Isole di coerenza – Caro algoritmo, quanto mi piaci se mi metti online

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La B.Liver Federica racconta come i social, spesso criticati, siano per lei un'isola di coerenza: spazi dove esprimersi liberamente, condividere passioni e creare legami profondi oltre le distanze.
"Oggi, come allora, l’algoritmo sa il fatto suo. Ed è proprio quest’ultimo che mi ha permesso di crearmi una rete - più matura, naturalmente - che riesco a coltivare anche al di fuori dello schermo. La mia attuale «isola» è fatta di persone sulla trentina, con le loro vite piene, i loro lavori, i loro animali domestici, le loro passioni e anche le loro fatiche". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Social media, rifugi inattesi: l’isola che non giudica

Per molti i social media sono il male del secolo. Secondo me il problema sta nel come li utilizziamo. Certo, se qualcuno ci avesse insegnato a «stare sull’internet» nel modo giusto e se ci fosse una maggiore normalizzazione – inteso proprio come norme culturali e legali sul suo utilizzo – oggi forse il mondo sarebbe un posto migliore. Più gentile, più consapevole.

Ma voglio provare a guardare l’aspetto positivo di questi piccoli grandi mondi, apparentemente frivoli e dispersivi, che invece sanno racchiudere le storie più incredibili e disparate, vite anni luce diverse dal nostro modo di essere e di fare, prospettive nuove che sanno farci riflettere e, a volte, cambiare idea e crescere.

È proprio qui che ho trovato una delle mie «isole».

Sarà che dietro uno schermo sembra tutto più semplice, eppure grazie a questi mezzi, si è risvegliata in me una già innata propensione all’espansione, all’apertura verso il nuovo, all’estroversione. Mi è stato più facile trovare persone affini con le quali condividere passioni – l’arte, la lettura, i viaggi, il buon cibo… – e sentirle più vicine a me di quanto le distanze geografiche non attestino. Vi è mai successo?

Non parlo di piattaforme più o meno «giovani» come Instagram (che ormai tanto giovane non è più), ma, per chi c’era e se le ricorda, mi riferisco a piattaforme come MySpace e Tumblr… vere e proprie isole digitali dove potevi essere chi volevi senza il peso dello sguardo altrui. Dove potevi confrontarti con persone più simili a te, rispetto ai coetanei con cui avevi a che fare in classe o nel bar sotto casa.

Per quanto mi riguarda, sono state numerose le volte in cui mi sono sentita una «sfigata» per aver trovato uno dei miei spazi proprio lì. Con il senno di poi, però, mi rendo conto di quanto fosse fondamentale per me trovare un posto neutro e neutrale in cui potermi sentire me stessa, senza maschere, senza fronzoli, senza dover fingere per piacere.

Da adolescente, sapevo di potermi rifugiare lì tornata da scuola per poter sfogare le mie frustrazioni – il 6 in matematica che non arrivava mai, l’amica che mi aveva fregato sotto il naso il ragazzo per cui avevo una cotta, le litigate da quindicenni con i genitori… Insomma, questo spazio diventava una vera e propria vetrina delle mie emozioni e, di conseguenza, avvicinava a persone che si sentivano allo stesso modo.

Oggi, come allora, l’algoritmo sa il fatto suo. Ed è proprio quest’ultimo che mi ha permesso di crearmi una rete – più matura, naturalmente – che riesco a coltivare anche al di fuori dello schermo. La mia attuale «isola» è fatta di persone sulla trentina, con le loro vite piene, i loro lavori, i loro animali domestici, le loro passioni e anche le loro fatiche.

In un mondo frammentato come quello dei nostri giorni, dove tutto scorre veloce, sapere di avere una mia isola, ovvero un luogo dove l’«Io» si trasforma in »Noi», è una grande fortuna e di questo sono grata. In un tempo che ci vuole tutti connessi ma sempre più soli, queste isole sono piccole rivoluzioni quotidiane: impariamo a coltivarle e a proteggerle.

– Federica Buonuomo

“In un mondo frammentato come quello dei nostri giorni, dove tutto scorre veloce, sapere di avere una mia isola, ovvero un luogo dove l’«Io» si trasforma in »Noi», è una grande fortuna e di questo sono grata. In un tempo che ci vuole tutti connessi ma sempre più soli, queste isole sono piccole rivoluzioni quotidiane: impariamo a coltivarle e a proteggerle.

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