Isole di coerenza – Centro Sammartini a Milano: Prima porta d’accoglienza per chi non ha tetto, letto e cibo

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La B.Liver Margherita narra il Centro Sammartini, presidio del Comune di Milano per chi non ha casa. Un luogo di ascolto, inclusione e diritti, dove abitare significa vivere con e per l’altro.
Il Centro Sammartini si occupa di gestire i dormitori del Comune di Milano, di seguire le persone che vengono inserite all’interno, con lo scopo di fare un percorso che possa permettere loro, quando possibile, di essere reinserite in modo autonomo all’interno della società.

Il cuore sotto i binari: quando abitare è ascoltare l’altro

La vita contiene da sempre l’inscindibile corrispondenza dell’abitare che è venire al mondo, e il venire al mondo che è abitare. Lo stesso accade per l’uomo che viene coinvolto in quest’esperienza passiva dell’essere abitato e dell’essere abitante, ma in cui abitare è essenza stessa dell’esistenza.

La casa è il luogo in cui si sviluppa un equilibrio tra interno ed esterno, il senso della vita e della realtà; un luogo in cui scappare e rifugiarsi dalla «legge della giungla» che è il mondo.

Quando però si tratta il concetto di abitare, in particolare abitare una casa, in cui poter sviluppare la propria privacy e personalità, bisogna tener conto del fatto che c’è chi una casa non ce l’ha.

Vivere diventa vagabondare, addormentarsi su cartoni, sempre alla ricerca di posti sicuri, nell’ambiente pubblico della città. Il fatto di non avere dimora, o di averne una temporanea, implica uno stigma sociale, una difficoltà anche nel trovare lavoro, aprire un conto bancario, farsi affittare una casa, compromette la sicurezza a livello sanitario e nelle relazioni.

L’esclusione però non è visibile a tutti, ma solo a chi si vede precludere la possibilità di partecipare a una vita condivisa, in relazione alla propria individualità.

La condizione delle persone senza dimora è accomunata da diversi elementi, come povertà, assenza o insufficienza di reddito, mancanza permanente o temporanea di un lavoro, abusi e violenze subite, abbandono da parte del partner o della famiglia, problemi psichiatrici, grave malattia o indigenza di un familiare, dipendenze, carcerazioni, viaggi migratori complicati…

Un fenomeno valutato, anche dalla prospettiva degli scienziati, come un social disorder, capace di accendere paure, e il timore di ciò che non si conosce fa sì che si elevino muri. Queste persone hanno però una grande necessità di raccontarsi e di essere ascoltate.

C’è un luogo speciale, sotto la ferrovia che parte dalla Stazione Centrale, che si occupa proprio di ascoltare i bisogni delle persone che vivono in strada, si chiama «Centro Sammartini». Un ufficio del Comune di Milano cogestito dal Comune insieme a Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione e Cooperativa Spazio Aperto Servizi.

Il Centro Sammartini si occupa di gestire i dormitori del Comune di Milano, di seguire le persone che vengono inserite all’interno, con lo scopo di fare un percorso che possa permettere loro, quando possibile, di essere reinserite in modo autonomo all’interno della società. Questo è il servizio principale di molti altri: ascolto delle persone in condizioni di difficoltà, indirizzamento nei servizi di base del territorio, come le mense gratuite, le docce, i centri diurni, le consulenze legali e sanitarie… È un luogo che organizza eventi culturali per sensibilizzare la cittadinanza e il quartiere. Un ufficio che fa da collettore di tutta la vasta rete delle Unità Mobili, composte da associazioni cittadine ed enti del terzo settore che svolgono funzioni assistenziali e relazionali con le persone che vivono e dormono per strada. Collaborare con servizi, enti e associazioni è fondamentale per sostenersi a vicenda e fornire un servizio che sia più completo ed efficace possibile.

Miriam Pasqui, EQ dell’Unità Diritti e Grave Emarginazione del Comune di Milano

L’équipe di lavoro all’interno del Centro Sammartini non è composta solo da educatori, assistenti sociali e coordinatori, ma da persone che scelgono il «prossimo» per la vita. Sono operatori che con tanta pazienza, empatia e soprattutto passione hanno scelto di ascoltare tutti i giorni le persone e i loro disagi che, con gravità differenti, vanno oltre alla normale privilegiata concezione di bisogno che molti di noi hanno in mente.

Miriam Pasqui, EQ dell’Unità Diritti e Grave Emarginazione del Comune di Milano ci racconta: «Adoro l’équipe del Centro Sammartini perché è composta da tante diversità, religioni, culture, orientamenti sessuali differenti… e io credo che la diversità sia una grande ricchezza. Quindi, questa equipe giovane, appassionata è un po’ un’immagine della città, di com’è adesso la città veramente. Oltre a questo aspetto, il Centro Sammartini per me è un luogo magico, io lo dico sempre ma è vero, perché è il servizio più completo, complesso e articolato che seguo e per me è un po’ il modello per tutti gli altri servizi. È un luogo di trincea, un luogo ai confini, ai margini. Io penso sempre che i margini siano dei luoghi in cui possono accadere delle cose terribili, però possono anche esserci balzi di grande creatività. Ecco perché mi piace stare ai margini, ai margini delle cose, guardare un po’ negli anfratti, stare un po’ ai limiti, e credo che questo sia molto stimolante».

Un lavoro stimolante per il cuore, ma anche incredibilmente faticoso per chi lo svolge. «È una scelta di militanza», aggiunge Miriam Pasqui, «io credo che si debba scegliere di stare dalla parte degli ultimi, dei più deboli, dei fragili e di difenderli, e quindi di difendere i loro diritti. Allora spero sempre che il lavoro che faccio possa dare voce a queste persone che non vengono viste, non vengono ascoltate, non vengono accolte, vengono respinte. Questo mi fa superare un po’ la fatica di questo lavoro, che è tanto e complicato».

Un luogo difficile che gestisce un sistema che lo è ancora di più e che si occupa di persone in stato di grave disagio. Abitare la città vuol dire abitare assieme, siamo tutti contraddistinti da differenze, ma è la natura dello sguardo che decidiamo di avere verso l’altro il mezzo più potente per fare la differenza.

– Miriam Pasqui, EQ dell’Unità Diritti e Grave Emarginazione del Comune di Milano

” Il Centro Sammartini per me è un luogo magico, io lo dico sempre ma è vero, perché è il servizio più completo, complesso e articolato che seguo e per me è un po’ il modello per tutti gli altri servizi. È un luogo di trincea, un luogo ai confini, ai margini. Io penso sempre che i margini siano dei luoghi in cui possono accadere delle cose terribili, però possono anche esserci balzi di grande creatività. Ecco perché mi piace stare ai margini, ai margini delle cose, guardare un po’ negli anfratti, stare un po’ ai limiti, e credo che questo sia molto stimolante”.

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