Ci sono: il giorno in cui, con la curiosità, ho ridipinto me stessa
Caldo da togliere il fiato.
Dall’angolino che mi sono ritagliata nella vecchia soffitta vedo i tetti della città, l’aria di fuoco sfuma i contorni.
Cosa mi sia passato per la testa in questo giorno rovente di luglio è difficile da spiegare. Il tempo che passa, quello deve essere.
E i colori che danno allegria, un po’ come i fiori che cerco di non far appassire sul terrazzo assolato, come la frutta fresca che mi disseta d’estate, la caraffa con la limonata e i pomodori che rosseggiano nel piatto a pranzo.
Deve aver a che fare con l’esplorare, con lo spalancare gli occhi davanti alla meraviglia della vita, dal voler vivere da dentro.
Rassicurarsi che il mio lato bambino esista e insista.
Sono sempre stata curiosa, mi incanto ad ascoltare chi mi racconta storie, davanti a un quadro, mi rapisce la musica. E cerco di imparare da sempre, con una fame di cose nuove e belle che mi riempiono.
Come i libri che leggo, come la salita che mi toglie il fiato e il panorama che mi inebria all’arrivo.

Dall’angolino che mi sono ritagliata nella vecchia soffitta vedo i tetti della città, l’aria di fuoco sfuma i contorni.
Cosa mi sia passato per la testa in questo giorno rovente di luglio è difficile da spiegare. Il tempo che passa, quello deve essere.
E i colori che danno allegria, un po’ come i fiori che cerco di non far appassire sul terrazzo assolato, come la frutta fresca che mi disseta d’estate, la caraffa con la limonata e i pomodori che rosseggiano nel piatto a pranzo.”
Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.
Le chiacchere davanti a un caffè, le telefonate e i messaggi con le persone che sanno di buono, gli incontri che cambiano la tua prospettiva, le sfide da raccogliere adesso che gli anni sono passati e qualcosa ti rimane da fare.
Decido.
Scendo, e sotto il sole a picco mi fiondo nel negozio a comprare l’occorrente. È urgente, non l’ho mai fatto: una cosa nuova.
Affronto le scale quasi volando, salendo i gradini, arrampicandomi con il mio bottino, con il progetto in testa e nessuna idea pratica per realizzarlo.
Inizio, faccio partire la playlist, cuffiette…
Prendo il pennello e riesco a far cadere il barattolo di vernice che gocciola sul giornale steso a terra.
I capelli mi infastidiscono, li raccolgo noncurante del colore sulle mani e rido: sembro un capo indiano sporca così, viso, capelli. La solita.
Con le mani non sono mai riuscita a combinare nulla, oggi faccio scorrere tutto.
Tolgo i cassetti, levo i pomelli, metto a gambe all’aria la vecchissima consolle che da anni mi attrae.
Carta abrasiva, anzi no, carta vetrata, così si chiama.
Inizio a togliere con foga uno strato, poi due. Tolgo e poi dipingo, una mano e poi due.
Bianco, pulito. Sopra metto due cornici, nelle cornici le mie foto da ragazza.
Dalla finestrella sui tetti è esploso il tramonto, grondo di colore e fatica. Mi sorrido: ci sono.
– Monica Nalin
“Inizio a togliere con foga uno strato, poi due. Tolgo e poi dipingo, una mano e poi due.
Bianco, pulito. Sopra metto due cornici, nelle cornici le mie foto da ragazza. Dalla finestrella sui tetti è esploso il tramonto, grondo di colore e fatica. Mi sorrido: ci sono..“