Ode alla stravaganza – Puntiamo più sull’originalità che sul conformismo

Autori:
Vittoria riflette sul nostro bisogno di appartenenza, oggi legato a dinamiche sociali e non di sopravvivenza. Solo chi è davvero stravagante riesce a restare libero e critico nel pensiero.
"So bene, trovandomi in mezzo al dilemma in questione, cosa significhi voler essere anche solo percepiti in un periodo di tanta cupidigia, bramanti di attenzioni, di voler rimanere costantemente al centro". Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

La stravaganza come resistenza: pensare diverso per essere sé stessi

Noi esseri umani siamo animali con un fortissimo senso di aggregazione, che all’inizio della nostra storia, in quanto specie, è stato un elemento indispensabile ai fini della sopravvivenza, diversamente ci saremmo estinti.

Nel corso dei millenni, assieme al nostro cervello – proporzionalmente – anche tutto il resto ha subito un’evoluzione.

Adesso, per procurarci cibo non sono più necessari gli altri, è sufficiente recarsi a un qualsiasi supermercato, così come non servono decine di braccia per edificare un’abitazione, esistono i macchinari.

Questo per dire che la nostra necessità di unione si è modificata, non più per bisogni primari, ma esclusivamente per quelli psicologici.

La nostra società oggi non è composta da una serie di gruppi coesi, ma da una miriade di sottogruppi che invece sembrano esserlo.

Ognuno, nel cercare la propria unicità, si aggrappa al primo bagliore di stranezza che un altro individuo manifesta, non soffermandosi sulla propria identità e perdendo di vista i propri principi e di conseguenza la moralità, che viene del tutto smarrita.

Un processo che ci aliena da noi stessi facendoci inevitabilmente seguire una massa o più di una.

“Ci sentiamo a disagio per l’abbigliamento, l’acconciatura, il nostro corpo e – ancor più ingiusto – per un pensiero discostante dalla maggior parte: così eliminiamo e scordiamo chi siamo e cosa vogliamo diventare, per evitare di essere eliminati e scordati.”
Immagine generata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Di tale fenomeno ne è vittima soprattutto l’adolescente, che immischiato nei propri dubbi esistenziali si ritrova confuso su cosa deve, e su cosa vuole essere: la prima prevarica quasi sempre.

So bene, trovandomi in mezzo al dilemma in questione, cosa significhi voler essere anche solo percepiti in un periodo di tanta cupidigia, bramanti di attenzioni, di voler rimanere costantemente al centro.

Accettiamo così qualsiasi gruppo e membro di questo, anche se gli ideali non ci rispecchiano neanche lontanamente, diventiamo imprescindibilmente sottomessi.

Ci sentiamo a disagio per l’abbigliamento, l’acconciatura, il nostro corpo e – ancor più ingiusto – per un pensiero discostante dalla maggior parte: così eliminiamo e scordiamo chi siamo e cosa vogliamo diventare, per evitare di essere eliminati e scordati.

Ad oggi la stragrande maggioranza vuole un tatuaggio, un piercing o i capelli colorati per apparire, non rendendosi conto che in verità si rende più riconoscibile chi indossa un abito classico.

Personalmente quello che metto in atto, nonostante sia anch’esso sbagliato, è la censura; quindi, non cancellare il proprio modo di pensare, ma evitare categoricamente di esporlo per non essere succubi del giudizio.

Presumo che questo grande disagio derivi dalla comparsa dei social media, i quali hanno definito dei canoni rigidissimi che, se non vengono seguiti con precisione e quasi dedizione, conducono a una totale emarginazione perché reputati soggetti strani, dai cui stare alla larga. È il modo per cui la socialità ci viene negata, rinchiudendoci in un frustante stato di negatività.

Lo stravagante è un soggetto alquanto capace e intelligente che attraverso la propria intelligenza riesce a rendersi consapevole nel tempo e, attraverso l’osservazione di questi subdoli processi umani, è critico ma non necessariamente schematico.

La rigidità di pensiero non gli appartiene di certo, se fosse così non sarebbe riuscito a raggiungere l’unicità che lo distingue.

La stravaganza non è un tratto della personalità ma, nella sua complessità, semplicemente un modo di elaborare la vita che permette all’individuo di costruirsi la propria realtà.

Un elemento che permette di arrivare alla conclusione che la società in cui viviamo si basa sulla superficialità e sul materialismo.

Essere stravaganti dovrebbe essere la normalità per vivere finalmente in un mondo davvero libero e democratico.

– Vittoria Sirbu

“Lo stravagante è un soggetto alquanto capace e intelligente che attraverso la propria intelligenza riesce a rendersi consapevole nel tempo e, attraverso l’osservazione di questi subdoli processi umani, è critico ma non necessariamente schematico. La rigidità di pensiero non gli appartiene di certo, se fosse così non sarebbe riuscito a raggiungere l’unicità che lo distingue.

Ti è piaciuto ciò che hai letto?

Ricevi adesso l’ultimo numero del nostro mensile “Il Bullone”, uno spazio in cui i temi cardine della nostra società vengono trattati da un punto di vista “umano” e proposti come modello di ispirazione per un mondo migliore.

Ricevi ultimo Bullone
 
 
 
 

Diffondi questa storia

Iscriviti alla nostra newsletter

Newsletter (sidebar)
 
 
 
 

Potrebbe interessarti anche:

Torna in alto