della sottospecie di elefante asiatico). È stato quasi come vivere un’allucinazione. Non pensavo che si potessero ancora tenere gli elefanti in quel modo. La cosa più assurda e spaventosa è che aveva delle enormi catene legate al collo e alle zampe e su queste aveva dei segni, come dei tagli; il muso, la proboscide e le orecchie erano più chiare rispetto al corpo, segno che (come avevo appreso in un santuario di elefanti in Thailandia) l’animale era stressato per la situazione nella quale si trovava, che non era certo ideale per lui. L’animale è rimasto lì legato, appena dentro al luogo sacro ma fuori dal tempio vero e proprio e degli uomini hanno iniziato a portagli enormi pezzi di piante per farlo mangiare. Fuori dal tempio, ancora più grande di quello legato all’interno, aspettava, anche lui legato, un altro elefante. Era talmente grande che non sono riusciti a portarlo dentro ed è stato quindi lasciato per strada. È lì che la vera cerimonia ha avuto inizio. Sono state due ore incredibili di canti, gesti e musica ipnotica e battente.

Era talmente forte l’energia che si sentiva e talmente totalizzante tutto il contorno, che in quel momento mi sembrava di star vivendo la cosa più ovvia e normale. Mua, una donna induista, mi ha spiegato che stavano invocando gli dei e che nel corso di quelle ore avrebbero invocato, una per volta 3 divinità. Mi ha anche raccontato che in questo giorno speciale le divinità entrano in contatto con il mondo degli uomini. Dopo quasi due ore di rituali, preghiere e fuochi accesi dal capo dei Brahmani, sono stati tolti i drappi che coprivano le statue di Shiva, Ganesha, e Murugan addobbate con moltissimi fiori freschi. Le donne si sono sedute in preghiera e il sacerdote ha iniziato a donare alle statue del fuoco, dei fiori e a mostrare alle rappresentazioni, uno ad uno gli oggetti associati a Murugan come uno specchio, una bandiera, delle piume e un’ampolla contenente dell’acqua. Ha poi vestito le statue con dei panni sacri e infine tutti i Brahmani hanno offerto alle statue del fuoco. La musica era all’apice del delirio.

Le divinità erano tra di noi.

I fedeli, oramai quasi più di cinquecento, alzavano le mani giunte sopra la testa e aprendo i palmi se li portavano al viso. Questi gesti sono stati fatti numerose volte con l’intento di partecipare della conoscenza divina. Alla fine di questo rito di trance durato più di due ore, gli uomini, a petto nudo, si sono caricati sulle spalle le pesanti statue sacre che sono state portate fuori dal tempio su dei carri, precedentemente addobbati. All’esterno i fedeli erano numerosissimi, forse più di mille e tutti compartecipavano a questa processione per le strade della loro città. I due elefanti sono stati fatti avvicinare alle statue per benedirle con le loro proboscidi. Nell’induismo gli elefanti sono considerati sacri e incarnazioni di Ganesha, per questo vengono ancora utilizzati nei riti, si pensa che sia un onore per l’animale. Dopo questa benedizione i due animali sono stati vestiti uno in rosso e l’altro in blu. Con delle stoffe hanno coperto il muso, solo gli occhi erano scoperti, e con un secondo telo hanno avvolto l’animale fino alle ginocchia. Abbiamo saputo che i festeggiamenti sarebbero continuati fino alle due di notte, ma noi eravamo esausti dal rito a cui avevamo appena partecipato e troppo scossi dall’immagine di quegli elefanti, quindi abbiamo deciso di tornare nei nostri alloggi.

Noi abbiamo potuto assistere solo passivamente a questo evento. Ci scendevano le lacrime a vedere quegli elefanti con quelle pesanti catene così legati e costretti a stare in mezzo a tutto quel caos.  L’energia che sentivamo in noi era quasi incontenibile e vedere tutte quelle persone accalcate per poter partecipare a quella divina presenza ci ha lasciati senza parole, mentre, nelle ore successive ripensavamo a quel vissuto. Come ogni religione anche l’induismo ha delle parti incomprensibili per chi non è cresciuto nei suoi precetti. È stato come aprire uno spiraglio e guardare, da quello, un mondo lontano.

Tante cose non abbiamo capito e molte non le capiremo mai, eppure quello è stato un modo per scoprire la complessità e varietà del mondo. Troppo spesso siamo confinati e limitati nelle nostre routine da non riuscire a vedere quello che sta fuori dalle nostre bolle.

– Michela Venegoni

Noi abbiamo potuto assistere solo passivamente a questo evento. Ci scendevano le lacrime a vedere quegli elefanti con quelle pesanti catene così legati e costretti a stare in mezzo a tutto quel caos.  L’energia che sentivamo in noi era quasi incontenibile e vedere tutte quelle persone accalcate per poter partecipare a quella divina presenza ci ha lasciati senza parole, mentre, nelle ore successive ripensavamo a quel vissuto. Come ogni religione anche l’induismo ha delle parti incomprensibili per chi non è cresciuto nei suoi precetti. È stato come aprire uno spiraglio e guardare, da quello, un mondo lontano.

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