Pensieri sconnessi – Parlare alla politica, ci vuole pazienza

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Bill narra con ironia l’incontro tra Felice e un politico grottesco, più attento alla propria spilla che al dialogo umano. Un ritratto amaro e divertente del vuoto sotto la retorica del potere.
"Felice stava rispondendo che avevano un interlocutore al Comune di Milano nella parte welfare e sostenibilità molto attento a ciò che il Bullone faceva, ma il politico lo aveva di nuovo bloccato tagliando corto: «Ma quelli sono brutti e cattivi!». Lui infatti indossava un’altra casacca politica, tinta di verde con uno stemma al bavero con un antico soldato con cotta, scudo e spada sguainata al cielo, di cui sembrava andare talmente fiero che ogni tanto s’imbambolava con aria lasciva e uggiolava socchiudendo gli occhi, dando dei secchi e ripetuti colpetti di bacino mentre guardava con intimo trasporto la spilletta." Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

La spilla magica e l’ego monumentale

Felice Angeloni aveva conosciuto una persona importante del mondo politico: Eros degli Asinelli: «Segretario Particolare del Ministro», recitava il suo biglietto; era successo per una curiosa coincidenza in cui un suo amico presentava un’iniziativa sui libri e sul territorio, molto originale e speciale.

Felice aveva avuto modo di parlare del Bullone e quindi successivamente aveva provato a fare due parole con il personaggio politico, anche se, come spesso accadeva con quegli straordinari personaggi, aveva ricevuto l’impressione, un po’ destabilizzante, di non essere adeguato a una statura umana monumentale.

Infatti, era stato un «dialogo» stupefacente. Il politico dopo una domanda iniziale non l’aveva più guardato in faccia frugando ossessivamente dentro al telefonino. Felice non capiva cosa cercasse: «Forse vuole sapere chi sono o forse consulta il nostro sito…», aveva pensato senza intuirne la ragione, visto che lui era lì in carne e ossa e stava parlando.

Poi il Degli Asinelli l’aveva interrotto bruscamente chiedendo: «Avete mai avuto a che fare con il Comune, la Provincia o il Governo?». Felice stava rispondendo che avevano un interlocutore al Comune di Milano nella parte welfare e sostenibilità molto attento a ciò che il Bullone faceva, ma il politico lo aveva di nuovo bloccato tagliando corto: «Ma quelli sono brutti e cattivi!». Lui infatti indossava un’altra casacca politica, tinta di verde con uno stemma al bavero con un antico soldato con cotta, scudo e spada sguainata al cielo, di cui sembrava andare talmente fiero che ogni tanto s’imbambolava con aria lasciva e uggiolava socchiudendo gli occhi, dando dei secchi e ripetuti colpetti di bacino mentre guardava con intimo trasporto la spilletta. Avrà avuto una mezza dozzina di orgasmetti nel raggio di una manciata di minuti e Felice, davvero toccato, aveva pensato che doveva avere degli antenati Carlini. Forse anche loro dal pelo verde.

Infine, dopo un paio di minuti di quell’ascolto asincrono, aveva iniziato a monologare e non aveva più smesso, raccontando straordinarie iniziative, stupefacente attivismo sociale e progetti con impatto rivoluzionario sulla società dei giovani…

Poi si era bloccato di colpo dicendo che doveva scappare: la spilla si stava scaricando del suo potere magico e doveva ricaricarla di feromoni. Non poteva stare a lungo senza quella fonte di bellezza e godimento e il suo DNA prealpino ne risentiva.

«Che uomo straordinario, così dedito alla causa e allo stemma!», aveva pensato Felice, sorridendogli con l’accordo che si sarebbero sentiti a breve.

Detto ciò, gli aveva mandato un sms (Felice non aveva whatsapp) e aveva atteso. Non ricevendo nulla, dopo una decina di giorni aveva mandato una mail in cui chiedeva, come d’accordo, un incontro e la possibilità di farlo intervistare dai ragazzi del Bullone.

Di nuovo nessuna risposta.

Felice se lo immaginava sdraiato stremato sul letto, in slip, imperlato di uno splendido sudore padano a osservare la spilla magica che gl’ispirava praterie di vergini e fantastici amplessi con programmi scolastici onanistici. Decise quindi di attendere ancora qualche giorno sperando che la maestosa personalità politica si riprendesse dalle fatiche psicofisiche, cercando di pensare a come «interessarlo», coinvolgendolo con argomenti che potessero arrivare alla sua sconfinata altezza etica.

Alla prossima puntata…

– Bill Niada

Poi il Degli Asinelli l’aveva interrotto bruscamente chiedendo: «Avete mai avuto a che fare con il Comune, la Provincia o il Governo?». Felice stava rispondendo che avevano un interlocutore al Comune di Milano nella parte welfare e sostenibilità molto attento a ciò che il Bullone faceva, ma il politico lo aveva di nuovo bloccato tagliando corto: «Ma quelli sono brutti e cattivi!».”

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