Curiosità – Opera d’arte: mi perdo nel capire e pensare

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La B.Liver Lisa ha sempre vissuto in ascolto, fino a perdere se stessa. Durante una mostra d’arte contemporanea, inizia a percepire i pensieri degli altri, sancendo l’inizio di un’introspezione profonda.
"Al tempo stavo visitando una mostra. Si trattava di rivisitazioni di dipinti famosi. Insomma, arte moderna. Ricordo di essermi piazzata a quattro metri da una «Gioconda» con ombretto e labbra strette pronta a farsi un selfie. Non mi passava nessun parere per l’anticamera del cervello. Perlomeno, non mio". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Oltre il troppo: quando l’ascolto diventa annullamento

Mi sono sempre dedicata all’ascolto. Vivevo con le orecchie tese e il cuore aperto verso il mondo. Volevo capirlo. Fin troppo, forse.

A dire il vero, ho sempre detestato la parola «troppo»: ambigua, soggettiva, quasi inutile, priva di senso. «Troppo» delimita un proprio confine, il confine tra ciò che io chiamavo Curiosità e l’annullarsi. Annullarsi è un rischio che nessuno dovrebbe essere disposto ad affrontare. Mi chiedevo che cosa provassero gli altri, le ragioni delle loro azioni, come fosse il mondo ai loro occhi. La solita curiosità bambinesca: voler capire come funzionano le cose.

Per me era un voler capire come funzionava la testa delle persone. Ne analizzavo i comportamenti e i possibili pensieri tenendo conto perfino delle loro sensazioni. Vivevo confronti con i miei cari domandandomi come mai nel profondo avessero quella precisa idea, emozione, e se dipendesse da altro. Nello scorgere tristezza o malessere in giro, mi chiedevo in base a sguardo, postura, eventuali lacrime, se io potessi fare qualcosa e a cosa potesse essere collegato.

Accadde così. Mi aveva sempre affascinata come concetto nel mondo fiction, ma non pensavo fosse effettivamente possibile.

“Ci spostammo tutti verso l’opera successiva: un pannello bianco e una sola parola al centro. «Domanda». Probabilmente un invito a sforzarsi di crearne di proprie, e così fu. «E questa dovrebbe essere un’opera d’arte?», si chiese la vecchia. «È un test?» domandò la ragazza indispettita. «Con questo, il creatore voleva sottolineare quanto l’arte possa e debba essere soggettiva?»”
Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Al tempo stavo visitando una mostra. Si trattava di rivisitazioni di dipinti famosi. Insomma, arte moderna. Ricordo di essermi piazzata a quattro metri da una «Gioconda» con ombretto e labbra strette pronta a farsi un selfie. Non mi passava nessun parere per l’anticamera del cervello. Perlomeno, non mio. «Sempre a rovinare le opere d’arte questi giovani», fu il primo pensiero altrui a balenarmi in testa.

Credevo fosse frutto della mia immaginazione, fin quando non mi sono spostata verso la fonte. Era una donna sulla settantina. Una lieve gobba all’altezza delle spalle, a loro volta coperte da una pelliccia di camoscio. «Appunto, sempre a pensare alle apparenze», insistette lanciando un’occhiataccia alla ragazza accanto a lei. In mano aveva il telefono a mo’ di selfie, con l’espressione simile alla strana Gioconda. Indossava pantaloncini cortissimi e una magliettina che raggiungeva appena l’ultima costola. «Finalmente qualcosa di istagrammabile» pensò sbuffando, tirandosi ancor più su il bordo degli shorts. Un giovane uomo, poco lontano da loro, sembrava avere l’abilità di estraniarsi dal mondo. Osservava ogni dettaglio, chiedendosi con quale tecnica potesse ricrearlo e come fosse stato fatto, chi avesse partorito l’idea e in che determinato momento della propria vita; domandandosi che messaggio volesse portare l’artista e che messaggio stava arrivando a lui.

Ci spostammo tutti verso l’opera successiva: un pannello bianco e una sola parola al centro. «Domanda». Probabilmente un invito a sforzarsi di crearne di proprie, e così fu. «E questa dovrebbe essere un’opera d’arte?», si chiese la vecchia. «È un test?» domandò la ragazza indispettita. «Con questo, il creatore voleva sottolineare quanto l’arte possa e debba essere soggettiva?», osservò il giovane uomo. Ancora una volta, non riuscivo ad avere domande che partissero da me. Conoscendomi, sarebbero state comunque riferite a domande che credevo di vedere dipinte sul viso degli altri. Come se l’eccessiva attenzione verso l’opinione altrui mi impedisse di averne una mia. Come se l’eccessiva attenzione verso la vita altrui mi impedisse di crearne una mia.

– Lisa Roffeni

“Non riuscivo ad avere domande che partissero da me. Conoscendomi, sarebbero state comunque riferite a domande che credevo di vedere dipinte sul viso degli altri. Come se l’eccessiva attenzione verso l’opinione altrui mi impedisse di averne una mia. Come se l’eccessiva attenzione verso la vita altrui mi impedisse di crearne una mia.”

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