Vele che accolgono: quando il mare diventa riscatto
Unione Vela Solidale promuove progetti di educazione, qualificazione e riabilitazione sociale realizzati mediante l’utilizzo della vela. È un’iniziativa che comprende venti associazioni provenienti da tutt’Italia, che si muove all’interno di aree di disagio fisico, mentale e psichico. L’unione realizza progetti di sostegno a persone di ogni età e provenienza collaborando con servizi sociali e scuole, e diffonde la cultura del mare e della navigazione come strumento educativo e inclusivo, costruendo misure di confronto e comunicazione. Le associazioni valorizzano la «diversità» e con essa le tradizioni marinare e del territorio attraverso attività culturali, sportive e turistiche, adottando il metodo della «terapia dell’avventura» per scoprire il mondo che ci circonda. Scoprire come migliorare la qualità della vita è una necessità e un diritto fondamentale.
Durante i momenti formativi riguardanti il progetto di UVS, i soci appartenenti alle diverse realtà si riuniscono al fine di migliorare le attività veliche e renderle parte integrante di percorsi di riabilitazione per i giovani con problematiche di dipendenza da sostanze, adolescenti fragili, persone con disabilità o con difficoltà relazionali e minori a rischio di emarginazione, o che hanno commesso un reato. Questi momenti radunano educatori, psicologi, operatori, personale scolastico, e volontari per imparare a direzionare i vari progetti. L’ultima formazione è avvenuta sull’isola di Procida (Napoli) dal 20 al 23 Marzo 2025; mediante questo incontro sono stati affrontati i temi della giustizia riparativa e della possibilità di cambiare rotta.

Per quanto riguarda il primo punto, s’intendeva affrontare un metodo alternativo alla giustizia penale per riparare e rigenerare il soggetto in accusa. La giustizia riparativa è un approccio che considera il reato causa di danno verso le persone, ne consegue la necessità di riparare al danno recato attraverso una condotta non-violenta che mira a rigenerare e riqualificare l’individuo. Si tratta di metodi alternativi al carcere, spesso adottati con ragazzi minorenni, al fine di riparare e conciliare il rapporto con la vittima, soprattutto perché spesso risiede in loro stessi.
Invece il secondo punto argomentava il cambiamento di visuale che è possibile adottare all’interno della società. Sentiamo spesso storie di ragazzi che hanno commesso reati simili, storie di famiglie con problematiche analoghe e social media con gli stessi contenuti indirettamente violenti. La domanda che è sorta spontanea è stata quindi: da dove deve partire il cambiamento? È possibile che il singolo cambi rotta? Le risposte sono tante quante i dubbi, ma una cosa è certa: il cambiamento è funzionale solo se sostenuto da tutti. Come può un giovane cambiare rotta se il mondo va nel verso opposto? Come può essere spronato per generare un’alternativa? Occorre che il mondo degli adulti prepari un terreno fertile che sia pronto ad accogliere nuovi germogli, senza che il freddo della società brutale in cui viviamo, li spezzi ancora una volta.
– Camilla Chiti
“Unione Vela Solidale promuove progetti di educazione, qualificazione e riabilitazione sociale realizzati mediante l’utilizzo della vela. È un’iniziativa che comprende venti associazioni provenienti da tutt’Italia, che si muove all’interno di aree di disagio fisico, mentale e psichico. L’unione realizza progetti di sostegno a persone di ogni età e provenienza collaborando con servizi sociali e scuole, e diffonde la cultura del mare e della navigazione come strumento educativo e inclusivo, costruendo misure di confronto e comunicazione“