Disuguaglianza – Triennale Milano: nella città cresce la disparità, c’è chi non può più viverci

La B.Liver Fiamma riflette sulla 24ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano, dove “Inequalities” diventa una scossa sensoriale e intellettuale contro l’indifferenza e la deriva dell’umanità contemporanea.
Fiamma racconta la mostra “Inequalities” come un'esperienza sensoriale e intellettuale, capace di scuotere coscienze e restituire profondità all’essere umano.

Ritrovare i sensi, smarrirsi nel mondo: il potere di “Inequalities” a Triennale Milano

Ho sempre immaginato – forse ingenuamente – che il termine «sensibilizzare» fosse per lo più rivolto all’intelletto, come un messaggio forte che potesse adeguatamente incollarsi alle sinapsi in modo tale da generare un pensiero critico. Uscendo dalla 24esima Esposizione Internazionale di Triennale Milano, mi sono accorta, in realtà, che la sensibilizzazione di un tema conduce al germoglio di una domanda che ha radici molto più in profondità: quando abbiamo perso i sensi?

Non parlo di uno svenimento, delle vertigini, della nausea, della visione offuscata, no. Non parlo di pallore e ronzio alle orecchie. Parlo proprio dei nostri sensi. In quale remoto angolo del mondo Occidentale li abbiamo reclusi? Il gusto è diventato una moda da reality show, lo sguardo è limitato a un orizzonte occhio-smartphone; l’udito è circoscritto alle cuffie bluetooth, le mani sono ormai più linde di quelle di Pilato.

E se volessimo allargare lo spettro sensoriale dai cinque sensi che tutti conosciamo, ai dodici Steineriani (che comprendono, tra gli altri, il senso del mondo esterno, quello della conoscenza e della parola, dell’equilibrio e della vita) di certo la situazione non migliorerebbe. Con un lento processo di disinteresse e assuefazione, ci stiamo trasformando in… tartarughe tecnologiche. Veloci con la tastiera, posseduti da una frenesia da iper-connessione continua, ma sempre pronti a rintanarci nel nostro piccolo spazio vitale, sicuro e coriaceo.

Alcune fotografie delle installazioni della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities alla Triennale Milano.

La 24esima Esposizione Internazionale di Triennale Milano – che porta un titolo tanto limpido quanto duro, Inequalities – è una preziosa occasione per tornare umani. Con 10 mostre, 8 progetti speciali e 20 partecipazioni internazionali, il messaggio arriva chiaro: qualcosa non sta andando per il verso giusto. Esprimono già bene questo concetto le parole di Stefano Boeri, Commissario generale di questa 24esima Esposizione Internazionale, che sui pannelli d’ingresso recitano così:

«Nasciamo diseguali. Tutti noi. Tra di noi. Non solo per i geni che ereditiamo, ma per la famiglia, il luogo, la parte del mondo in cui veniamo alla luce. Le disuguaglianze e le differenze segnano fin dall’inizio la vita di ciascuno di noi. […] Per sei mesi, in Triennale, parleremo di disuguaglianze. Lo faremo grazie a una serie di esposizioni che mostreranno come ricchezze immense siano oggi nelle mani di un pugno di individui. E di come oggi nascere poveri sia una condizione irreversibile per milioni e milioni di abitanti del pianeta».

Il verso sbagliato non riguarda solo il binomio ricchezza-povertà, anzi. Riguarda i conflitti geopolitici di guerra aperta o di violenza ad alta intensità, riguarda l’architettura nella sua interezza e complessità, dalla scala urbana a quella domestica, riguarda i sistemi di istruzione, il benessere e la qualità dell’aria, l’inclusione e la parità di genere. Mettere insieme in un’Esposizione Internazionale questa varietà e complessità di contenuti è un’opera che lascia letteralmente senza fiato. Un po’ anche senza energie, per la complessità delle tematiche affrontate, ma di certo con la fame e la volontà di tornarci e ritornarci a più e più riprese, per assimilare ogni volta un’informazione differente.

Alcune fotografie delle installazioni della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities alla Triennale Milano.

«Quando la storia accelera», recita uno dei pannelli informativi, «torna il bisogno della geografia come strumento per alimentare la conoscenza». E non solo la geografia, aggiungo io. Torna il bisogno di complessità, di interrelazione, di multidisciplinarità e di… sensibilità.
«Esplorare realtà sorprendenti», continua il medesimo pannello, «consente di sconfiggere tabù e pregiudizi, apre spazi imprevisti al sapere e genera nuove opportunità. Ma per riuscire serve il motore più vitale di ogni tempo: il libero arbitrio, al quale bisogna ricorrere per avere il coraggio di osare».

La 24esima Esposizione Internazionale di Triennale Milano è una mareggiata che rimette in ordine i pensieri dopo averli sciaguattati e rimescolati con energia; è un affacciarsi sul Mondo per un momento, lo sguardo attento e l’orecchio teso, lo stomaco pronto ad ascoltare con la medesima attenzione del cervello, per assimilare, assorbire, sentire.

«Cos’altro sono le città, se non le persone?», si domandava William Shakespeare.
«Da una parte sta il terreno edificato, dall’altra il modo in cui la gente abita e vive», risponde (secoli dopo) Richard Sennet. A differenza dei secoli scorsi, quando le città rappresentavano spazi di possibilità dove le disuguaglianze si accorciavano, viviamo oggi una situazione in cui è proprio nei contesti urbani che le Inequalities crescono più rapidamente e in modo sempre più evidente.

Potremmo definirlo un «bug urbano».
Un errore di sistema evolutivo in cui il più forte vince (e compra), mentre il più povero perde (e soccombe).

D’altronde, il pensiero è tristemente lineare: siamo scesi dagli alberi, abbiamo iniziato ad abitare le grotte, poi abbiamo deciso di uscire dalle grotte e di iniziare a costruire la nostra stessa grotta – benvenuta architettura! – senza però adattarci noi al mondo, ma cercando di forzare il mondo perché lui si adattasse a noi.
Inutile dire che non ha funzionato.

Dobbiamo darci per vinti? Assolutamente no.
Dobbiamo però prendere al più presto consapevolezza del nodo (geografico, storico, sociale, economico) dentro cui ci troviamo legati e iniziare a muoverci perché questi lacci non si stringano al collo dell’umanità – o di una parte di essa – alimentando rancori e conflitti.

Credo fortemente che la 24esima Esposizione Internazionale di Triennale Milano dovrebbe essere un libro di testo obbligatorio in tutti gli istituti scolastici, a tutte le età, e mi fa tornare a casa con due considerazioni (per ora).

La prima è che, oltre a un libro di testo, Inequalities dovrebbe essere trasformata in un programma europeo di Erasmus, che obblighi (sì, obblighi) le giovani generazioni a mettersi a confronto con un Mondo molto più ampio di quello che abitiamo tutti i giorni, prestando servizio di volontariato per almeno sei mesi in onlus e associazioni no-profit sparse per il globo. Un’occasione per fare interferenza con le proprie certezze, alimentare le domande e consolidare il proprio libero arbitrio, che porterebbe nuovo ossigeno a sensi e intelletto.

La seconda considerazione è più legata a un’inversione di rotta e a un grande quesito:
con un bagaglio di consapevolezza, curiosità mista a conoscenza, tutti i sensi radunati insieme, in questo nostro mondo contemporaneo sempre in affanno, come si fa – nella pratica quotidiana – a stare dalla parte della soluzione, e non del problema?

– Fiamma C. Invernizzi

La 24esima Esposizione Internazionale di Triennale Milano – che porta un titolo tanto limpido quanto duro, Inequalities – è una preziosa occasione per tornare umani. Con 10 mostre, 8 progetti speciali e 20 partecipazioni internazionali, il messaggio arriva chiaro: qualcosa non sta andando per il verso giusto.”

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